Una mappa dei trend sociali, economici e ambientali del nostro Pianeta. E’ Vital Signs 2002, un libro edito dal World Watch Institute e dal programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) che dipinge il futuro del nostro pianeta a partire dai parametri che contraddistinguono la “qualità della vita”. Da un esame del libro, oggi in uscita nella versione in lingua inglese, appare chiaro che il problema principale da affrontare è quello della razionalizzazione del sistema di produzione e consumo dell’energia. In questo senso, per esempio, l’Europa ha deciso di muoversi puntando sull’energia atomica con un investimento di 1,23 miliardi di euro. Obiettivo: realizzare il reattore di fusione sperimentale internazionale (Iter), insieme a Canada, Giappone e Russia. La ricerca sul nucleare, viene infatti considerata da molti prioritaria per raggiungere i parametri di Kyoto.Di produzione energetica e di sviluppo sostenibile abbiamo parlato con Michael Renner, uno degli autori di Vital Signs 2002. Tra breve si terrà a Johannesburg in Sud Africa il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile: che bilancio si può fare sullo stato di salute del pianeta in vista di questo appuntamento? “Ci sono elementi contradditori. Da un lato si notano dei progressi come la rapida crescita di fonti energetiche alternative come quella solare e quella eolica, l’aumento delle vendite di lampade più efficienti (CFL) o la massiccia riduzione dei clorofluorocarburi, dannosi per l’ozono. Dall’altro pesano i nuovi picchi raggiunti dalle emissioni di carbonio e dai consumi di carburanti di origine fossile, ma soprattutto il piano del governo statunitense d’aumentare le emissioni nei prossimi anni, in barba al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti alternative disponibili”.Nel vostro rapporto si tengono sotto controllo un numero molto elevato di parametri anche piuttosto inusuali, quali l’industria della crociera o il consumo delle bibite analcoliche. Per quale motivo?“Vital Signs considera tutti i valori rilevati come parte di una rete globale di connessioni. Di conseguenza aspetti che potrebbero risultare marginali influiscono più o meno direttamente sul funzionamento dell’intero sistema socio-economico. Per esempio l’industria delle crociere è una subdola forma di globalizzazione ad alto impatto ambientale che porta pochissimi vantaggi ai Paesi del Sud del mondo in cui si sviluppa. Il consumo di bibite, invece, è collegato alla salute nelle nazioni ricche: un alto apporto di zuccheri inibisce la capacità dei bambini di concentrarsi nello studio, ma soprattutto crea disordini nelle abitudini alimentari, fino ad accrescere la tendenza all’obesità”.Perché i consumi energetici nei paesi occidentali continuano a salire?“Non si può dire che quest’aumento sia legato a una crescita della popolazione, visto che questa è stabile in tutto l’Occidente, a eccezione degli Stati Uniti. In realtà i governi non fanno sforzi adeguati per promuovere il concetto d’efficienza energetica. Mi riferisco per esempio all’industria dell’automobile: i miglioramenti tecnologici che avremo nei prossimi anni sono poca cosa rispetto ai danni avuti negli anni Ottanta, quando non esisteva alcun controllo. Le nostre città continuano a essere modellate in funzione delle automobili, a cui sono legati inevitabilmente traffico e inquinamento. Le alternative non mancano, la volontà politica si”. Pensa che i fatti dell’11 settembre possano aver influenzato la volontà dei governi ad investire sulle politiche di sviluppo sostenibile?“A quanto si può vedere, ho forti dubbi che i governi abbiano imparato la lezione. Al di là di un’incoraggiante retorica, i fatti vanno in un’altra direzione. Nell’ultimo anno gli indicatori degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo sono scesi (a parte in alcuni rari casi come la Scandinavia) e ciò la dice lunga. Mi sembra che i ragionamenti a lungo termine non appassionino i nostri politici: ci sono buone ragioni per credere che a Johannesburg in molti cercheranno di evitare di assumersi responsabilità sulla questione ambientale”.





