La paura di un odore, di padre in figlio

“L’odore delle case dei vecchi”. Rispondeva così, Jep Gambardella, lo scrittore edonista della Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, a chi gli chiedeva quale fosse la cosa che preferiva nella vita. Per capire il motivo di una risposta così bizzarra, magari avremmo dovuto chiedere ai nonni o ai genitori dell’artista: stando a una ricerca pubblicata oggi su Nature Neuroscience, infatti, le sensazioni che derivano dall’annusare un odore (in particolare la paura e il disagio) si tramandano di generazione in generazione. I ricercatori della Emory University School of Medicine di Atlanta, infatti, guidati da Brian Dias e Kerry Ressler, hanno scoperto che i topi i cui genitori o nonni avevano imparato ad associare l’odore di fiori di ciliegio a una scossa elettrica diventavano più nervosi in presenza del profumo, ed erano più sensibili all’odore rispetto a topi “neutri”. Il lavoro costituisce la migliore evidenza sperimentale mai fornita finora dell’ereditarietà delle memorie, e getta nuova luce sul meccanismo biologico grazie al quale i tratti si tramandano attraverso le generazioni. 

In passato, altri studi avevano già dimostrato come eventi stressanti potessero influenzare il comportamento emotivo o il metabolismo delle generazioni successive attraverso cambiamenti chimici nel Dna, un meccanismo noto come eredità epigenetica. Purtroppo, in generale non è semplice individuare i cambi epigenetici rilevanti, perché i geni coinvolti nella maggior parte dei disturbi sono troppo numerosi. Per l’olfatto, invece, la situazione è più semplice: gli odori singoli, come l’acetofenone (che profuma, appunto, di fiori di ciliegio) sono spesso legati a specifici recettori sul bulbo olfattivo, l’interfaccia tra naso e cervello – il recettore stimolato nei topi di Dias e Ressler si chiama M71. Nell’esperimento, gli animali maschi sono stati condizionati ad associare l’odore dell’acetofenone a una scossa elettrica: di conseguenza, dopo qualche tempo hanno sviluppato più recettori M71, il che ha consentito loro di rilevare acetofenone anche a livelli più bassi.

In seguito, i ricercatori hanno usato lo sperma dei topi condizionati per fecondare delle femmine. Ed è arrivata la scoperta sorprendente: la prole esposta all’acetofenone ha mostrato segni di nervosismo e paura anche se non aveva mai annusato quest’odore. E, tra l’altro, è stato osservato lo stesso comportamento anche nei nipoti dei topi condizionati – mentre il gruppo di controllo è rimasto pressoché impassibile. “Nella prole abbiamo trovato più recettori M71”, spiega Dias, “il che suggerisce che ci sia qualcosa nello sperma che favorisca l’ereditarietà dell’informazione acquisita dai genitori”. Il sequenziamento del Dna dello sperma dei topi, inoltre, ha rivelato marchi epigenetici sul gene che codifica l’M71, anche questi non osservati sui topi di controllo. Non si hanno ancora informazioni, invece, su quanto accade alle femmine di topo.

Resta ancora da indagare, spiegano i ricercatori, quanto a lungo permanga il cambiamento epigenetico – e se alla fine possa trasformarsi in un tratto genetico stabile. E, comunque, qualcuno resta ancora scettico. Anche perché non tutti i discendenti dei topi condizionati si erano mostrati più facili da spaventare rispetto ai topi di controllo, e i ricercatori non hanno fornito prove che il cambio epigenetico trovato nello sperma fosse direttamente responsabile delle variazioni funzionali del cervello. “L’idea che un odore annusato possa essere trasmesso attraverso le generazioni è sorprendente, ma penso ci sia bisogno di dati veramente affidabili per sostenerlo”, dice Isabelle Mansuy della University of Zurich. “È questione così importante, che tocca concetti fondamentali in genetica ed epigenetica, e quindi il design sperimentale deve essere rigoroso e i dati devono essere interpretati con cautela”.

Riferimenti: Nature Neuroscience doi:10.1038/nn.3594

Credits immagine: Tambako the Jaguar/Flickr 

Via: Wired.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here