Cosa sappiamo del fungo che ha messo in allerta gli Stati Uniti

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(Foto via Pixabay)

Una nuova infezione pericolosa e molto resistente alle terapie, causata dal fungo Candida auris, ha colpito, a partire dal 2013, circa 50 pazienti ricoverati in ospedale, di cui ben 44 negli Stati Uniti. 17 dei pazienti colpiti negli Usa sono deceduti, anche se non si può stabilire a tutt’oggi se vi è un rapporto diretto fra linfezione e il decesso di pazienti, che erano già ricoverati per altre ragioni. Quello che sappiamo è che i ceppi di questo fungo sono risultati resistenti a molte classi di farmaci antimicotici solitamente utilizzate. Secondo i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti (cdc), questo fungo rappresenta una minaccia per la salute su scala globale. Perché? Proviamo a mettere insieme qualche dato.

La Candida auris rientra nelle cosiddette candide non albicans (come sono invece il mughetto o la cosiddetta candida vaginale, che sono più frequenti,). Il primo ceppo di auris è stato ‘fotografato’ in uno studio retrospettivo del 1996 della Corea del Sud, mentre il primo caso effettivo sull’essere umano è stato identificato nel 2009 in Giappone, nell’orecchio (da qui il nome auris, che in latino significa appunto orecchio). Il fungo nella variante auris, come gli altri tipi di Candida, può essere presente nel sangue e non è chiaro se possa essere collegato ad infezioni polmonari o renali. Riguardo alle modalità di contagio, ancora non vi sono informazioni sufficienti: i Cdc parlano di potenziale contagio tramite superfici o attrezzi contaminati oppure da persona a persona.

Negli Stati Uniti, la prima infezione risale all’aprile del 2013, ma la maggior parte di casi si concentra fra il 2015 e il 2017. Tale fenomeno, e la sua recente crescita, fanno sì che questo fungo venga considerato come un patogeno emergente. Alcuni alcuni ceppi di Candida auris sono risultati resistenti alle principali categorie di farmaci antimicotici; inoltre l’infezione è difficile da individuare con le tecniche di laboratorio standardizzate. Sappiamo inoltre che i fattori di rischio dei pazienti colpiti sono risultati simili a quelli per le altre specie di Candida: essere stati recentemente operati, la presenza di diabete, l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro o di steroidi ed immusoppressori, nonché farmaci chemioterapici per il trattamento in onco-ematologia.

Oltre alle 44 infezioni negli USA, in questi anni, a partire dal primo caso in Giappone del 2009, si sono registrate in tutto una dozzina di casi nei seguenti paesi: Canada, Colombia, Germania, India, Israele, Giappone Kenia, Kuwait, Norvegia, Pakistan, Spagna, Sudafrica, Corea del Sud, Regno Unito e Venezuela. L’autorità CDC statunitense rassicura rispetto ai viaggi: è improbabile che spostarsi verso paesi con documentate infezioni di Candida auris possa comportare un aumento del rischio di contrarre l’infezione. Un rischio aumentato possono invece presentarlo le persone che viaggiano verso questi paesi specificamente per ricevere assistenza sanitaria o per lunghi ricoveri (il Cdc fornisce a tal proposito delle raccomandazioni per le strutture sanitarie e i laboratori).

Al momento Candida auris va considerato un caso scientifico complesso sotto vari punti di vista: per l’‘unicità’ del fungo, nuovo al mondo della ricerca, per la sua particolare resistenza ai farmaci, per la localizzazione geografica, per la difficoltà di rilevare e distinguere i ceppi del microorganismo, e per le questioni sanitarie, fra cui l’importanza di non sottovalutare un’infezione fungina come la candida.

Infatti, la cornice generale in cui si è verificato il caso Candida auris, e più in generale l’aumento dei casi di varie infezioni fungine, è più complessa, come spiega a Galileo Roberto Cauda, direttore dellIstituto di Clinica delle Malattie Infettive presso lUniversità Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. “Da un lato, gli avanzamenti della medicina e delle tecnologie applicate ad essa hanno consentito di individuare terapie sempre più aggressive ed efficaci, contro varie patologie, apportando notevoli vantaggi per la salute e prolungando laspettativa di vita”, racconta Cauda, ordinario presso l’Università Cattolica di Roma. “Ad esempio farmaci antitumorali, antibiotici ad ampio spettro o device di ultima generazione, come cateteri endovascolari, molto utili per i pazienti, possono talvolta ridurre le difese dell’organismo e favorire una situazione in cui patogeni, come batteri o funghi, trovano con maggiore facilità un terreno favorevole per attecchire sotto forma di infezione”. Insomma, gli stessi progressi scientifici, di indiscussa utilità per l’individuo e per la società, sono in parte responsabili di qualche effetto collaterale: “si tratterebbe del ‘dark side of the moon’, ovvero una sorta di lato negativo, seppure marginale rispetto ai risultati ottenuti, collegato ai continui avanzamenti della scienza”, prosegue Cauda. “Non è un caso, infatti, che negli ultimi anni siano aumentate le infezioni da Candida e da altri funghi”. L’aumento dei numeri di infezioni fungine è anche associabile alla crescente capacità diagnostica di strumenti sempre più moderni, che in passato non avrebbero potuto consentire di rilevare la presenza di tali ceppi fungini.

Al centro del dibattito, come accennato, non vi è solo la Candida auris. Anche infezioni da ceppi di Candida più comuni possono “in casi particolari comportare l’invasione del torrente circolatorio (candidemie) soprattutto in pazienti con uno stato di salute già compromessa, in presenza di altre patologie, soprattutto i quelli affetti da malattie di natura onco-ematologica, trapiantati, anziani ospedalizzati”. In più la ‘nuova’ Candida auris “presenta delle caratteristiche particolari, dato che è molto resistente alla maggior parte dei farmaci antimicotici”, prosegue Cauda. “I dati a disposizione sono geograficamente piuttosto localizzati e fortunatamente limitati a pochi casi, una delle ragioni per cui non è possibile comprendere quanto la presenza di questo fungo abbia contribuito a peggiorare le condizione di salute di pazienti già ospedalizzati per malattie spesso molto gravi”. Dunque, gli esperti non sono in grado di stabilire se c’è e qual è il rapporto causa-effetto tra l’infezione e il decesso, anche se spesso in alcune condizioni la contrazione di una determinata infezione può essere determinante in una situazione già grave.

Oltre questo, però, l’emergenza sanitaria della Candida negli Usa richiama anche l’attenzione sul problema della resistenza antimicrobica, un fenomeno che si verifica quando un microrganismo, come un batterio o un fungo, è oppure diventa resistente ad un farmaco: un po’ come se avesse sviluppato uno scudo contro l’attacco del farmaco, il microorganismo riesce a sopravvivere e l’infezione diventa difficile da debellare. Questo problema risulta ancora elevato nel 2017 secondo i dati riportati dall’Unione Europea, relativamente alle infezioni batteriche, con circa 25mila decessi ogni anno in Europa.

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