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Fabbricare carne: quando l’IA entra nella stalla

È interessante mettere a confronto “quello che si dice” sui danni provocati al sistema ambiente dagli allevamenti di animali da carne, con i modi in cui la scienza e le tecnologie di avanguardia affrontano l’argomento. Serve una guida esperta per valutare entrambe le posizioni: e questa guida ci viene offerta dal libretto di Negrini e Ajmone Marsan, entrambi docenti all’Università Cattolica di Piacenza-Cremona. Il titolo del libro è piuttosto terrificante e lascia immaginare pratiche alla Frankenstein; la presentazione effettiva degli argomenti è invece molto chiara e competente, e gli autori mettono in evidenza proprio quelle modalità tecnologiche che permettono oggi, e permetteranno in futuro, una alimentazione proteica rispettosa dell’ambiente e compatibile con le sempre crescenti esigenze umane. Tra i prodotti di rifiuto del metabolismo degli animali di allevamento, infatti, sono presenti grandi quantità di gas serra, che possono modificare le già precarie condizioni climatiche del pianeta. Proprio per evitare questo tipo di inquinamento lo sforzo attuale della tecnologia è particolarmente impegnativo.

Paolo Ajmone Marsan, Riccardo Negrini: Fabbricare carne. Tecnologia e allevamenti del futuro, Il Mulino, 2026 – pp. 189, € 17,00

Produrre animali da carne

La zootecnia infatti non riguarda, oggi, soltanto la produzione di animali da carne, ma è coinvolta anche nella gestione del territorio, nella tutela della biodiversità, nella salvaguardia del suolo e nella valorizzazione delle differenze ambientali. Inoltre la preoccupazione per il benessere degli animali nel corso della loro – breve – vita diventa sempre più pressante. Lo sviluppo di conoscenze biologiche e di innovazioni tecnologiche apre prospettive complesse, ma è necessario saper distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo, o temiamo, per rispettare consapevolmente l’equilibrio tra uomo e natura, e permettere la sua evoluzione nel tempo.

La relazione con l’ambiente

Gli allevamenti estensivi, i più antichi, riflettono una relazione profonda con i pascoli, rispettano i cicli naturali e si sviluppano in aree marginali dove una agricoltura intensiva sarebbe impraticabile. Gli animali possono essere lasciati liberi nello spazio a disposizione e per esempio, in montagna, il pascolamento controllato permette di conservare habitat preziosi, impedisce che i prati vengano invasi dal bosco, favorisce il riciclo dei nutrienti. Trasformando la biomassa vegetale non commestibile per l’uomo in proteine di alto valore tradizionale si valorizzano risorse che altrimenti resterebbero inutilizzate. Tuttavia, in termini di efficienza climatica la modalità di allevamento estensivo produce elevate emissioni di gas serra, e richiede elevati sussidi agroambientali.

Quando la carne è bio

Dagli anni Ottanta si sono sviluppati in Europa gli allevamenti biologici, che oggi rappresentano circa il 2% del totale. Questi sono particolarmente interessati al benessere animale e sono quindi soggetti a vincoli molto precisi. Dal punto di vista economico, hanno costi elevati e produttività bassa, inoltre – sottolineano gli autori – le emissioni di metano o di gas serra risultano superiori a quelle degli allevamenti specializzati. Nel mondo contemporaneo, però, l’aumento della popolazione umana comporta la necessità di nutrire tutti in modo adeguato ed equo: ciò richiede di sviluppare modelli di sostenibilità a livello planetario, modificando le strategie di produzione di cibo. Sulle modalità di allevamento tradizionale, devono necessariamente intervenire nuove competenze e nuove tecnologie. L’allevamento non è soltanto una fonte di cibo ma anche di reddito, e richiede investimenti, forza lavoro, modalità di trasporto, consumo di territorio e di energia, organizzazione di tempi e di spazi. Solo in una diversa prospettiva si possono utilizzare risorse fino ad oggi considerate rifiuti, organizzando un sistema complesso in cui si valorizzino nuove relazioni e nuovi ruoli tra uomo, animali e ambiente. Al tempo stesso, è importante controllare l’uso e non lo spreco di risorse tradizionali, come per esempio l’acqua, necessaria in grandi quantità per l’igiene degli spazi e degli animali.

Tra genetica e tecnologia

In questo panorama assume grande importanza la conoscenza della genetica, che permette di sviluppare processi di co-evoluzione mirata che leghino allevamenti animali, esigenze umane e caratteristiche ambientali. Oggi si possono infatti sviluppare artificialmente e in tempi brevi quei processi che in natura hanno portato evolutivamente alla selezione di specie con determinate caratteristiche. La lenta modificazione “naturale” delle popolazioni può essere studiata e permette di riscontrare affinità genetiche tra specie apparentemente lontane che hanno invece condiviso una lunga storia di migrazioni e di incroci. Inoltre le possibilità di fecondazioni artificiali pilotate, di gravidanze controllate, di cura e allevamento durante la crescita richiedono moderne conoscenze di genetica (ed eu-genetica), biochimica e bioinformatica che l’IA può mettere a disposizione.

Sensori per monitorare il benessere

Le moderne tecnologie, l’uso di raffinati sistemi di sensori, una continua raccolta di dati hanno sostituito gradualmente nelle stalle o negli allevamenti “l’occhio del padrone”, dando non solo la possibilità di intervenire in modi appropriati, per esempio, contro eventi patologici, ma soprattutto di prevenire infezioni, o anche solo malesseri o disagi negli animali sotto controllo. Nella moderna zootecnia si è affermata la distinzione tra salute e benessere degli animali, che vivono ormai in ambienti che garantiscono loro una buona qualità di vita. Si individuano i loro stati affettivi, si risponde ai loro bisogni non solo fisici ma anche relazionali, se ne interpretano i segnali comportamentali. I programmi che monitorano lo star bene di ogni capo regolano l’equilibrio omeostatico di ogni individuo, intervenendo automaticamente sull’intreccio dei parametri rilevati continuamente dai sensori e offrendo agli animali, negli allevamenti più moderni, anche esperienze positive come giochi, interessi, esplorazioni.

L’occhio dell’IA

In relazione al benessere animale, nel bilancio tra input e output viene costantemente misurato l’impatto ambientale, che può essere modificato da cambiamenti di dieta, di igiene, di disposizione spaziale. La produzione di gas serra dipende essenzialmente dal tipo di cibo e dalle modalità di digestione; allontanandosi progressivamente da situazioni “naturali” l’efficienza può essere continuamente migliorata, controllata da una IA che aiuti a programmare, per esempio, le diete. Ma si possono programmare e controllare anche i tempi degli accoppiamenti, dei parti e degli svezzamenti in funzione delle attese previsioni climatiche e dello sviluppo delle risorse agricole.

Verso la carne artificiale

Possibilità e utopia (forse) si intrecciano in questa visione piuttosto idilliaca che, tuttavia, si sta realizzando nel mondo sostituendo le pratiche tradizionali integrando conoscenze ed esperienze. Per completezza gli autori descrivono brevemente le tecnologie e i costi necessari per sviluppare in laboratorio tessuti proteici, a partire dalla costosa esigenza di materie prime, delle necessarie attrezzature, delle condizioni di sterilità e delle prospettive di mercato. L’idea di sfamare così l’umanità può sembrare semplice ed è forse attraente, ma la possibilità di ricostruire in laboratorio i processi biologici che portano negli organismi alla formazione dei muscoli è – oggi – costosa e ancora lontana. Più facile è puntare sulla zootecnia di precisione, che garantisce benessere, salute e esperienze positive agli animali magari attrezzandoli con sensori indossabili capaci di registrare parametri con un rilevamento continuo. Da una parte si resta affascinati dalle potenzialità e dalla efficienza di queste strutture di controllo, dall’altra è difficile sottrarsi ai ricordi di letture antiche, come il Brave New World di Huxley. E se, sfruttando queste modalità tecnologiche, venisse in mente di rendere felici anche i bambini?

Foto di Daniel Quiceno M su Unsplash

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