Mal di pancia, attenti all’acqua della piscina

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(Foto via Pixabay)

“Ho bevuto”. Quasi sempre per caso, a volte per gioco, capita che nell’intestino, dopo un tuffo o una nuotata in piscina, vada a finire anche un po’ dell’acqua della vasca. Ma sarebbe opportuno evitarlo il più possibile, perché ci sono dei rischi associati all’ingerimento dell’acqua contenuta nelle piscine pubbliche, contenente un gran numero di parassiti in grado di passare facilmente da persona a persona. Negli ultimi anni, il numero di casi di diarrea causati dall’ingestione di acqua di piscina è infatti raddoppiato solamente negli Stati Uniti.

L’infezione spesso avviene quando un nuotatore ingerisce acqua contaminata da un parassita chiamato Cryptosporidium, un protozoo solitamente difficile da eliminare, in grado di causare un’enterite acuta che si manifesta con sintomi quali diarrea, dolori addominali e nausea, che possono durare fino a tre settimane. Questo parassita è in grado di sopravvivere fino a 10 giorni in acqua contenente cloro, ed è in grado di infettare un essere umano tramite una sola sorsata d’acqua. Meglio, quindi, cercare di limitare la quantità di acqua di piscina ingerita, lavarsi le mani prima di entrare e fare sempre una doccia appena usciti.

Per eliminare Cryptosporidium, gli americani Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomandano l’utilizzo di alti livelli di cloro per purificare l’acqua e la chiusura temporanea della piscina (un’alta quantità di cloro è infatti dannosa per gli esseri umani). In generale, è buona norma aspettare almeno due settimane, sia per adulti che per bambini, dopo la fine della diarrea per andare o tornare a nuotare in una piscina pubblica.

Riferimenti: CDC