Neuralink, cosa farà la misteriosa startup di Elon Musk

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(Credits: Neuralink)

Elon Musk ritorna a parlare di come rivoluzionerà le interfacce cervello-macchina per espandere le potenzialità del cervello umano, con una connessione a banda larga impiantata con tecnologia robotica. Fantascienza? Forse no, a giudicare dalla presentazione fatta a San Francisco dall’eccentrico milionario sudafricano insieme agli scienziati di Neuralink, la fino ad ora misteriosa startup che Musk ha fondato e finanziato con oltre 100 milioni di dollari. Per ora, comunque, si tratta di prototipi sperimentati su animali di laboratorio (ratti e una scimmia), anche se l’obiettivo dichiarato è di passare all’essere umano entro il prossimo anno. Quanto sia realmente promettente e fattibile il progetto, lo scopriremo. Ma ormai le aspettative create (come quella di ridare vista, udito e persino gli arti a chi li ha persi) sono altissime.

Il primo impianto in un essere umano di un dispositivo in grado di connettere il cervello a una macchina è avvenuto nel 2006 e ancora oggi la tecnologia, chiamata BrainGate, si basa su strutture rigide che vengono inserite in modo invasivo e che possono danneggiare nel tempo i tessuti del paziente. Musk e la sua società Neuralink stanno andando oltre, per creare un sistema il meno invasivo possibile. Come? Stanno sviluppando diverse soluzioni, dicono.

Nuovi elettrodi

In primis, gli elettrodi. Quelli mostrati da Musk e dai tecnici della Neuralink sono sottilissimi (4-6 micrometri, cioè un quarto del diametro di un capello), isolati da uno strato di materiale tipo cellophane. La loro peculiarità è quello di essere flessibili, molto diversi dai rigidi Utah array oggi utilizzati. Niente aghi rigidi nel cervello, dunque, per fare meno danni anche nel lungo periodo (il cervello nel cranio – spiegano gli esperti – si muove mentre gli elettrodi no).

Un chirurgo robot

La flessibilità dei fili degli elettrodi, però, rende il loro inserimento nel cervello più complicato. Per questo la società ha creato “un robot neurochirurgico in grado di inserire sei fili (192 elettrodi, ndr) al minuto [automaticamente]”. Quello che nelle foto sembra un incrocio tra un microscopio e una macchina da cucire, è un sofisticato apparecchio in grado di impiantare i fili evitando di danneggiare i vasi sanguigni, così da ridurre la risposta infiammatoria nel cervello.

Per il momento – sottolineano i ricercatori – è ancora necessario bucare il cranio con un trapano per l’impianto, ma grazie alla collaborazione con la Stanford University si vuole arrivare a utilizzare un laser per creare canali sottili nell’osso, limitando ancora di più i danni che possono essere provocati dalle sollecitazioni meccaniche.

Chip e computer

Gli elettrodi ultra sottili raccolgono le informazioni da più cellule nervose rispetto alle tecnologie attuali, quindi più segnali cerebrali possono essere letti, puliti e amplificati. Un’elaborazione 15 volte superiore, almeno nei ratti di laboratorio, come riporta John Markoff nel suo articolo sul New York Times. Per ora le informazioni possono essere trasferite solo tramite una connessione usb-c, ma l’obiettivo di Neuralink è convertire il sistema perché funzioni in modalità wireless. In futuro, insomma, la società creerà quelli che chiama sensori N1, che verranno impiantati nel corpo del ricevente – 4 a testa (letteralmente) – e si connetteranno wireless a un mini pc posto dietro l’orecchio. Il tutto sarà controllato da una app per smartphone.

Breve e lungo (lunghissimo) termine

Se i dati sugli animali e poi quelli derivanti da una eventuale sperimentazione umana (di cui però sembra non siano ancora state avviate le pratiche di richiesta alla Fda) si confermeranno promettenti, la nuova interfaccia cervello-macchina di Neuralink potrebbe in un futuro prossimo andare a sostituire le tecnologie attuali permettendo a chi è rimasto paralizzato, per esempio, di comandare col pensiero un computer o un robot per aumentare la propria indipendenza e qualità di vita. E dal momento che gli elettrodi possono essere impiantati in diverse zone del cervello a diverse profondità, Musk predice la possibilità di restituire la vista, l’udito o la parola a chi li ha persi.

Ma il visionario Elon Musk va ben oltre questo. Come ha già dichiarato in precedenza, è sua convinzione che con il progredire delle intelligenze artificiali l’essere umano finirà col perdere terreno. Per questo bisogna pensare a modi per espandere il cervello umano in una simbiosi con l’intelligenza artificiale.

Via: Wired.it

Credits immagine: Neuralink

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