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Antenati, fossili, pietre

di
Luca Passacelo

Henry Gee
Tempo Profondo. Antenati, fossili, pietre.
Einaudi, 2006
pp.236, euro 20,50

È dalla paleontologia che sono venute molte delle novità più importanti nella teoria dell’evoluzione. Dopo che il darwinismo si era consolidato negli anni Quaranta attorno a quella che era stata detta “Nuova Sintesi” o “Sintesi moderna” – la fusione di genetica mendeliana e teoria darwiniana della selezione naturale – per trent’anni le principali linee di ricerca si sono concentrate sul portare supporto a questo modello che sembrava poter tenere insieme tutto, dai fossili al Dna. Nel 1972, due paleontologi poi divenuti celebri, lanciarono un masso nello stagno, le cui onde arrivarono dappertutto: i due paleontologi erano Stephen Jay Gould e Niles Eldredge, e il sasso era la teoria degli equilibri punteggiati, che suscitò un notevole dibattito e portò sostanzialmente all’espansione della teoria darwiniana, per mezzo dell’integrazione di ipotesi evoluzioniste non strettamente selezioniste.Questo libro di Brian Gee (editor di Nature) va a mettersi nello stesso scaffale (e non solo per vicinanza alfabetica: Gee sta bene tra Eldredge e Gould), andando a raccontare l’evoluzione e l’impatto della cladistica sulla teoria dell’evoluzione e sulla percezione che il pubblico ha del darwinismo (o almeno, quello che ritiene l’evoluzionismo l’unica teoria scientificamente fondata per spiegare l’attuale diversità della vita sulla terra). Cos’è la cladistica? È un modo di classificare le forme viventi a seconda della vicinanza al loro più recente progenitore comune. L’essere umano e la mucca sono sullo stesso clade: hanno sicuramente un antenato comune. Ma anche mucca e cavallo: che saranno su un clade che parte da un nodo superiore a quello che divide mucca/cavallo dall’umano. Insomma, la cladistica, in base alle caratteristiche morfologiche mette insieme i gruppi, ipotizzando un possibile percorso evolutivo e a ogni nodo far corrispondere un ipotetico antenato. È in questa considerazione “ipotetica” che la cladistica e la paleontologia innovano il pensiero evoluzionista. Infatti, ai nodi non vengono fatti corrispondere dei veri organismi, ma delle forme teoriche: il risultato è quello di costruire degli alberi filogenetici che annullano le sequenze temporali, dando spazio invece all’aspetto morfologico e quindi evolutivo. Ciò, secondo Gee, è dovuto alla paleontologia, e al fatto che la paleontologia, nel suo duro e affascinante lavoro di scavo, non può far altro che aprire piccoli squarci di luce nel buio pesto del ‘tempo profondo’ della storia della vita sul pianeta. Un tempo in cui non si può pensare negli stessi termini del tempo quotidiano, ma in cui gli indizi che raccogliamo sono sparsi in uno spazio pressoché infinito nel quale è praticamente impossibile risalire ad alcun tipo di discendenza reale. Cioè, non potremo mai sapere se gli ominidi fossili rinvenuti in Africa sono veramente i nostri progenitori, o se piuttosto sono rami a parte, con i quali condividiamo un antenato comune.Dunque, ci dice Gee, basta con le rappresentazioni classiche dell’evoluzione, con tanti punti connessi tra loro come un albero genealogico, e quindi basta con gli anelli mancanti dell’evoluzione. Molto interessante l’argomentazione a questo riguardo, ben documentata e soprattutto mai noiosa: l’autore d’altra parte è scienziato e redattore della rivista Nature, dunque ha esperienza sia di scienza che di scrittura. Tuttavia, sembrano meno fondate le obiezioni epistemologiche, che parlano di una paleontologia che dovrebbe rispondere solamente ai criteri di scienza della fisica, e liberarsi quindi della storicità che invece, proprio grazie alle espansioni fatte negli ultimi tre decenni, aveva fatto ingresso nelle scienze biologiche. Insomma, a partire proprio da alcune delle considerazioni che aprirono il rinnovo della teoria dell’evoluzione, Gee propone una sorta di passo indietro epistemologico, supportato dai successi che la cladistica ha ottenuto in alcune importanti controversie. Il dibattito è aperto, e ancora una volta, lungi da mostrarne le difficoltà, mostra tutta la vitalità della teoria darwiniana, capace di accogliere controversie, mantenendo solide le fondamenta.

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