La plastica profuma di cibo. Ecco perché le tartarughe marine ne sono tanto attratte

tartarughe marine

Ogni anno milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri mari e oceani, minacciando non solo la nostra salute, ma anche quella del nostro pianeta. In particolar modo quella delle tartarughe marine, che sempre più spesso rimangono intrappolate tra i rifiuti di plastica o ne ingeriscono in grandi quantità. Basti pensare, infatti, che serve una sola settimana perché un frammento di plastica finito in mare cominci a emanare l’odore di ciò di cui si cibano le tartarughe. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista Current Biology, nel quale i ricercatori della University of North Carolina e della University of Florida hanno osservato come le tartarughe marine confondano non solo l’aspetto dei sacchetti di plastica, che potrebbe ricordare quello di una medusa, ma anche l’odore della plastica con il cibo. Ed è proprio per questi motivi che ne sono così attratte. 

Una trappola olfattiva

Sulle superfici delle materie plastiche che galleggiano nell’oceano possono accumularsi alghe, piante e microrganismi, che formano uno strato chiamato biofouling. “Abbiamo scoperto che le tartarughe marine rispondono agli odori delle materie plastiche con questo rivestimento allo stesso modo in cui rispondono agli odori alimentari, suggerendo che possono essere attratte dai detriti plastici non solo per l’aspetto, ma anche dall’odore che emanano”, spiega Joseph Pfaller, co-autore dello studio. “Questa trappola olfattiva potrebbe aiutare a spiegare perché le tartarughe marine molto spesso ingeriscono e si impigliano nella plastica”.

Finora, infatti, si pensava che le tartarughe marine quando intercettano le materie plastiche le possano scambiare visivamente per prede, come per esempio le meduse. Ma non era ancora chiaro quali altri meccanismi sensoriali potessero entrare in gioco per spiegare la forte attrazione delle tartarughe marine alla plastica. Per scoprirlo, i ricercatori hanno monitorato in un laboratorio 15 giovani tartarughe (la fascia di età che si ciba maggiormente in superficie) e registrato le loro reazioni a una serie di odori diversi, tra cui acqua, plastica pulita, pesce, gamberi e plastica bagnata, con lo strato biologico (il cosiddetto biofouling).

La plastica che profuma di cibo

Dalle analisi è emerso che le tartarughe marine hanno avuto le stesse reazioni sia alla plastica bagnata che al cibo, come quella di tenere le loro narici fuori dall’acqua per un tempo di tre volte maggiore rispetto a quando provavano ad annusare odori come quello della plastica pulita. “Siamo rimasti sorpresi dal fatto che le tartarughe abbiano reagito agli odori della plastica bagnata con la stessa intensità degli odori del cibo”, commenta Pfaller, sottolineando che serviranno ancora ulteriori ricerche per comprendere meglio quali sostanze chimiche sono emesse dalla plastica per suscitare un così forte interesse da parte delle tartarughe.

Tartarughe marine e non solo

Tuttavia, i risultati del nuovo studio forniscono senza dubbi prove del fatto che la plastica di ogni tipo rappresenta una grave minaccia sia per le tartarughe marine, che per tutti gli altri organismi marini. “La preoccupazione è che le concentrazioni dense di materie plastiche possono far pensare alle tartarughe o ad altre specie che ci sia un’area ricca di cibo”, spiegano i ricercatori. “La cosa migliore che possiamo fare è impedire che la plastica arrivi nell’oceano”. Il problema della plastica, quindi, è ben più complesso dei sacchetti di plastica che possono sembrare meduse. “Questi risultati sono pezzi importanti di un preoccupante puzzle, e tutte le materie plastiche rappresentano pericoli per le tartarughe marine”, conclude Pfaller.

Riferimenti: Current Biology

Credit immagine di copertina: Pexels/ Pixabay