Uomini e formiche, così nasce l’ eusocialità

eusocialità
(Foto: MD_JERRY on Unsplash)

E’ il livello più alto di organizzazione sociale che si verifica in alcune specie animali: parliamo dell’eusocialità, sviluppata sulla Terra attraverso grandi transizioni che hanno orientato in maniera determinante lo sviluppo e la sopravvivenza di alcune specie animali. Edward O.Wilson, uno dei più noti naturalisti al mondo, ripercorre in questo volume le tappe evolutive che hanno portato alla prevalenza di specie sociali: quelle in cui gli individui sono capaci di formare gruppi che cooperano tra loro trascurando, talvolta, i vantaggi personali. Il marchio distintivo dell’eusocialità è dato dalla presenza di caste di individui lavoratori anatomicamente distinti, come avviene tra le formiche, le termiti, le api ma anche tra altre specie di insetti, e ancora tra i gamberetti, tra alcune specie di ragni, tra alcune comunità di uccelli e nella specie umana.

Secondo Wilson l’eusocialità è una conquista evolutiva che ha avuto bisogno di tutta la storia della vita per affermarsi e ne ha individuato sei momenti fondamentali. La storia biologica, infatti, prende avvio dall’origine della vita, dovuta all’assemblaggio di molecole presenti nel mare primordiale che si organizzarono a formare i primi Archea, sistemi in grado di duplicarsi. Iniziò così la progressiva organizzazione della materia vivente, avvenuta attraverso l’associazione di individui semplici analoghi agli odierni procarioti, che hanno formato strutture via via più complesse. La seconda transizione portò all’assemblaggio di questi sistemi semplici nella formazione delle cellule eucariote: la prima ripartizione cellulare del lavoro tra parti della cellula portò allo sviluppo di organismi più complessi. Successivamente il sesso, lo scambio regolare e controllato del DNA, produsse una maggior variabilità tra gli individui e un maggior adattamento all’ambiente. Poi, dall’assemblaggio delle cellule eucariote e dalla ulteriore distribuzione delle funzioni ebbero origine gli organismi pluricellulari. La quinta transizione fu la formazione di gruppi eusociali, con un alto livello di cooperazione reciproca e un alto livello di altruismo. In questi gruppi, caratterizzati dalla divisione sociale del lavoro, alcuni individui – gli altruisti- si riproducevano meno di altri; inoltre era sviluppata la selezione parentale, per cui ogni individuo promuoveva la sopravvivenza dei parenti e non solo dei propri figli. La sesta e ultima transizione riguardò l’invenzione del linguaggio, che generò storie, miti e racconti capaci di rendere più coese le comunità di individui.

Edward O.Wilson

Le origini profonde delle società umane

Raffallo Cortina Editore, 2020

pp. 134, € 15,00

La ricerca di Wilson si concentra sullo sviluppo dell’altruismo nel contesto della selezione naturale. In ognuna delle transizioni indicate, l’altruismo a livello inferiore consente di raggiungere un livello superiore. I sistemi biologici, dice infatti Wilson, hanno la tendenza a dividersi in gruppi semi indipendenti che collaborano tra loro; ciascuno è utile a tutto il gruppo ed è eventualmente capace di sacrificare ad esso “interessi” soggettivi come, ad esempio, la facoltà di riprodursi.

Secondo diversi studi, la transizione da specie individualiste a specie eusociali avviene per tappe che si susseguono nel tempo e potenziano la cooperazione nelle comunità. Ad esempio le vespe, all’inizio del Cretaceo (200-250.000 anni fa) riconoscevano le prede, le pungevano, vi deponevano le uova e le abbandonavano. In ere successive, le madri portavano la preda paralizzata in un nido costruito appositamente; in seguito gruppi ancora più specializzati continuavano a rifornire le larve di prede fresche, fino a che in altre comunità, antenate delle vespe attuali, madri e figli rimanevano insieme dando origine a colonie.

Le basi genetiche della selezione di gruppo sono documentate da Wilson a proposito della comunità umana, dove sono individuati sistemi genetici che promuovono l’interazione di individui all’interno di gruppi non competitivi capaci di dividersi e distribuire il lavoro. Il fuoco, i cibi cotti, l’alimentazione a base di carne e i racconti degli anziani hanno via via cementato le comunità superando le competizioni interne spesso violente. Le prove più forti della eusocietà umana attuale, sostiene Wilson, sono l’esistenza della casta delle nonne-aiutanti che dopo la menopausa lavorano per la comunità, la casta di coloro che per svolgere professioni utili alla società ostacolano la loro capacità riproduttiva, e la propensione per l’omosessualità, “che ha in parte basi genetiche e sembra offrire benefici ulteriori ai parenti ed ai gruppi più vasti favorendo la sopravvivenza dei geni del gruppo”. (pag. 61).

Desta perplessità, a mio parere, parlare di altruismo e di egoismo fin dal livello molecolare e cellulare, perché siamo abituati ad attribuire questi termini ad atteggiamenti di consapevolezza e di scelta. Contrariamente a quanto Wilson afferma, sembra che anche la selezione naturale non favorisca particolarmente l’eusocialità, visto che anche nel milione di specie note di insetti quelle eusociali rappresentano una piccola percentuale e sono noti solo diciassette casi di evoluzione indipendente di questo carattere tra tutte le specie animali, comprese quella umana e quella delle termiti. Sembra tuttavia che l’eusocialità di queste due specie non sia proprio confrontabile: tra le termiti, individui specializzati dedicano il loro tempo alla cura dei piccoli proteggendoli dai pericoli mentre il lavoro riproduttivo è totalmente affidato ad altri individui con questo compito specifico. Nella società umana, aggressività, violenza e prepotenza (maschile ma non solo) sono talmente sviluppati da rappresentare – forse – un istinto adattativo nella nostra specie. Wilson vede il formicaio come un super organismo in cui, grazie alla eusocialità obbligata, la capacità di riprodursi dell’operaia si perde nel genoma complessivo. E non si può non notare come anche questo rappresenti una notevole sostanziale differenza tra le due strutture sociali.

Credits immagine: MD_JERRY on Unsplash

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