Quegli “specchi” nel cervello che ci aiutano a capire le emozioni degli altri

emozioni
(Foto: Tengyart on Unsplash)

Dopo il primo libro uscito nel 2006 col titolo, in italiano, di So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, gli autori illustrano i nuovi risultati sulla proprietà mirror dei neuroni, quella per cui specifici neuroni rispondono sia quando una persona manifesta un certo comportamento sia quando la persona osserva lo stesso comportamento manifestato da altri. Anche se la lettura di questo testo richiede un minimo di conoscenze di base, gli autori sono molto attenti sia ad usare un linguaggio semplice sia a riprendere schematicamente i concetti già espressi ogni volta che si tratti di presentarne i nuovi sviluppi.

Le recenti ricerche dimostrano che la proprietà mirror non riguarda solo i neuroni di un’area piuttosto piccola delle aree cerebrali, quella coinvolta nella rappresentazione motoria dell’azione (corteccia premotoria) ma caratterizza una parte consistente del nostro cervello, che si attiva “rispecchiando” anche specifiche emozioni o reazioni emotive, come quelle di disgusto, paura o ilarità. La varietà e la ricchezza dei dati presentati spiegano come e quanto le risposte mirror abbiano un ruolo essenziale nella comprensione delle azioni, delle emozioni e dei modi di reagire altrui.

Rintracciate in aree del cervello caratterizzate da differenti funzioni, sembra dunque che le risposte mirror costituiscano un principio basilare dell’organizzazione e del funzionamento dell’intero sistema nervoso dei primati, ed altri studi dimostrano che queste funzioni sono condivise anche da diverse specie animali.

Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia

Specchi nel cervello. Come comprendiamo gli altri dall’interno

Raffaello Cortina

Pp 324

€ 29

Mano a mano che le ricerche procedono le interpretazioni diventano sempre più approfondite e significative: per esempio si è visto che si ha attivazione di neuroni mirror non solo durante l’esecuzione di una data azione ma anche nei casi in cui i singoli movimenti concorrono al raggiungimento di uno scopo definito.

Il meccanismo essenziale riguarda le trasformazioni delle rappresentazioni sensoriali “in entrata” (cioè quello che si vede o si percepisce dell’azione di un altro) in rappresentazioni motorie “in uscita”, quelle che riguardanolo specifico scopo dell’azione.

Un capitolo molto interessante è dedicato alle risposte mirror che caratterizzano un certo tipo di emozioni o reazioni emotive (per esempio, di disgusto, paura o riso), sviluppate in una pluralità di centri cerebrali (insula, amigdala, cingolo). Ciascuno di questi centri ha un ruolo ben preciso nella produzione delle risposte viscerali e motorie esibite in prima persona. Secondo l’ipotesi degli autori, l’osservazione di volti o movimenti corporei di altri, legati a queste reazioni emotive, attiverebbe in chi guarda una risposta mirror e una trasformazione motoria specifiche per quel determinato tipo di emozione,”rispecchiandole” in prima persona. Tra le reazioni studiate sembra inoltre particolarmente importante la comprensione delle “forme vitali” altrui, cioè dei modi in cui le azioni vengono compiute, secondo la definizione di “forma vitale” coniata da Daniel Stern. Le azioni, infatti, possono essere sgarbate o gentili, energiche, ferme, decise, esitanti, rilassate, così come si può stringere la mano di un amico in maniera calorosa o fredda, decisa o titubante, affrettata. Le forme vitali sono quindi legate più alla forma che al contenuto e riguardano il come, la maniera e lo stile, più che il cosa o il perché”. In questi casi l’attività mirror richiede non solo di identificare il tipo di forme vitali che caratterizzano le azioni osservate, ma anche di conoscere le ragioni che le hanno indotte e che possono essere ricercate in quello che la persona pensava, sentiva o era motivata a fare.

Analizzando una varietà di situazioni, gli autori avanzano la tesi che le risposte mirror abbiano un ruolo distintivo sia nella comprensione delle azioni e delle reazioni emotive altrui sia nella capacità di afferrare e giudicare quanto osservato mentre è compiuto da altri. Oltre alle evidenti difficoltà sperimentali, ve ne sono altre di natura concettuale che dipendono dal fatto che espressioni come “comprendere”, “conoscere”, “intendere” ecc. – sono usate in accezioni differenti e non sempre univoche, nel linguaggio comune come nella letteratura specialistica. Per definire meglio la loro tesi, gli autori distinguono una piena comprensione dell’azione da una comprensione basilare dell’azione. La prima comporta la conoscenza degli stati mentali che motivano l’esecuzione di quell’azione, mentre la seconda identifica uno o più scopi dell’azione ma non richiede necessariamente la conoscenza delle ragioni che la hanno motivata.

I molti risultati sperimentali confermano la tesi proposta, suggerendo che la risposta mirror possa risalire non solo allo scopo o agli scopi dell’azione osservata, ma anche alle ragioni motivanti che l’avrebbero indotta, influenzandone anche la capacità di giudizio. Le prospettive emerse da queste nuove acquisizioni sono di vasta portata e certamente molto suggestive. Se le risposte mirror e le trasformazioni corrispondenti hanno effettivamente un ruolo specifico nella comprensione non solo delle azioni, ma anche delle emozioni altrui, possono aiutarci a intuire velocemente lo scopo o gli scopi di una azione osservata, per agire eventualmente nel modo più appropriato.

Nella analisi delle azioni, emozioni e forme vitali, gli autori distinguono una comprensione dall’interno, in cui, per esempio, si immagina di compiere certi movimenti come se realmente si stessero eseguendo col proprio corpo, e una comprensione dall’esterno in cui si immagina di vedere i movimenti in questione eseguiti da qualcun altro. Queste due forme di immaginazione sono, di solito, caratterizzate rispettivamente come immaginazione visiva e immaginazione motoria. Immaginare di vedere è per molti versi simile al vedere vero e proprio, così come immaginare di agire è per molti versi simile ad agire per davvero.

In conclusione, sostengono gli autori, la similarità tra immaginare di agire e agire per davvero e la differenza tra immaginare di agire e immaginare di vedere, ci permettono una comprensione dall’interno, resa possibile dalle risposte mirror e dalle trasformazioni sensorimotorie corrispondenti.

E tutti sperimentiamo la complessità di rispecchiamento intrinseca al funzionamento del nostro sistema nervoso quando quello di cui facciamo esperienza osservando gli altri agire o provare un’emozione è simile a quello di cui facciamo esperienza quando siamo noi ad agire o a provare un’emozione in prima persona.

Credits immagine di copertina: Tengyart on Unsplash