Categorie: Ambiente

Sversare le acque reflue di Fukushima nell’oceano: si può fare?

Il Giappone ha annunciato di aver deciso di sversare nell’oceano 1,25 milioni di tonnellate di acqua di mare pompata all’interno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi per raffreddare i reattori danneggiati dopo i devastanti terremoto e tsunami del 2011. La decisione, presa lo scorso aprile, ha suscitato reazioni preoccupate sia interne sia esterne, con Corea del Sud e Cina che hanno espresso il proprio disaccordo sulla soluzione proposta. Tuttavia gli esperti ritengono che il programma di smaltimento, se rispettato e compreso dall’opinione pubblica, avrà un impatto minimo sull’ambiente e sulle attività umane.

Mille splendidi serbatoi

La calamità naturale che ha colpito le coste orientali del Giappone nel marzo 2011 ha irrimediabilmente compromesso i sistemi di raffreddamento di alcuni reattori nucleari della centrale di Fukushima: per scongiurare il peggio, da 10 anni acqua di mare viene pompata all’interno per raffreddare i reattori. Quest’acqua ne esce contaminata e finora è stata raccolta in mille serbatoi collocati intorno alla centrale: una soluzione che non può essere portata avanti ancora a lungo.


Fukushima, dieci anni dopo: a che punto siamo con la bonifica


Per questo esperti mondiali di nucleare sono stati consultati per ideare una strategia di smaltimento delle acque reflue radioattive, e l’International Atomic Energy Agency (Iaea) conferma il suo impegno nell’affiancare il governo giapponese nella gestione del piano in tutte le sue fasi.

La strategia di smaltimento delle acque di Fukushima

Come ricordato anche dal direttore generale dell’Iaea Rafael Mariano Grossi, lo smaltimento delle acque reflue delle centrali nucleari in mare è un’operazione che rientra nella normalità di gestione di un impianto: esistono protocolli per la decontaminazione che rendono il livello di radioattività delle acque sicuro per l’ambiente.

Quello che verrà fatto a Fukushima non è concettualmente molto diverso, sostengono gli esperti, sebbene le condizioni che si sono create nei reattori giapponesi siano senza ombra di dubbio eccezionali: la quantità d’acqua da smaltire è particolarmente ingente ed essendo entrata a contatto col reattore fuso ha una concentrazione elevata di sostanze radioattive.

Le autorità giapponesi e i tecnici nucleari, comunque, sostengono di essere in grado di rimuovere la maggior parte dei radionuclidi, cesio e stronzio inclusi. Il trizio, invece, rimarrà nell’acqua, ma il suo impatto sarà limitato, senza contare che questo isotopo radioattivo dell’idrogeno è presente anche in natura.

Lo smaltimento, inoltre, avverrà in anni per garantire che i livelli di radiazioni rientrino nei limiti consentiti per l’acqua potabile. La diluizione delle acque reflue in quelle dell’oceano, infine, renderà i livelli di radiazione ininfluenti.

Tutto alla luce del sole

Al di là dei requisiti tecnici e del successo delle operazioni di smaltimento, grande attenzione dovrà essere riservata alla comunicazione del processo e dell’interpretazione dei risultati scientifici. La trasparenza sui monitoraggi ambientali e il mantenimento della fiducia dell’opinione pubblica devono essere al primo posto, altrimenti i danni di credibilità potrebbero rivelarsi il problema più grande per il Giappone sia a livello interno (con il crollo dell’economia legata all’industria della pesca e dei frutti di mare, per esempio) che nei confronti del resto del mondo.

Riferimenti: Nature; Iaea

Mara Magistroni

Nata e cresciuta nella “terra di mezzo” tra la grande Milano e il Parco del Ticino, si definisce un’entusiasta ex-biologa alla ricerca della sua vera natura. Dopo il master in comunicazione della scienza presso la Sissa di Trieste, ha collaborato con Fondazione Telethon. Dal 2016 lavora come freelance.

Articoli recenti

Oltre Covid, quanti sono stati i pazienti dimenticati a causa della pandemia?

"I pazienti dimenticati" è il titolo di un’inchiesta di data journalism dedicata al peso della…

15 ore fa

Se Covid-19 riduce anche la materia grigia

I sintomi neurologici, fra cui la perdita protratta di gusto e olfatto, si possono vedere…

2 giorni fa

Il 24 giugno torna la superluna, l’ultima dell’anno

È attesa la notte del 24 giugno. Si chiama luna di fragola, ma possiede anche…

2 giorni fa

Guariti da Covid-19: quando fare il vaccino?

Secondo uno studio inglese nei guariti la protezione potrebbe calare già dopo sei mesi, soprattutto…

2 giorni fa

Sei piccole aragoste sono nate per salvare la specie nel Mediterraneo

L'aragosta è nella lista rossa delle specie minacciate. Per questo un progetto dell'Università della Corsica…

3 giorni fa

Il Sole diventa un francobollo multicolor

Ecco il nuovo francobollo delle poste americane, tra eruzioni dii plasma, macchie solari e buchi…

3 giorni fa

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati trattano dati personali (es. dati di navigazione o indirizzi IP) e fanno uso di cookie o altri identificatori necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy.

Leggi di più