Meno energia dal Sole nel 2050

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(Credit: NASA/SDO)

Ci sembra sempre lo stesso, ma il realtà anche il Sole cambia di continuo. Per esempio durante un grande minimo, un evento periodico durante il quale il magnetismo della stella si riduce molto, le macchie solari si presentano in modo discontinuo o scompaiono quasi del tutto e l’irraggiamento solare totale raggiunge dei minimi. La comunità scientifica ritiene che qualcosa di simile potrebbe avvenire entro la metà del prossimo secolo, ma attualmente non è chiaro quali effetti avrà il prossimo grande minimo solare sulle temperature del nostro pianeta. Una possibile risposta arriva dall’ultimo lavoro di un team di ricercatori dell’Università di San Diego in California, che partendo dall’analisi di alcune stelle simili alla nostra ha stimato di quanto diminuisce la radiazione ultravioletta durante la transizione da un ciclo solare normale ad uno stato di grande minimo, in cui il Sole emette meno energia.

Storicamente i grandi minimi hanno avuto ripercussioni sul clima in Europa, in particolare nella zona artica dell’Atlantico ed anche in Antartide. Infatti, a partire dalla metà del XVII° secolo dal 1645 al 1715 proprio in Europa si verificò un periodo di grande freddo conosciuto con il nome di “Minimo di Maunder”, in cui il fiume Tamigi e diverse zone del mar Baltico congelavano completamente durante l’inverno. Durante quel periodo gli astronomi dell’epoca verificarono l’assenza di macchie solari (circa 50 in totale contro le normali 50000), che invece si presentano sulla superficie solare con una ben nota periodicità di 11 anni, durante i quali esse passano da un massimo ad un minimo.

Nello studio, pubblicato su Astrophysical Journal Letters, il team di astrofisici guidati da Dan Lubin dell’Università di San Diego è partito dall’analisi di un campione di 33 stelle simili al nostro Sole, per cercare di calcolare cosa potrebbe accadere durante il prossimo periodo di grande minimo. Lubin e colleghi hanno esaminato venti anni di dati, raccolti con un telescopio da 45 centimetri per luce ultravioletta durante la missione del satellite International Ultraviolet Explorer, in orbita negli anni ’70 -’90 del secolo scorso. Gli scienziati hanno quindi confrontato stelle con emissioni analoghe a quelle del nostro sole e identificato quei soli che mostravano essere in un punto di minimo.

In corrispondenza di un grande minimo Lubin ha valutato che si potrebbe verificare una riduzione del 7% dell’emissione di raggi ultravioletti dal Sole, rispetto a quella che si osserva in un periodo di minimo normale. Se ciò si verificasse nelle prossime decadi, si potrebbe sperare in un rallentamento del riscaldamento globale, dovuto ai gas serra? In realtà il raffreddamento terrestre dovuto ad un grande minimo potrà limitare solo in piccola percentuale (decimi di grado Celsius) l’effetto di riscaldamento causato dalla crescente concentrazione di anidride carbonica, che a partire dalla rivoluzione industriale è passata da 300 ppm fino a 400 ppm di oggi.

“Ora abbiamo un punto di partenza da cui realizzare modelli e previsioni del clima più accurate”, ha spiegato Lubin, “e possiamo avere un’idea più precisa di quanto la radiazione solare UV possa incidere sui cambiamenti climatici. Tuttavia un evento di grande minimo del sole non potrà fermare la deriva del nostro pianeta verso il riscaldamento globale”.

Riferimenti: Astrophysical Journal Letters

(Credit immagine: NASA/SDO)

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