Paolo Vineis
Equivoci bioetici
Codice Edizioni 2006, pp.120, euro 15
Nelle discussioni italiane in ambito di bioetica troppo spesso i fatti sono ritenuti poco interessanti. Inoltre, questioni di bassa cucina politica distorcono le prospettive, oscurando quel minimo barlume di realtà che ci è concesso di conoscere. Sorgono spesso degli “equivoci”, che questo libro di Paolo Vineis edito da Codice Edizioni passa al vaglio in maniera scrupolosa.
Epidemiologo torinese che lavora tra l’università piemontese e l’Imperial College di Londra, Vineis da anni cerca di spiegare al pubblico i complessi concetti legati alle probabilità in medicina. Un campo estremamente importante, perché la certezza nell’arte medica è un’utopia, e in genere si parla di probabilità, di statistiche, e non sempre è facile fare analisi di costi/benefici. Soprattutto, capire cosa una probabilità implichi per il singolo paziente.
Inoltre, negli ultimi anni si fa un gran parlare di fattori di rischio, di malattie multifattoriali, di mutazioni genetiche che predispongono a patologie. Concetti su cui Vineis fa luce affrontando alcune contese che hanno attraversato e diviso l’Italia negli ultimi anni: si va dalla genetica alle tradizioni etiche a confronto, dalla clonazione all’evoluzione, fino alle biotecnologie di miglioramento del corpo.
Rispetto alle questioni meno “scientifiche”, Vineis, adotta un approccio che è soprattutto di buon senso. Prima ancora di fare appello alla razionalità scientifica, sostiene, facciamo un po’ di conti con la realtà. Secondo l’autore, è indubbio che per molte persone nella vita vi sia una sorta di mistero irrazionale, una sacralità che prescinde anche da credenze religiose. La bioetica e le legislazioni in uno stato liberale e democratico devono quindi fare i conti con questa sensazione diffusa.
Nei capitoli dedicati a temi maggiormente biologici, invece, Vineis fa appello ai dati disponibili per criticare alcuni luoghi comuni. Per esempio, l’idea che sia il genoma di una persona a determinarne in modo univoco il destino biologico. È un mito che ancora viene divulgato, nonostante la grande mole di evidenze scientifiche contrarie. Piuttosto che a un programma da eseguire, il genoma dovrebbe quindi essere considerato una partitura jazz. Ogni individuo rappresenta una improvvisazione su una base comune, imprevedibile e che di volta in volta sceglie strade diverse.
Ecco quindi che anche il concetto di rischio genetico si sfuma. Se è vero che alcune mutazioni sono fortemente correlate con l’insorgere di malattie, è pur vero che nella stragrande maggioranza dei casi le patologie sono multifattoriali. Cioè, sono tante le mutazioni genetiche che causano la malattia e tanti i fattori che possono influenzare positivamente o negativamente la condizione biologica dell’organismo.
Il testo di Vineis ha il merito di utilizzare la razionalità scientifica non per difendere un’istituzione o per “educare il volgo”. Piuttosto, l’uso è quello di fornire strumenti critici, per valutare in modo equilibrato le parole sia di chi predica un irrazionalismo oscurantista, sia di chi utilizza la scienza come un dogma culturale.





