La vita su Marte? Forse è un’illusione

Mentre Curiosity comincia ad annusare l’aria di Marte per raccogliere indicazioni sulla sua composizione chimica, brutte notizie arrivano per chi sul Pianeta Rosso vuole trovare conferme di vita passata. Sembra infatti che le argille individuate su Marte dagli spettrometri Omega e Crism a bordo del Mars Reconaissence Orbiter non sarebbero indizi di un ambiente caldo umido, adatto alla proliferazione di microbi e delle prime forme di vita come la conosciamo. Si sarebbero invece formate, secondo uno studio del California Institute of Technology (Caltech) e dell’Université de Poitier in Francia pubblicato su Nature Geoscience, nel bollente magma ricco d’acqua che si riversava su Marte all’inizio della sua storia.

Fino a oggi astronomi e planetologi spiegavano la presenza di argilla su Marte attraverso l’interazione dei minerali del suolo con l’acqua che scorreva nella superficie del pianeta o con quella portata in superficie dal suo caldo interno attraverso i venti idrotermali. “Entrambi questi scenari sarebbero stati favorevoli alla formazione di habitat ospitali per i microbi”, spiega Bethany Ehlman del Caltech, coautrice dello studio pubblicato su Nature Geoscience. Tuttavia, come spiegano Ehlman e i suoi colleghi, c’è un terzo scenario da prendere in considerazione.

Per ricostruirlo, i ricercatori hanno studiato alcuni minerali argillosi provenienti dall’atollo di Mururoa, nella Polinesia francese. Gli studiosi hanno scoperto che la loro composizione chimica, come anche quella delle formazioni argillose della Bacia do Paranà in Brasile, è sovrapponibile a quella delle argille marziane individuate dalla sonda orbitante della Nasa, risalenti a un periodo compreso tra i 4,2 e i 3,7 miliardi di anni fa. Come illustrato nello studio, questi minerali, sia quelli polinesiani sia quelli brasiliani, si sono formati dal raffreddamento di magma ricco d’acqua. Lo stesso quindi potrebbe essere accaduto su Marte. Inoltre, l’argilla marziana può essere spessa fino ad alcune centinaia di metri, caratteristica, sottolineano i ricercatori californiani e francesi, che è spiegabile proprio con un’origine magmatica. La stessa che sembra più probabile per alcuni dei meteoriti marziani precipitati sulla Terra, come quello chiamato Lafayette, analizzati dagli autori dello studio.

“Al tempo in cui la vita cominciava a prosperare sulla Terra, dunque”, riassume in un commento di accompagnamento Brian Hybec della University of Colorado a Boulder: “il giovane Marte potrebbe non essere stato tanto abitabile quanto pensato finora”. Fortunatamente altri meteoriti marziani mostrano anche tracce di una seconda precipitazione di minerali argillosi, che potrebbe essere conseguenza di un’interazione fluido-rocce. “È possibile infatti che tutti e tre i modelli siano corretti, a seconda di dove si decida di guardare”, ha dichiarato al Los Angeles Times Ralph Milliken, planetologo della Brown University. “È importante prendere in considerazione tutte le possibili alternative”, conclude il planetologo, “proprio come stanno facendo i ricercatori del Caltech”.

Nuova luce sulla questione, secondo i ricercatori, potrebbe essere proprio Curiosity a gettarla. Per esempio esaminando le argille del Monte Sharp nel mezzo del Cratere di Gale dove è atterrato lo scorso agosto: la morfologia del cratere, spiega Ehlman, rende molto più plausibile l’ipotesi che questo fosse precedentemente un lago che non un vulcano. Tuttavia, come ricorda il New Scientist, le possibilità di Curiosity sono limitate, e serve un microscopio ad alta risoluzione più sofisticato di quello a bordo del rover per esaminare la tessitura del suolo alla ricerca delle caratteristiche specifiche di ognuno dei tre possibili scenari. 

via wired.it

Credit immagine a NASA/JPL-Caltech/MSSS

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