Nucleare, istruzioni per scelte consapevoli

Giancarlo Sturloni
L’atomo diviso. Storia, scienza e politica dell’energia nucleare
Sironi editore, Milano 2013
pp.202, euro 18,00

Lo scopo, non dichiarato esplicitamente ma evidente sin dalle prime pagine, è nobile: voler educare i lettori alla conoscenza scientifica, per renderli cittadini consapevoli delle proprie scelte. Per questo il libro di Giancarlo Sturloni, fisico ed esperto di comunicazione del rischio, merita di essere letto. A fine lettura c’è la possibilità di ritrovarsi “migliori”, più informati, sempre e fermamente convinti delle posizioni di partenza, oppure disposti a clamorosi ripensamenti, ma sicuramente più invogliati a dire la nostra su un tema che troppo spesso divide ancora prima di venire compreso. 

Perché l’atomo è stato “diviso” in senso letterale nel suo nucleo, ma continua a esserlo in senso metaforico perché ambivalente per sua natura: risorsa energetica, ma anche arma di distruzione di massa. Comunque, in entrambi i casi, fonte di mille paure.

Gli strumenti per decidere da che parte stare e argomentare le proprie idee ci vengono dati tutti. Si parte dagli aspetti scientifici del nucleare, ripercorrendo la storia delle rivoluzionarie scoperte sulla struttura dell’atomo, per passare a quelli militari che ancora oggi tengono impegnate le diplomazie di tutto il mondo, per finire sul tumultuoso e perennemente spaccato terreno del nucleare civile. L’ultimo capitolo “Sicurezza e percezione pubblica del nucleare” è la ciliegina sulla torta di un’analisi scientifica impeccabile che ha dato sempre uguale voce ai diversi punti di vista. E’ in queste ultime pagine che veniamo a conoscenza di aspetti spesso trascurati dalla nostra editoria e invece avvertiti come molto vicini dalla popolazione di ogni tempo e luogo: come è cambiata l’opinione pubblica dopo gli incidenti di Three Miles Island nel 1978 e Chernobyl nel 1986, come si sono evolute le centrali nucleari, quali errori sono stati commessi nella gestione dell’incidente di Fukushima, chi e in che modo deve occuparsi delle scorie radioattive.

E’ in questa parte conclusiva del libro che Sturloni ci apre orizzonti finora poco noti sulla vicenda di Fukushima. Quello che è accaduto quel fatidico venerdì dell’11 marzo del 2011, secondo l’autore, non sarebbe dovuto accadere, o meglio non “poteva” accadere. Il dramma tico incidente è stato gestito nel peggiore dei modi. A Fukushima, come a Chernobyl, è stata aspramente contestata la scelta dei governi di nascondere la verità. La colpa di avere volutamente taciuto ai cittadini i rischi a cui erano sottoposti non può venire perdonata. Così come la colpa della mancata prevenzione. Resta ancora valido il commento pubblicato su Nature in occasione del ventennale dell’incidente di Chernobyl: “Il futuro dell’energia nucleare non dipende tanto dallo sviluppo di reattori più sicuri o dalla disponibilità di depositi per le scorie radioattive più affidabili da un punto di vista geologico, quanto piuttosto dalla capacità dei governi di guadagnare la fiducia dl pubblico dimostrando di essere in grado di saper impiegare e gestire in sicurezza le tecnologie disponibili”. Da qui dipende il futuro dell’energia nucleare.

2 Commenti

  1. La chiosa finale, secondo me, dovrebbe portare tutti a decidere di lasciar perdere una volta per tutte il nucleare civile.
    Chi può dare una qualche garanzia che i governi sappiano gestire in sicurezza la tecnologia nucleare?
    Dopo Chernobil si era detto che un incidente simile poteva succedere solo nella tecnologicamente arretrata Unione Sovietica, poi è successo qualcosa di analogo nello sviluppato e civilissimo Giappone due anni fa’.
    Con bilanci statali sempre più in difficoltà in tutto il mondo, il minimo che ci si può aspettare è che cerchino di risparmiare ancora di più sulla sicurezza.
    Meglio lasciar perdere e puntare sulle rinnovabili che stanno diventando sempre più convenienti, mentre il nucleare – per essere sicuro – andrebbe a costare sempre di più.

  2. L’incidente di Chernobyl è stato provocato da un pazzesco esperimento i cui responsabili sono stati condannati all’ergastolo. Questo purtroppo in italia non è stato divulgato se non in riviste di nicchia e fra gli specialisti. Per quanto concerne Fukushima, nonostante le indicazioni che l’IAEA aveva dato al Giappone, si sono verificate negligenze ed errori che hanno provocato una serie di accadimenti che potevano essere facilmente evitati. Ancora oggi la Tepco, che gestisce gli impianti, continua a procedere senza tener conto dello sviluppo degli eventi. Comunque, per correttezza, bisognerebbe rendere pubblici anche nel nostro Paese tutti gli eventi causati dallo tsumani, compreso l’incendio in una raffineria (ricordate il fumo denso e nero che le televisioni hanno trasmesso il giorno dopo?), l’esplosione di due centrali turbogas e lo scoppio di una diga per la pressione, il numero totale dei morti e quelli per ogni disastro, nucleare o meno, causato dallo tsumani. Inoltre, bisognerebbe fare un raffronto tecnico fra tutte le fonti energetiche, valutando oggettivamente l’impatto sulla salute, sull’ambiente e quello causato dagli eventi incidentali, e solo successivamente porre ai cittadini consapevoli il quesito su quali fonti privilegiare.

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