L’ittiosauro aveva denti come sassi: così conquistò i mari

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(Creditds: Tyler Scheviak on Unsplash)

Dimmi che denti hai e ti dirò chi sei. Sì, anche la dentatura può aiutare a capire il comportamento e gli stili di vita degli animali, compresi quelli preistorici. Così, per esempio, sappiamo oggi che il cartorinco (Cartorhynchus lenticarpus) mangiava frutti di mare: grazie a denti duri come ciottoli riusciva a frantumare gusci di lumache e molluschi. Un’arma vincente, che permise a questi rettili marini di conquistare gli ambienti acquatici dopo la grande estinzione del Permiano. Lo suggerisce lo studio pubblicato da Olivier Rieppel e colleghi su Scientific Reports, che ha fatto luce sulla dentatura dell’unico Catorhynchus lenticarpus mai rivenuto, uno dei primi ittiosauri, rettili marini appunto, ormai estinti.

Ittiosauri, tante e diverse creature marine

Circa 252 milioni di anni fa, tra il Permiano e il Triassico, l’attività vulcanica e i cambiamenti climatici provocarono un’ecatombe – la Grande Moria o estinzione di massa del Permiano – che spazzò via la maggior parte delle specie marine e terrestri. Rieppel è convinto che i primi rettili marini – da non confondere con i dinosauri acquatici – sarebbero entrati in mare solo dopo questa estinzione di massa. Ed è proprio questa circostanza a rendere gli ittiosauri così interessanti ai suoi occhi: possono fornire indizi su come si sia ripresa la vita in acqua visto che “il biota marino era quasi vuoto e pronto per essere ricolonizzato”, come dice Rieppel.

Cosa che riuscì molto bene al Cartorhynchus lenticarpus, uno dei primi ittiosauri mai scoperti. Lungo più o meno trenta centimetri, questo piccolo rettile aveva articolazioni del polso flessibili che gli consentivano di uscire dall’acqua e muoversi sulla terra ferma come una foca. Da questo animale si sarebbero poi sviluppati gli ittiosauri con musi allungati, denti aguzzi e corpi slanciati come delfini, stili di vita completamente diversi. “Gli ittiosauri diventarono creature da mare aperto – precisa infatti Rieppel – mentre le specie più piccole come i Cartorhynchus probabilmente vivevano più vicino alla riva, cibandosi degli invertebrati presenti sul fondale marino”.

Denti per sgranocchiare conchiglie

Ma cosa permise al cartorinco di conquistare quelle acque spopolate? In un precedente studio i ricercatori avevano ipotizzato che il Cartorhynchus non avesse dentatura e si nutrisse aspirando all’interno della propria bocca le poche prede in circolazione. Poi però gli scienziati hanno trovato dei denti in una parte nascosta del cranio. Utilizzando la scansione tomografica computerizzata – una specie di TAC per riprodurre immagini in sezione e tridimensionali senza danneggiare il fossile – i ricercatori hanno scoperto si trattava di denti dalla forma insolita, simile a quella di un ciottolo.

I denti rotondeggianti erano situati nella parte posteriore della bocca, più o meno dove sono i nostri molari, e probabilmente venivano utilizzati per schiacciare piccoli molluschi a guscio duro, come lumache, cozze e vongole.

Ricorstuzione 3D della postura mandibolare del cartorinco (Cartorhynchus lenticarpus): (a) la mandibola vista dall’alto, (b) mandibola e mascella (in blu) da visione laterale, (c) l’occlusione mascellare vista di fronte (d) e da interno-retro. La scala corrisponde a 1 cm. (Credits: Ryosuke Motani et al.)

Denti diversi per ittiosauri diversi

Dopo questa scoperta i ricercatori hanno confrontato i denti di varie specie di ittiosauri, rendendosi conto che questa caratteristica – i denti a ciottolo- era presente anche in altre specie ma non in tutte, visto che altri ittiosauri avevano denti a cono. Pertanto è possibile che il tratto si sia evoluto indipendentemente da un progenitore comune.

La forma dei denti diventa fondamentale per indicare quale ruolo le diverse specie di ittiosauri occupassero all’interno dell’ecosistema e in quale habitat vivessero. Non è comunque da escludere che lo sviluppo di denti arrotondati in così tante specie di ittiosauri, come il Cartorhynchus, sia stato favorito dalla rapida crescita della popolazione di prede a guscio duro di quel periodo.“I fossili sono gli indizi di come era fatto il mondo tanto tempo fa”, conclude Rieppel. “Capendo come si sono evoluti gli ittiosauri, riusciamo anche a comprendere come si è ripresa la vita dopo l’estinzione, una lezione importante anche oggigiorno”.

Riferimenti: Scientific Reports

Credits immagine di copertina: Tyler Scheviak on Unsplash