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L’evoluzione della cultura

di
Mauro Capocci

Luigi Luca Cavalli SforzaL’evoluzione della cultura. Proposte concrete per studi futuriCodice Edizioni, 2004pp.145, euro 14,00Sono ormai tanti anni che Luigi Luca Cavalli Sforza fonde insieme la storia genetica con la storia culturale dell’umanità. Un cocktail decisamente atipico ma che si è conquistato legittimità grazie non solo agli interessanti risultati che Cavalli Sforza e il suo gruppo hanno ottenuto, ma anche grazie alla grande capacità di divulgazione delle pur complesse questioni in gioco. Basti ricordare il best seller “Geni, popoli e lingue” che metteva in relazione la storia linguistica dell’umanità con l’evoluzione recente del genoma umano. Come d’altra parte afferma in questo volume, Cavalli Sforza ritiene che umanisti e scienziati siano molto più vicini di quanto si pensi, e possano proficuamente collaborare a svelare i misteri del passato del genere umano: “gli uni e gli altri usano gli stessi metodi di analisi intellettuale, ma linguaggi profondamente diversi”.Dall’incontro di questi due linguaggi è nato questo volume erratico e suggestivo – più un quaderno di appunti “da fare” che un erudito saggio scientifico – che spazia con molta disinvoltura nello spazio compreso dall’espressione “evoluzione della cultura”, ossia tutti i “processi, forze e fattore che mantengono e cambiano la cultura”. I venti brevi capitoli vanno quindi ognuno in direzione diversa, illustrando con facilità e semplicità di linguaggio come cultura e biologia non siano assolutamente da considerarsi compartimenti separati. Al contrario, si influenzano reciprocamente, modificandosi nel corso del tempo. Un esempio classico, considerato paradigmatico dall’autore, è l’enzima lattasi, necessario per poter metabolizzare e sfruttare gli zuccheri presenti nel latte animale. Normalmente, l’essere umano produce questo enzima solamente nei primi anni di vita, praticamente fino alla fine dell’allattamento. A un certo punto, una mutazione occasionale ha reso possibile per alcuni individui la produzione dell’enzima per tutta la vita. Tuttavia, se nel frattempo la popolazione cui questi individui appartenevano non avesse sviluppato la capacità di allevare il bestiame, o quanto meno di utilizzarne il latte, la mutazione non si sarebbe diffusa, rimanendo largamente minoritaria. Essa è invece assolutamente predominante nei popoli europei, mentre è molto più rara negli asiatici, negli africani e nei nativi americani. Dunque un’innovazione culturale, quale il passaggio all’agricoltura e alla pastorizia, ha di fatto “guidato” l’evoluzione biologica (ovviamente avvenuta per la normale via darwiniana della selezione naturale). Da qui scaturiscono anche le critiche che il genetista italiano muove nei confronti dei programmi di ricerca sociobiologici o di “psicologia evoluzionista”.Le direzioni possibili di ricerca individuate da Cavalli Sforza sul crinale tra biologia e scienze umane sono tante, troppe per essere riassunte in questo spazio. Sono però tutte legate da una profonda convinzione espressa dall’autore: “Il mio lavoro di ricerca sull’evoluzione genetica dell’uomo moderno … mi ha convinto che l’evoluzione culturale ne è stata la parte più decisiva: quella genetica è stata molto interessante da ricostruire … ma se non si tiene conto della componente culturale le conclusioni restano prive di buona parte del loro sistema causale”. Questo agile volume è un’altra valida pubblicazione da parte della nuova casa editrice “Codice Edizioni”, che dopo il monumentale volume di inaugurazione “La struttura della teoria dell’evoluzione” sta creando un catalogo di alto livello, assegnando uguale importanza alle due componenti fondamentali dell’essere umano: natura e cultura.

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