Ostreopsis ovata: identikit dell’alga tossica nemica delle coste Italiane

    alga tossica
    Credit: Arpa

    È un nemico invisibile, subdolo e pericoloso. Arriva da lontano, ma da più di un decennio torna periodicamente a colpire le nostre coste. Parliamo della Ostreopsis ovata, una micro-alga tossica che con le sue “fioriture” causa ingenti danni agli ecosistemi marini e provoca fastidiose intossicazioni per gli esseri umani. Negli anni ha colpito un po’ ovunque, dal Nord al Sud Italia. Ma l’ultimo allarme arriva dalla Puglia e dalla Sicilia, dove la presenza della Ostreopsis ovata nelle acque ha fatto scattare il bollino rosso diverse spiagge. In che modo ha raggiunto le nostre coste, e come prolifera questo fastidioso infestante marino? Quali pericoli comporta per l’ambiente e la salute, e come evitarli? Scopriamolo insieme.

    Un’alga tossica tropicale

    Osteopsis ovata è un’alga unicellulare proveniente dai caldi mari dei tropici. È stata scoperta inizialmente nelle acque della Polinesia francese, della Nuova Caledonia e delle isole Ryukyu (a sud del Giappone), ma negli ultimi decenni ha raggiunto anche le nostre coste nascosta nelle acque di sentina delle navi (le acque di scarico). E qui ha trovato un ambiente perfetto per prosperare, aiutata dal riscaldamento globale che ha alzato le temperature dei nostri mari. Le prime segnalazioni sono arrivate verso la fine degli anni ‘90 in Toscana, ma in breve tempo ha causato disagi un po’ ovunque: Lazio, Marche, Abruzzo, Friuli, Liguria e Sicilia. E ovviamente, in Puglia, che insieme alle coste liguri è una delle aree più colpite dalle improvvise fioriture di questa alga tossica.

    Il nemico invisibile

    In concentrazioni ridotte è impossibile individuare l’Osteopsis ovata ad occhio nudo: un singolo individuo misura tra i 30 e i 70 micrometri. Ma quando gli esemplari iniziano ad essere milioni, o miliardi, è facile percepire i segni della loro presenza: schiuma e materiale gelatinoso in superficie, una pellicola scura che riveste il fondale. È in questi casi, ovviamente, che iniziano i problemi. Trattandosi di un organismo bentonico, l’alga si deposita sui fondali, dove in caso di intense fioriture esaurisce l’ossigeno disponibile causando gravi danni a tutti gli organismi che vi abitano. In particolare, risulta dannosa per ricci di mare e stelle marine, che perdono rapidamente aculei e braccia prima del decesso, e per mitili, patelle e altre conchiglie che vivono attaccate alle rocce, che in presenza dell’alga tendono a staccarsi dagli scogli e quindi morire. In queste condizioni, inoltre, l’alga diventa un pericolo anche per la salute umana.

    Una tossina senza nome

    Ostreopsis ovata produce infatti una tossina ancora senza nome, che può danneggiare l’organismo umano in due modi. Il più comune è l’inalazione di aerosol marino (microscopiche goccioline di acque di mare), che può avvenire anche a una certa distanza dalle acque in caso di mareggiate e forti venti. In queste condizioni la tossina agisce irritando le mucose e gli occhi: i sintomi sono occhi arrossati, raffreddore, difficoltà respiratorie e febbre. La seconda via in cui l’alga può colpire gli esseri umani è attraverso ingestione di molluschi contaminati (in particolare i ricci di mare). Per questi organismi infatti la tossina non risulta dannosa di per sé (gli animali marini come accennato sono danneggiati dalla mancanza di ossigeno in caso di fioriture dell’alga tossica), ma tende comunque ad accumularsi all’interno del loro organismo. E se li si consuma, anche cotti, provoca un’intossicazione alimentare (o ciguatera) con sintomi classici, come nausea e diarrea. In ambo i casi, non si tratta di sindromi gravi, ma di sintomi fastidiosi che possono rovinare una vacanza, anche se destinati a risolversi in poco tempo.

    Come prolifera l’alga tossica, e come difendersi?

    Come capita spesso parlando di alghe, Ostreopsis ovata non rappresenta un pericolo costante, ma piuttosto un inconveniente che colpisce periodicamente, quando le condizioni delle acque favoriscono la fioritura algale, cioè un improvviso aumento degli esemplari nell’area. Eventi favoriti dalla presenza di azoto e fosforo trasportati in mare da fiumi inquinati; propiziati dalla presenza di aree in cui l’acqua marina ristagna, a causa magari di scogli e pannelli messi a difesa delle coste o dalla mancanza di correnti; e dall’aumento delle temperature (ottimali per Ostreopsis già intorno ai 22-23 gradi). In questi casi le alghe iniziano a proliferare in modo incontrollato, e diventano un potenziale pericolo per la salute. Il livello di rischio viene costantemente monitorato dall’Arpa in ogni regione costiera del nostro paese, e il rischio sanitario scatta quando la concentrazione di Ostreopsis ovata sul fondale marino supera le 300mila cellule per litro, e in colonna d’acqua (le zone comprese tra fondale e superficie) raggiunge le 30mila cellule per litro. A decidere l’eventuale chiusura delle spiagge e il divieto di pesca sono le autorità locali, ma in presenza di bollino rosso dell’Arpa è sconsigliabile immergersi in acqua o frequentare le zone antistanti alla spiaggia durante le mareggiate. In caso di sintomi da intossicazione, il consiglio è quello di allontanarsi dalle zone che possono essere raggiunte dall’aerosol marino, e attendere la scomparsa dei sintomi con la consapevolezza che possono perdurare anche per un paio di giorni. Persone asmatiche o con problemi respiratori, ovviamente, dovrebbero prestare particolare attenzione, ed evitare le zone a rischio quando i bollettini dell’Arpa evidenziano la presenza di pericoli.

    La situazione ad agosto 2019

    Quest’anno comunque la presenza dell’alga tossica lungo le coste italiane, fortunatamente, non è particolarmente rilevante. Dai dati raccolti dall’Arpa Puglia e riferiti alla seconda metà di luglio (i più recenti a disposizione) è presente un allerta rossa (livelli potenzialmente dannosi per la salute) nelle acque di Lido Trullo in località Bari S. Giorgio, una spiaggia non turistica già colpita in passato da simili problemi. Mentre a Porto Badisco – Scalo di Enera, sulla costa salentina adriatica, sono presenti livelli da bollino rosso sul fondale, ma non in colonna (il pericolo di intossicazione via aerosol è quindi inesistente). Qualche problema è emerso inoltre lungo le coste della Sicilia, dove gli ultimi monitoraggi mostrano livelli potenzialmente dannosi lungo le coste di Trapani e dalle parti di Palermo.

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