EuroCold, il laboratorio più freddo d’Europa

Nei sotterranei dell’Università di Milano-Bicocca c’è un caveau blindato di 600 metri quadri che conserva un tesoro di ghiaccio. Sono le cosiddetta carote, cioè cilindri di 8-10 centimetri prelevati dai ghiacciai in varie spedizioni che hanno visto la ricerca italiana in prima fila: da quelle sulle Alpi a quelle in Antartide. Per entrare nel caveau bisogna munirsi di buone tute termiche, perché lì la temperatura arriva a 50 gradi sotto zero. Lo sforzo economico per realizzare questo speciale freezer, EuroCold (European Cold Laboratory Facilities), è stato notevole – un milione di euro, che arrivano per i due terzi dal Miur e dai finanziamenti europei, e per un terzo dall’università stessa – ma grazie ad esso oggi l’Italia è l’unico paese in Europa in grado di conservare e studiare il ghiaccio polare a una temperatura così bassa. E cioè nelle condizioni migliori, senza il pericolo che si degradi e che le informazioni in esso contenute vadano perse. I campioni di ghiaccio, infatti, sono unici.

Il laboratorio, diretto da Valter Maggi, docente di Climatologia e vincitore nel 2007 del Premio Cartesio (vedi Galileo, “Un quartetto italiano a Bruxelles“), è stato messo in piedi in tre anni ed è stato ufficialmente inaugurato lo scorso 15 maggio presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra. Si sviluppa in tre ambienti connessi tra di loro: uno per lo stoccaggio provvisorio dei campioni di ghiaccio a -30, la camera fredda per gli esperimenti (quella che, come detto, può arrivare a -50) e due camere bianche, a contaminazione controllata (a -25 e +20). Questi spazi non serviranno solo la ricerca nostrana, ma ospiteranno altri gruppi da tutto il mondo. L’unico altro laboratorio di glaciologia europeo in grado di raggiungere questa temperatura, infatti, si trovava in Francia, ma è stato dismesso.

Nello studio del ghiaccio, L’Italia ha una lunga tradizione. EuroCold è lo sviluppo di un progetto ventennale, cominciato nei luoghi oggi occupati dalla Bicocca con un laboratorio sul cambiamento climatico globale. Quando si fanno i carotaggi nei ghiacciai, più si va in profondità e più si va indietro nel tempo. Quello che viene recuperato – la carota – è quindi una sorta di banca dati del passato. L’Italia conserva molto di questo patrimonio, come i campioni della spedizione Epica (European Program Ice Coring in Antarctica, vedi Galileo, “L’altalena dei poli”), che ha raggiunto i 3.300 metri di profondità, corrispondenti a oltre 820mila anni di storia dell’ambiente. Si tratta del ghiaccio più antico mai estratto. “Il ghiaccio è un archivio eccezionale, in grado di conservare tantissime informazioni, dalle polveri sottili ai gas dell’atmosfera”, spiega Maggi: “Possiamo quindi misurare o ricavare importanti parametri, come la temperatura, gli elementi e i composti chimici maggiori, in traccia o ultratraccia, gas serra, isotopi stabili e instabili, materiali di origine cosmogenica come i micrometeoriti”.

Oggi EuroCold contiene più di tremila metri (lineari) di carote. Oltre che da Epica, che sta ricostruendo le variazioni climatiche registrate nell’Antartico Orientale, campioni vengono dal progetto Taldice (vedi Galileo, “SoS Antartide“), per le ricostrzioni paleoclimatiche nel settore del Pacifico Orientale, e da NextData, sulle variazioni ambientali dell’ultimo secolo alle medie latitudini. Per quanto riguarda le Alpi, le carote vengono dalle spedizioni sul Colle del Lys sul Monte Rosa, usate attualmente nel progetto AlpClim (vedi Galileo, “Così il Monte Rosa racconta il clima).

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