HomeTecnologiaCon l’IA i rotoli di Ercolano tornano a parlare

Con l’IA i rotoli di Ercolano tornano a parlare

Quando negli anni Ottanta ne fu tentata l’apertura parziale, il danno fu tale che gli studiosi dovettero assegnare un punteggio di leggibilità pari a zero: qualche lettera isolata affiorava qua e là, ma gli strati sovrapposti rendevano il testo indecifrabile. Oggi, grazie al virtual unwrapping – lo “srotolamento virtuale”- del PHerc. 1667, un rotolo rinvenuto a Ercolano e conservato a Napoli, è stato recuperato quasi un metro e mezzo di testo continuo, distribuito su circa venti colonne di scrittura.

E’ la svolta annunciata alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli dai ricercatori della Vesuvius Challenge: leggere i rotoli di Ercolano senza aprirli, grazie alla combinazione di tomografia computerizzata ad altissima risoluzione e intelligenza artificiale. Per quasi duemila anni quei testi sono stati fisicamente intatti ma di fatto inaccessibili. Non più. “Ora possiamo seguire argomenti estesi attraverso più colonne – dice Federica Nicolardi, papirologa dell’Università Federico II di Napoli – è un cambiamento radicale”.

Le sorprese di Ercolano

Il rotolo esaminato è di dimensioni insolite – circa otto centimetri di altezza, meno della metà di un rotolo tipico di quella città prima della grande eruzione – e la sua grafia e i riferimenti interni suggeriscono una datazione al II o addirittura al III secolo a.C., collocandolo tra i più antichi della collezione. Titolo e autore restano ignoti, ma il contenuto invece è chiaro: non un testo epicureo, come ci si aspetterebbe dalla biblioteca di Ercolano, bensì un trattato filosofico che affronta temi etici in linea con il pensiero stoico: impulso, saggezza pratica, comportamento umano.

“Se questo testo fosse stato rinvenuto in Egitto o altrove, sarebbe stato classificato immediatamente come stoico”, osserva Nicolardi. La provenienza da una collezione quasi interamente epicurea impone cautela, ma se l’attribuzione stoica venisse confermata, il candidato più plausibile sarebbe Crisippo di Soli, terzo scolarca della Stoa e uno degli autori più citati dell’antichità, di cui però quasi nulla è sopravvissuto. Un indizio interno va in questa direzione: il testo menziona Aristocreonte, nipote e allievo di Crisippo.

Il filosofo al centro del trattato esamina due concetti-chiave. Il primo è l’hormē, l’impulso – la spinta ad agire comune a uomini e animali – e il rischio che, quando la ragione non riesce a governarlo, degeneri in passione dannosa. Il secondo è la phronēsis, la saggezza pratica: per gli stoici, la virtù suprema, la capacità di distinguere il bene dal male. In un passaggio particolarmente evocativo, l’autore scrive: “Indagheremo su qualcosa, ma non lo coglieremo, se in qualche modo ci allontaniamo da noi stessi e dalla nostra stessa natura”

Un ottavo libro sconosciuto

La seconda grande scoperta riguarda il PHerc. 139. Nella parte finale della superficie virtualmente srotolata, i papirologi hanno letto un colophon (ovvero la parte in cui l’autore dichiara il proprio nome, il luogo e l’anno di conclusione del lavoro) inequivocabile: Φιλοδήμου περὶ θεῶν Η̅ , ovvero “Filodemo, Sugli dèi, libro VIII”. Si tratta di una rivelazione: fino a oggi del Sugli dèi di Filodemo di Gadara, il filosofo epicureo più ampiamente attestato nella biblioteca ercolanese, era noto solo il primo libro (PHerc. 26). Ora si scopre che l’opera si estendeva almeno fino all’ottavo. Gli studiosi stanno rivalutando altri rotoli della collezione che trattano temi teologici affini, tra cui testi sulla conoscenza divina e sulla provvidenza, che potrebbero far parte della stessa serie.

Le prime letture del testo rivelano un lessico denso: prónoia (provvidenza), theós (dio), katà phýsin (secondo natura), tà méllonta (le cose future), tò noerón (il principio intellettivo). Un quadro coerente con la teologia epicurea: la natura degli dèi, il ruolo della provvidenza, la struttura del cosmo.

Raggi X e algoritmi

I risultati sono stati resi possibili da scansioni di tomografia computerizzata eseguite presso due grandi strutture europee: il Diamond Light Source nel Regno Unito e l’European Synchrotron Radiation Facility (ESRF) di Grenoble. Quest’ultima, aggiornata nel 2020 con un investimento di 150 milioni di euro da parte di 21 paesi, produce un fascio di raggi X di precisione e stabilità straordinarie. Le scansioni dei rotoli di Ercolano rappresentano il dataset più grande mai prodotto dall’ESRF: fino a 300 terabyte per singolo rotolo. A partire da questi dati, i ricercatori della Vesuvius Challenge hanno sviluppato le reti neurali in grado di rilevare l’inchiostro nascosto all’interno dei papiri carbonizzati, senza toccarli fisicamente.

Una gara aperta al mondo

Lanciata nel 2023 da Brent Seales – che da decenni guida questa ricerca all’Università del Kentucky – insieme agli imprenditori Nat Friedman e Daniel Gross, la Vesuvius Challenge ha trasformato un problema accademico in una competizione globale aperta, mobilitando ricercatori, ingegneri e scienziati cittadini con un premio di un milione di dollari. Il progetto ha reso pubblici software open source e immagini 3D ad alta risoluzione di due rotoli integri e di diversi frammenti. Ma il lavoro è ancora cominciato: più di 600 rotoli di Ercolano rimangono ancora chiusi.

Credit foto: Diamond Light Source, University of Kentucky

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