Intestino, il “secondo cervello” si rinnova ogni due settimane

Uno studio sui topi mostra che il “secondo cervello”, l'intestino, cambia cellule ogni due settimane. Un meccanismo di rinnovo che se inceppato potrebbe contribuire allo sviluppo del Parkinson

secondo cervello
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Il “secondo cervello” non dorme mai: le cellule nervose dell’intestino appaiono infatti estremamente dinamiche, rinnovandosi, in media, una volta ogni due settimane. Almeno nei topi. È quanto emerge da uno studio presentato al meeting annuale della Society for Neuroscience, secondo quanto riporta il New Scientist. Questo movimentato turnover cellulare potrebbe avere ripercussioni anche sulla salute se non funzionasse a dovere, giocando un ruolo, per esempio, nello sviluppo del morbo di Parkinson.

Un secondo cervello, in perenne movimento

I ricercatori hanno scoperto ogni due settimane i neuroni dell’intestino muoiono e vengono rimpiazzati da nuove popolazioni di cellule nervose, lasciando sempre costante il numero totale. “Ma ci deve essere un sistema di pulizia, altrimenti si accumulerebbero i residui delle cellule morte”, spiegano i ricercatori. E infatti per ripulire l’intestino dai neuroni che non servono più entrano in gioco i macrofagi, un tipo di cellule del sistema immunitario che hanno il compito proprio di spazzar via i rifiuti, mangiandoli.

Un nesso con il Parkinson?

Le continue conferme, nel mondo della ricerca, di un legame tra intestino e cervello, spingono gli scienziati a studiare il tratto gastrointestinale anche per capire l’origine di alcune malattie cerebrali. Una di queste, già nota per avere possibili coinvolgimenti intestinali, è il morbo di Parkinson.

Alcuni studi suggeriscono che l’accumulo della proteina alfa sinucleina nei neuroni nell’intestino sia coinvolta nello sviluppo del Parkinson e, secondo i ricercatori, potrebbe esserci un collegamento proprio con il rinnovo cellulare. “Se qualcosa va storto con il meccanismo di pulizia delle cellule morte, si verifica un accumulo di residui, e maggiori sono i residui più alfa sinucleina si accumula”, spiegano gli autori. Ci sono evidenze a sostegno di questa ipotesi: gli scienziati hanno provato a inceppare di proposito l’azione dei macrofagi, ottenendo, in effetti, accumuli della proteina. Le disfunzioni gastrointestinali collegate col Parkinson potrebbero quindi essere dovute a dei problemi con il ricambio cellulare.

Un campo da esplorare

“Il sistema nervoso dell’intestino è ampio e complesso, e può avere un impatto su molti aspetti della salute, come la digestione, il sistema immunitario, ormonale e metabolico”, spiegano gli autori in una recente pubblicazione su The Journal of Neuroscience. “I meccanismi alla base dell’equilibrio tra le cellule intestinali sono ancora in gran parte sconosciuti, quindi è importante che la ricerca avanzi in questa direzione, non solo per capire la biologia dell’intestino, ma anche del cervello”.

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