Marte 2020, l’anno dell’invasione

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Tranquilli, non arrivano i marziani sul nostro pianeta: saremo noi terrestri a “invadere” Marte. Nel 2020 il Pianeta rosso è infatti destinato a ospitare ben quattro nuove missioni, complice una finestra di lancio particolarmente appetibile intorno a metà luglio. In prima fila la Nasa, che tornerà sul pianeta rosso con una nuova missione Mars 2020 alla ricerca di forme di vita aliena. Al suo fianco, Europa e Russia, con la prima missione congiunta sulla superficie marziana, e poi la Cina e anche l’Arabia Saudita, alla prima escursione sul Pianeta rosso.

Mars 2020

Per la Nasa è arrivato il momento di varare la missione che raccoglierà il testimone di Curiosity. Il nuovo rover, il cui nome (affidato alle proposte dei fan) sarà annunciato a febbraio, partirà il prossimo 17 luglio da Cape Canaveral per atterrare l’anno seguente nel cratere di Jazero, sito un tempo occupato da un antico lago che, sperano gli scienziati della Nasa, in qualche momento della storia marziana potrebbe aver offerto le condizioni perfette per lo sviluppo e il sostentamento della vita. Mars 2020 porterà sul pianeta un nuovo set di strumenti ultra tecnologici per scovare eventuali forme di vitai (passata o presente).

La Supercam, upgrade della suite di sensori ChemCam montati su Curiosity, permetterà di effettuare analisi a distanza delle rocce marziani alla ricerca di “firme biologiche”, cioè tracce fossili di antiche forme di vita organiche, e altre prove che dimostrino la passata abitabilità di Marte. Lo Sherloc (o Scanning Habitable Environments with Raman and Luminescence for Organics and Chemicals), uno spettrometro ad ultravioletti, portato a spasso dal rover andrà a caccia di composti organici sulla superficie del pianeta.

Oltre alle analisi scientifiche, la missione dovrebbe testare anche alcune tecnologie in vista delle future missioni umane su Marte. Ad iniziare da Moxie (Mars OXygen In situ resource utilization Experiment), un apparato sperimentale che proverà a produrre ossigeno puro in loco, a partire dalla CO2 presente nell’atmosfera marziana. E il Mars Helicopter Scout, un piccolo elicottero robotico che dovrebbe staccarsi dal rover per esplorare in volo i dintorni. E che, se tutto andrà come sperato, rappresenterà il prototipo per i futuri droni da esplorazione utilizzati nelle prossime missioni marziane.

Non è tutto: nel suo vagabondare per le pianure del pianeta rosso Mars 2020 sarà chiamato a raccogliere qualche decina di campioni di suolo, che verranno stipati in appositi contenitori che il rover abbandonerà lungo il tragitto sulla superficie del pianeta. La prima fase di una progetto ben più ambizioso: la Mars sample-return mission, che in futuro punta a organizzare una missione per il recupero dei campioni e il loro trasporto sul nostro pianeta. Un passo considerato fondamentale per conoscere con più precisione l’ambiente del pianeta, in vista delle future missioni umane sul pianeta.

ExoMars

Anche per l’Esa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos è arrivato il grande momento. A luglio partirà infatti la prossima fase della missione ExoMars, che porterà a sganciare su Marte il rover Rosalind Franklin. Nella speranza che non ripeta gli errori della povera sonda Schiaparelli, prototipo che nel 2016 ha fallito le manovre di atterraggio sul Pianeta rosso. Ovviamente gli scienziati europei e russi hanno imparato molto dal precedente tentativo, e ora le chance di far atterrare il rover senza incidenti sono reputate piuttosto alte. L’obbiettivo di Rosalind Franklin, come nel caso della nuova sonda americana, è la ricerca di prove che chiariscano una volta per tutte se Marte in passato abbia o meno ospitato la vita.

Per portare a termine questa missione, il rover arriverà su Marte equipaggiato di tutto punto per cercare indizi. Sia con analisi chimiche, che con con osservazioni morfologiche che indagheranno la possibile presenza di fossili nelle rocce della superficie. Molte delle tecnologie utilizzate nella missione saranno inoltre testate in vista del grande impegno comune di Esa e Nasa: quella Mars sample-return mission che in futuro dovrebbe portare sulla Terra i primi campioni geologici provenienti da un altro mondo.

Marte 1

Anche la Cina ha un appuntamento con Marte nel 2020. I test preliminari della missione si sono conclusi lo scorso novembre, e tra luglio e agosto dovrebbe partire il primo rover cinese destinato ad atterrare sul suolo marziano. L’obbiettivo in questo caso è duplice: da un lato, come per i colleghi occidentali, cercare le prove che il pianeta in passato ospitasse forme di vita; dall’altro, studiare più a fondo l’ambiente marziano, sia a livello dell’atmosfera, sia sulla superficie. Lavorando di concerto, gli strumenti presenti sulla sonda che rimarrà in orbita e sul rover che scenderà al suolo dovrebbero produrre una mappatura senza precedenti della topografia marziana: delle caratteristiche del suolo, la sua composizione, della presenza di depositi di acqua, alla caratterizzazione dell’atmosfera e della ionosfera. Se tutto andrà come previsto, il rover cinese, che per ora è identificato con il nome provvisorio Huoxing-1 (in cinese semplicemente “Marte 1”), esplorerà per almeno tre mesi un’area del pianeta conosciuta come Utopia Planitia, all’interno del più ampio cratere meteoritico noto sulla superficie del pianeta.

La missione degli Emirati

Prima volta su Marte anche per gli Emirati Arabi Uniti, anche se, nel loro caso, la missione non prevede lo sbarco di strumenti sul pianeta, ma si limiterà a piazzare una sonda in orbita marziana. Il nome scelto per il progetto è Hope Mars Mission, ed ha un obbiettivo chiaro: celebrare il cinquantesimo anniversario della nascita degli Emirati, che coinciderà con l’arrivo della sonda in orbita nel marzo del 2021. Ovviamente Hope avrà anche un importante obbiettivo scientifico. Nello specifico, la sonda è equipaggiata per studiare i cicli giornalieri e stagionali del clima e del meteo marziano, nella speranza di comprendere più a fondo cosa abbia innescato i drammatici cambiamenti climatici che hanno distrutto l’atmosfera del pianeta (un tempo più simile a quella terrestre), e per quale motivo stia ancora perdendo nello spazio grandi quantità di ossigeno e idrogeno.