L’intelligenza artificiale per controllare il cervello a distanza

intelligenza artificiale per controllare il cervello

Controllare l’attività neuronale a distanza. Ci è riuscito un gruppo di ricercatori del MIT di Boston (Usa) mostrando a dei macachi immagini appositamente generate dall’intelligenza artificiale. Lo studio, pubblicato su Science, si basa sull’impiego di un sistema di apprendimento automatico sviluppato per imitare il funzionamento di un’area specifica del cervello, la corrente ventrale, comunemente associata al processo visivo. Il team di ricerca ha istruito il programma affinché producesse delle immagini in grado di attivare specifiche aree del cervello. Testando l’efficacia di queste figure sulle scimmie, gli scienziati sono riusciti a utilizzare l’intelligenza artificiale per controllare il cervello in modo non invasivo: intervendo sull’attivazione dei neuroni senza l’utilizzo di chirurgia o farmaci. Hanno

Macchine che imparano a “vedere”

Il vantaggio principale di un’intelligenza artificiale è la sua capacità di apprendere ed evolvere. In questo caso, i ricercatori hanno fatto analizzare al computer un catalogo di 1,3 milioni di immagini così che imparasse a “vedere”. In seguito è stato chiesto all’IA di utilizzare la sua conoscenza dei processi visivi per produrre immagini che potessero attivare risposte in specifiche aree cerebrali. Queste immagini sono state poi mostrate a un gruppo di tre macachi collegati a microelettrodi per il monitoraggio neuronale.

Usare l’intelligenza artificiale per controllare il cervello

Ma in che modo i ricercatori del Mit sono riusciti a usare l’intelligenza artificiale per controllare il cervellointelligenza artificiale per controllare il cervello In un primo esperimento, l’IA ha provato a produrre immagini i cui motivi avrebbero dovuto attivare il più possibile i neuroni in zone specifiche del canale visivo, prescindendo dall’attivazione di altri neuroni. Questo è avvenuto in 40 delle 59 zone neuronali analizzate, con un’attivazione superiore del 39% se comparata con la risposta a immagini comuni, come fiori, facce o animali. Anche nel caso di immagini i cui motivi erano stati ideati dagli scienziati per lo stesso scopo, la reazione dei macachi è risultata meno intensa che con quelle create dalla macchina. Nel secondo test l’obiettivo dell’ IA era di stimolare fortemente un sito neuronale e contemporaneamente minimizzare l’attività degli altri. Le immagini create dal computer hanno isolato l’area d’attività meglio di qualsiasi immagine comune.

Sebbene questa forma di controllo dei neuroni sia lontana dall’essere perfetta, le IA future potrebbero affinare la pratica utilizzando design più sofisticati e un maggior numero di dati.

Studiare il cervello senza elettrodi

Anche se ancora ai suoi primi stadi, questa nuova tecnica che usa l’intelligenza artificiale per controllare il cervello potrebbe aprire le frontiere dell’innovazione a nuovi metodi di studio del cervello, stimolando specifiche aree per comprendere il loro funzionamento senza l’utilizzo di pratiche invasive come la stimolazione diretta. La capacità delle immagini generate dalle IA di influenzare e controllare l’attività neurale potrebbe portare a nuovi metodi di terapia per disturbi mentali come l’ansia o il disturbo post traumatico da stress. Inoltre, gli esperimenti ampliano la nostra conoscenza dell’intelligenza artificiale e naturale, sottolineando come questi programmi siano sempre più capaci di “imitare” la realtà e “apprenderla” con modalità simili alle intelligenze naturali su cui sono basate.

Riferimenti: Science

Articolo prodotto nell’ambito del Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

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4 Commenti

  1. Articolo incredibilmente interessante, facile da comprendere anche per chi come me non ha seguito un percorso di studi scientifico! Sono estremamente curioso di scoprire come evolverà questa nuova tecnologia e come influenzerà le terapie neuropsichiatriche.

  2. Davvero molto interessante oltre che facilmente comprensibile! Speriamo che questa ricerca possa raggiungere i suoi risultati, sarebbe incredibile poterla utilizzare come terapia per i disturbi mentali, sopratutto se si considera quanto questi siano diffusi ma spesso, purtroppo, poco presi in considerazione. Bravo Daniele!

  3. Per quanto interessante non riesco a non essere un po’ angosciata. Rimanendo lontani da scenari fantascientifici, l’uso dell’intelligenza artificiale mi pare possa facilmente sfuggirci di mano. Essere in grado di produrre immagini che indicano precise reazioni neuronali non significa solo fare progressi con alcune patologie psicologiche, ma anche riuscire, in un prossimo futuro, a condizionare a piacere gli spettatori di tali immagini. Cosa succederebbe se tale tecnologia fosse applicata, ad esempio, alle pubblicità? Quanto siamo in grado di difendere l’etica dalla logica del profitto? A mio avviso gran poco. Non penso che si debba fermare la ricerca, anzi, ma penso che le persone debbano valutare criticamente i progressi della scienza essendo consapevoli di ogni possibile applicazione.

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