In quale era viviamo?

Nella linea evolutiva della Terra da un’era geologica a un’altra, qual è la nostra posizione attuale? E poi: esiste il Quaternario? E se no, in che era viviamo? Da 150 anni i geologi cercano di rispondere a queste domande senza trovare una risposta univoca. L’ultima notizia arriva dall’International Commission on Stratigraphy (ICS), una task-force formata lo scorso agosto per dirimere questioni di questo tipo, e dall’International Union for Quaternary Research che hanno dichiarato la scorsa settimana che bisogna mantenere in vita il Quaternario e datare il suo inizio a 2,6 milioni di anni fa. La polemica sull’esistenza o meno di questa era geologica è entrata nel vivo l’anno scorso quando su Nature vennero pubblicati i risultati di un progetto internazionale di sette anni, pensato per risolvere il problema della scala temporale geologica. La comunità scientifica è infatti divisa in due scuole. La prima vede gli ultimi 23 milioni di anni come un’unica era denominata Neogene; la seconda ha introdotto il Quaternario, un nuovo periodo che dovrebbe aver avuto inizio circa due milioni di anni fa. I sostenitori di questa ultima ipotesi vedono nell’aumento di ghiacciai e iceberg di due milioni di anni fa, nel successivo susseguirsi di glaciazioni e nello sviluppo della razza umana i segni di una nuova era. Ma lo studio su Nature non fece alcun cenno al Quaternario, escludendolo dalla scala temporale. Le accuse degli scienziati discordi sono state aspre. Felix Gradstein, Università di Oslo, direttore del progetto e autore della scala temporale aggiornata, comprende l’ira dei colleghi ma ribadisce che i segni da loro evidenziati non sarebbero sufficienti per marcare una nuova era. (a.m.)

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