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Pozzi all’arsenico

Migliaia di persone in India e Bangladesh potrebbero aver bevuto per anni acqua da pozzi avvelenati. La sostanza incriminata è l’arsenico, un veleno ad effetto lento ma inesorabile. Numerosi studi legano l’insorgere di vari tipi di cancro a prolungate esposizioni a questo veleno. Recenti analisi hanno dimostrato che la maggior parte dei pozzi risultano erroneamente classificati come sicuri, mentre preziose fonti di acqua inutilizzate perché considerate contaminate sarebbero in realtà utilizzabili. In particolare, ben il 50 per cento dei pozzi contrassegnati con il “bollino rosso” sono in realtà sicuri, mentre ben il 7,5 per cento di quelli con il “bollino verde” contengono in realtà più di 50 microgrammi di arsenico per litro, considerata la soglia di pericolo. Questi risultati, pubblicati dall’American Chemical Society, attribuiscono la responsabilità dell’errore, non solo umano ma anche economico, ai kit utilizzati per monitorare i pozzi di queste regioni, poco affidabili e di difficile lettura. Probabilmente il punto debole di questo test è la scala colorimetrica utilizzata, inadatta a rilevare le piccole quantità realmente presenti nell’acqua. Il problema della contaminazione da arsenico ha avuto inizio negli anni Settanta, quando fu deciso di scavare pozzi poco profondi per evitare di raccogliere acqua contaminata da ceppi di batteri responsabili di gravi malattie come il colera. La costruzione estensiva di questi pozzi detti “pozzi a tubo” ha però ben presto rivelato la contaminazione dell’acqua con falde profonde che contenevano alti quantitativi di arsenico. Dal 1993 il Bangladesh Department of Public Health Engineering ha denunciato l’aggravarsi dei segni di avvelenamento da arsenico, accusando per questo proprio i “tubewells”. E’ attualmente al vaglio dei ricercatori un nuovo test, prodotto dalla società Hach, considerato di più semplice uso e dotato di una scala colorimetrica migliore, con più colori standard nell’intervallo tra 10 e 70 microgrammi.(s.s.)

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