Un arcobaleno nella Nebulosa di Orione

Piccole scintille. Microscopici puntini luminosi dentro un arcobaleno di colori. È l’ultima immagine della Nebulosa di Orione catturata dagli occhi attenti dei telescopi spaziali Spitzer ed Herschel, il primo della Nasa e il secondo della Esa. La brillante cascata di perle luminose in alto a destra nell’immagine non è altro che un gruppo di stelle nei primissimi stadi di sviluppo, avvolto in una nuvola colorata di gas e polveri. 

I due strumenti sono stati in grado di regalare questa fotografia grazie alla complementarità dei loro sensori, in entrambi i casi sensibili all’infrarosso, ma a quella parte di radiazione più vicina allo spettro del visibile quelli di Spitzer, del lontano infrarosso, e vicina alle microonde, quelli di Herschel. E i due hanno proprio agito in tandem: nel corso dell’inverno e della primavera del 2011, infatti, il telescopio dell’Esa ha dettagliatamente mappato questa porzione di cielo una volta ogni sei settimane, raccogliendo dati utili riguardo l’emissione di lunghe onde di infrarosso, che corrispondo a particelle di polvere fredda. Contemporaneamente Spitzer teneva sottocontrollo le emissioni corte, segnale invece della presenza di polvere calda.

Nel mettere insieme i dati provenienti dai due telescopi però, i ricercatori hanno notato qualcosa di strano: la luminosità di alcune stelle più giovani aveva subito, nell’arco di appena qualche settimana, variazioni anche superiori al 20 percento. Troppo in così poco tempo secondo gli scienziati, che si aspettano variazioni simili in un intervallo di anni, se non di secoli.

Due sono gli scenari ora al vaglio degli studiosi. Il primo è che grumosi filamenti di gas si intrufolino dall’esterno verso il centro della stella, aumentandone momentaneamente la temperatura quando raggiungono il disco interno. La seconda ipotesi invece riguarda l’occasionale deposito di materiale sul bordo interno del disco che mette in ombra l’esterno.

Riferimenti: Nasa

Credit immagine: NASA/ESA/JPL-Caltech/IRAM

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