Quale faccia per un robot?

Le preferenze delle persone in fatto di automi cambiano a seconda del compito che questi dovrebbero svolgere. Lo suggerisce uno studio del Georgia Tech

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Se vi regalassero un robot, che aspetto vorreste che avesse? Secondo uno studio del Georgia Institute of Technology a quanto pare per rispondere in maniera completa alla domanda avreste bisogno di sapere anche a cosa vi servirebbe il robot. Uno studio condotto su un campione di persone di diversa età mostra infatti che le preferenze in fatto di aspetto per gli automi cambiamo a seconda del compito che questi dovrebbero svolgere, come spiega Popular Science. I risultati della ricerca verranno presentati questa settimana allo Human Factors and Ergonomics International Annual Meeting di San Diego.

“Abbiamo osservato che i partecipanti, più o meno giovani, assegnano dei tratti emotivi a un robot in base alla sua faccia, i quali determineranno con che cosa essi avranno più dimestichezza a interagire”, racconta Akanksha Prakash, a capo dello studio: “Di conseguenza, le preferenze per l’aspetto robotico variavano con i compiti assegnati ai robot”.

I ricercatori sono giunti a questa conclusione mostrando tre diversi tipi di volti (uno tipicamente robotico, ovvero simile ad automi quali Nexi o Nao, uno a metà tra aspetto umano e robotico e uno tipicamente umano) a due gruppi di partecipanti allo studio (32 studenti di età compresa tra i 18 e i 23 anni e 32 adulti di età compresa tra i 65 e i 75 anni), chiedendo loro di esprimere le proprie preferenze in fatto di aspetto. In generale il gruppo dei più giovani preferiva un aspetto robotico mentre quello degli adulti un aspetto più umano.

Le cose però cambiavano quando si chiedeva ai partecipanti di scegliere il loro compagno ideale in compiti come faccende domestiche, cura personale o assistenza nei processi decisionali. Nel caso della faccende, per esempio, giovani come adulti preferivano più un robot classico, mentre per scegliere o meno dove investire dei soldi gli studenti avrebbero optato per un automa dal volto a metà tra un robot e un umano e gli adulti preferito un vero umanoide. Nella cura della persona invece alcuni (più i giovani) sceglievano un robot altri (più gli adulti) un automa dall’aspetto tipicamente umano.

Le scelte dei volontari, spiega Prakash erano così variabili perché diverse sono le attese e i desideri delle persone di fronte allo svolgimento di diversi compiti: per essere aiutati a farsi un bagno, per esempio, alcuni potrebbero preferire un automa dall’aspetto molto impersonale, tipicamente robotico per essere accuditi, altri invece sceglierebbero di avere accanto proprio un robot con tratti (e quindi capacità associate) tipicamente umane per un’attività così intima. Per questo, conclude Prakash, l’aspetto di un robot dovrebbe essere considerato in virtù del compito principale per cui è stato pensato e comunque avere un’estetica che non disturbi gli utenti.

Via: Wired.it

Credits immagine: Kai Schreiber via Wikipedia

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