Un tavolino per gli astronauti

L’immagine è di quelle che rimangono impresse nelle menti: gli astronauti che fluttuano nella navicella spaziale insieme a utensili, oggetti o quant’altro non venga saldamente ancorato alle pareti più vicine o alla tuta. Una condizione causata dall’assenza di gravità, che certo non facilita il loro compito. L’ideale sarebbe avere a disposizione un ripiano per appoggiare, o meglio attaccare, gli utensili, i manuali, la macchina fotografica, e così via. Un ripiano in grado di ‘seguire’ gli astronauti nel loro lavoro, utilizzabile in ogni posizione e assetto, e svincolato dalla struttura della stazione spaziale. A partire proprio da questo ragionamento Fabio Michael Boscolo, Gabriele D’Agostini, Silvia Malighetti e Massimo Migliorazzi, laureandi in ingegneria aerospaziale presso il Politecnico di Milano hanno pensato di realizzare Prometeo: un ripiano mobile e orientabile. Il loro progetto è stato presentato all’European Space Agency (Esa) nell’ambito della quinta campagna di voli parabolici per gli studenti di ingegneria aerospaziale, i viaggi che permettono di testare la fattibilità dei progetti presentati. In attesa di sapere se Prometeo sarà ammesso ai voli abbiamo chiesto a Silvia Melighetti di spiegarci come è nata l’idea del tavolino per astronauti.

Quando avete iniziato a pensare a Prometeo?

“Al progetto abbiamo iniziato a lavorare appena abbiamo saputo del bando di concorso per la campagna di voli parabolici e cioè a dicembre 2000. Di fronte alla foto dell’A300 in volo, abbiamo cominciato a pensare a quale progetto presentare: molte sono state le idee, ma la più interessante ci è parsa Prometeo, proposta da Fabio Michael Boscolo”.

Come fa i tavolino a rimanere orizzontale?

“Prometeo è in grado di mantenere la posizione in cui viene lasciato attraverso un sistema sensoriale costituito da giroscopi ed accelerometri, che acquisiscono la posizione iniziale e registrano le variazioni di assetto e di posizione. I segnali provenienti da questo sistema sensoriale, comandano, attraverso un processore, gli attuatori che riportano Prometeo nella posizione iniziale. Tale sistema di attuatori è costituito da ventole che forniscono spinte di adeguata entità per stabilizzare la piattaforma e riportarla nelle condizioni originali. Avrà le dimensioni approssimative di 30×40x5cm con uno spazio di appoggio utile di 20×30cm e sarà costruita con materiali plastici su di una montatura in alluminio”.

Come funziona la campagna dell’Esa?

“Entro la fine di febbraio va presentata tutta la documentazione riguardante il progetto, con le informazioni generali e il progetto di massima. Verso metà marzo si saprà chi avrà vinto il concorso. E per la fine di marzo il progetto deve essere pronto. Possono partecipare tutti i ragazzi iscritti al corso di laurea in ingegneria aerospaziale di tutti i paesi membri dell’Agenzia Spaziale Europea: sono 18 nazioni, quasi tutta l’Europa. Solo 30 dei progetti presentati saranno dichiarati vincenti e potranno volare”.

In che cosa consiste un volo parabolico?

“La manovra che si utilizza per riprodurre le condizioni di microgravità consiste in una traiettoria parabolica: il velivolo inizialmente ‘sale’ con un angolo di 45° per 8000 piedi dopodiché inizia la fase discendente della parabola dove tutto effettivamente comincia a fluttuare fino a quando, venti secondi dopo, gli effetti della gravità tornano a farsi sentire. Ed è in quei venti secondi che si ha la possibilità di svolgere gli esperimenti. Tutta la manovra viene ripetuta per trenta volte”.

Una volta testato con volo parabolico il prototipo verrà realizzato davvero?

“L’interesse per il nostro progetto è già stato mostrato da diverse aziende che lavorano nel settore spaziale, quindi il lavoro su Prometeo proseguirà anche dopo il volo. Verranno approfonditi gli aspetti del controllo attraverso i dati acquisiti durante il volo e verrà operata un’ottimizzazione del sistema per renderlo più preciso e affidabile”.

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