Australopithecus sediba non era un nostro antenato

sediba
(Foto: Cicero Moraes et alii (Luca Bezzi, Nicola Carrara, Telmo Pievani) via Wikipedia

Parenti che arrivano, parenti che se ne vanno. La storia (antropologica) della nostra famiglia allargata è piuttosto complicata, tra nuovi membri che si aggregano e altri cui non sappiamo bene che posto dare. Capita così per esempio ad Australopithecus sediba, da alcuni considerato un nostro possibile antenato (nostro inteso riferito al genere Homo). Oggi, uno studio su Science Advances, rimette infatti tutto in discussione: è piuttosto improbabile che A.sediba fosse un nostro avo. Banalmente – ma nemmeno tanto – per questione di tempo.

A.sediba, un vecchio antenato?

I fossili di A.sediba che abbiamo provengono da un unico sito, quello di Malapa, in Sudafrica. Appartengono a ominidi di circa 2 milioni di anni e sono più giovani di circa 800 mila anni dei più antichi resti mai rinvenuti del genere Homo, appena una mandibola con qualche dente attaccato, rinvenuta in Etiopia. Malgrado questo e considerando le somiglianze tra i due generi – per esempio la camminata bipede -, secondo alcuni esperti non è escluso che questi australopitechi siano stati nostri antenati. Ominidi di A.sediba potrebbero magari aver vissuto a lungo ed essersi sovrapposti temporalmente al genere Homo. Uno scenario certamente possibile, anche se 800 mila anni sono davvero tanti. Quanto è probabile dunque che un evento del genere possa avvenire, si sono chiesti oggi Andrew Du e Zeresenay Alemseged dell’Università di Chicago?

Antropologia, questione anche di statistica

Che le cose siano andate proprio così è alquanto improbabile. Per dirla con le parole di Du le analisi mostrano che questa probabilità è prossima allo zero. Secondo i modelli utilizzati dagli scienziati – il paper è una carrellata di analisi statistiche – la probabilità è in media solo dello 0.09%. Anche le evidenze riportate in letteratura d’altronde, scrivono, vanno nella stessa direzione: in 28 casi analizzati di possibili relazioni antenato-discendente tra due ominidi, solo in un caso il discendente era più vecchio del suo possibile antenato. E comunque, anche in questo caso, la finestra temporale di separazione era molto più piccola di 800 mila anni, appena 100 mila.

Nonna Lucy, la più probabile antenata

Se Australopithecus sediba esce di scena, almeno dall’album di famiglia dei parenti stretti, a rimanere fermo al suo posto è
Australopithecus afarensisis (Lucy, per intendersi), considerato da Du e Alemseged l’antenato diretto più probabile per il genere Homo. Oltre che per le somiglianze con i resti dell’Homo più antico, anche la storia temporale e geografica sostiene questa ipotesi: i fossili di afarensis sono di poco più vecchi delle più antiche testimonianze del genere Homo, e sono stati rinvenuti anch’essi in Etiopia. E se le somiglianze morfologiche e le caratteristiche delle specie possono essere questionabili, conclude
Alemseged, le analisi statistiche e matematiche lo sono molto meno.

Riferimenti: Science Advances

(Immagine di copertina: Cicero Moraes et alii (Luca Bezzi, Nicola Carrara, Telmo Pievani) via Wikipedia

Articoli correlati

1 commento

  1. La caratteristica principale dell’essere umano che ha portato attraverso la sua evoluzione, all’ uomo moderno, è stata sicuramente il suo livello cognitivo; le caratteristiche fisiche sono sempre venute a rimorchio dei cambiamenti strutturarli nervosi; discorso che potrebbe essere valido per tutti gli esseri viventi dotati di sistema nervoso. Se A. sediba -per motivi particolari che non andiamo ad approfondire- avesse sviluppato la lateralizzazione degli emisferi come sembra, la cosa gli avrebbe permesso di avere un livello cognitivo superiore rispetto agli altri tipi di ominidi con eguali dimensioni cerebrali contemporanei. A. sediba comparso due milioni di anni fa, se si fosse incrociato con gli ominidi contemporanei- ma forse anche semplicemente evoluto-, sarebbe stato l’artefice nella sua evoluzione della nascita di Homo sapiens, e grazie al suo livello cognitivo avrebbe potuto convivere nel tempo con ominidi contemporanei con più gradi di evoluzione anche per più di un milione di anni; magari Homo naledi è un suo discendente.
    La matematica, dunque, direi che è meglio utilizzarla nell’elaborazione e convalida di nuove teorie, e non come ispirazione per crearne di nuove dal nulla.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here