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Pirateria vegetale, quando il pomodoro è illegale

Lo chiamano “oro verde” non a caso: perché il pomodoro da mensa e da industria è una delle colture più redditizie al mondo per ettaro coltivato. Alcuni semi, come i cosiddetti ibridi F1 di pomodoro ad alta resa o resistenti ai virus, hanno prezzi al grammo che superano la quotazione dell’oro metallico, rendendo la sua filiera sementiera un bene di valore inestimabile. E di conseguenza anche un bersaglio per il mercato nero.

Un pomodoro illegale

La realtà dei campi, infatti, dice che parte del business è finita nel mirino della criminalità organizzata, che ha messo le mani sul mercato illegale alimentato dalla pirateria vegetale, dalle falsificazioni di marchio e dal traffico di sementi non tracciate. I dati tracciano un quadro allarmante. In Europa la percentuale delle pratiche illegali oscilla tra il 5% e il 15% del mercato sementiero, con picchi che superano il 30-40% nei settori ad alto valore come gli ortaggi da mensa e l’ibridazione. In Italia le aree più a rischio sono la Sicilia e la Puglia. Il danno economico è importante: complessivamente, la contraffazione di sementi e agrofarmaci sottrae all’agricoltura legale oltre 6 miliardi di dollari all’anno.

A confermare quanto il problema stia diventando un’emergenza sono le recenti operazioni di polizia che hanno fatto luce su un vero e proprio mercato parallelo. Poco prima dell’estate, per esempio, nel polo orticolo siciliano tra Ragusa e Gela, le Fiamme Gialle e l’Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero dell’Agricoltura hanno sequestrato oltre 30.000 semi contraffatti: riproduzioni abusive di pregiati ibridi di pomodoro ad alto valore commerciale. Nel 2024 l’operazione “Via dei Semi” nel Nord Italia aveva condotto al maxi-sequestro di 263 tonnellate di sementi da orto non tracciabili, confezionate con falsi marchi di garanzia e richiami ingannevoli al Made in Italy. Nel suo complesso, l’attività dell’ICQRF parla chiaro: quasi 500 sequestri di filiera nell’ultimo anno, per un valore complessivo che supera i 47,8 milioni di euro.

I danni della pirateria vegetale

Il danno, tuttavia, non è soltanto economico. Sviluppare una nuova varietà vegetale capace di resistere alla siccità o ai parassiti richiede dai 10 ai 12 anni di ricerca e investimenti fino a 3 milioni di euro per singola varietà: la “pirateria vegetale” azzera questi sforzi e toglie al comparto molte risorse da impiegare nella ricerca. Inoltre le sementi fuorilegge – sempre più spesso disponibili alla vendita online – non sono sottoposte ai controlli fitosanitari e possono veicolare virus, batteri e patogeni distruttivi per le colture. Per l’agricoltore che, magari senza saperlo, acquista questi lotti, il rischio è doppio: scarsa germinazione, perdita del raccolto, fino al sequestro delle coltivazioni e alla perdita dei sussidi europei.

Come distinguere il pomodoro contraffatto

Ma come si fa a distinguere un seme originale da uno piratato? A prima vista, ovviamente, i semi sono uguali. Serve quindi combinare analisi fisiche, test biologici ad alta tecnologia e verifiche di tracciabilità digitale. Per capire se la varietà corrisponde a quella dichiarata o se si tratta di una “clonazione” abusiva, uno dei metodi consiste nell’analisi del DNA: si estrae il patrimonio genetico da un piccolo campione di semi per confrontarlo con quello conservato nei database ufficiali. Oggi, per avere una risposta genetica in poche ore invece di attendere giorni, sono disponibili anche piccoli lettori molecolari che le autorità doganali possono usare direttamente sul campo (aeroporti, porti, magazzini). Un passo ulteriore è quello rappresentato dal Sequenziamento di Nuova Generazione (NGS), che permette di analizzare in poche ore non solo il genoma del seme, ma anche la presenza di virus, batteri e patogeni nascosti sulla superficie. Gli algoritmi di IA possono invece analizzare le anomalie di contesto, incrociando i dati sulle spedizioni commerciali (prezzo per kg, rotta di spedizione, paese d’origine, venditore) con i database delle frodi storiche. Se un lotto di semi d’ibrido pregiato viene venduto a un prezzo insolitamente basso o proviene da un intermediario non certificato, l’algoritmo segnala all’ispettore doganale l’anomalia, suggerendo un controllo genomico immediato.

Ancor prima che sui campi, infatti, la partita si gioca alle dogane. Qui, spiega Gabriele Oliva, docente di Ingegneria dei Sistemi Intelligenti all’Università Campus Bio-Medico di Roma (UCBM), “il problema non è solo analizzare un campione, ma decidere in fretta quale lotto vale la pena controllare. L’intelligenza artificiale serve esattamente a questo: impara dai casi di frode già accertati e li incrocia con i dati genomici e commerciali, riconosce le anomalie e propone all’ispettore una priorità di controllo motivata e verificabile”.

CUSTOMICS per controllare le dogane

Per arginare questo traffico prima che scavalchi i confini europei, servono quindi tecnologie da impiegare direttamente alle frontiere. Per questo all’UCBM ha appena preso il via CUSTOMICS, un progetto europeo finanziato dall’Unione Europea con quasi tre milioni di euro che unisce genomica, intelligenza artificiale e cybersecurity con l’apporto di quattro paesi. L’obiettivo è quello di trasformare la verifica alle frontiere – a partire proprio dai semi di pomodoro – da semplice controllo documentale a uno screening biologico e digitale in tempo reale. Combinando il sequenziamento genetico portatile con algoritmi capaci di incrociare i dati molecolari con i casi di frode pregressi e le rotte commerciali, le dogane potranno individuare istantaneamente i lotti sospetti e gli agenti patogeni prima che entrino nel mercato unico.

“CUSTOMICS adotta un approccio “One Health” – conclude Vittoria Locato, presidente del corso di studi in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana UCBM – riconoscendo che la salute delle piante, la salute ambientale, la sicurezza alimentare e la salute pubblica sono strettamente interconnesse. Impedire l’ingresso nell’UE di agenti patogeni nocivi e di materiale sementiero fraudolento contribuisce a proteggere la produzione agricola e la biodiversità, riducendo al contempo i rischi per i sistemi alimentari e rafforzando la fiducia dei consumatori”.

Foto di Avin CP su Unsplash

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