Cosa successe alle vittime dell’eruzione del Vesuvio

Un gruppo della Federico II di Napoli individua cosa è avvenuto nei corpi delle vittime al momento della morte: i tessuti e i fluidi corporei si sono vaporizzati e la calotta cranica è esplosa

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Torniamo a quasi due millenni fa, al 79 d.C.: una data storica, purtroppo tragica, che ha visto il Vesuvio protagonista con un’eruzione dalla portata catastrofica, durata due giorni. Si tratta del più forte evento eruttivo mai registrato nella zona, che ha distrutto Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis. In due giorni, le vittime sono state numerose (più di 300 quelle rintracciate solo ad Ercolano), bruciate all’istante – molte sono ancora visibili attraverso i caratteristici calchi in gesso, una testimonianza del drammatico evento. Oggi un gruppo di ricerca tutto italiano, guidato dall’Università degli studi di Napoli Federico II, ha approfondito cosa è successo a livello fisiologico nei corpi delle vittime, al momento della morte, trovando nuovi elementi che si manifestano in caso di un evento estremo come quello di un’eruzione vulcanica. I risultati sono pubblicati su Plos One.

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