Più meduse e acqua torbida, come sta cambiando il mare

L'oceanografo Sandro Carniel illustra le ragioni alla base di alcuni importanti cambiamenti delle acque del pianeta, dal maggior numero di meduse all'aumento della torbidità e della densità dell'acqua

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Come mai da qualche anno si trovano a mare tante meduse? E non solo quelle urticanti, che fanno piangere di dolore i bambini lasciando sulla loro pelle striature dolorose, ma anche meduse innocue, non urticanti. La spiegazione arriva dall’oceanografo Sandro Carniel, autore di questo bel volume sugli oceani. L’equilibrio tra gli abitanti del mare sta gradualmente modificandosi, spiega Carniel e, con dinamiche complesse, i cambiamenti nella vita che si svolge nei mari e negli oceani influenzano e sono influenzati da quello che accade sulla terra e nell’aria, in particolare dalle modificazioni del clima. Creandosi nuove condizioni ambientali, molti pesci eventuali predatori di meduse possono migrare e le meduse stesse possono colonizzare nuovi territori (marini).

Sandro Carniel; Oceani. Il futuro scritto nell’acqua. (Microscopi Hoepli), pp 142; Euro 12,90.

Il riscaldamento globale sembra essere oggi una realtà incontrovertibile, ma gli effetti di questo fenomeno a scala locale e globale sono tuttora imprevedibili. Se ne accorgono i coralli della Grande Barriera Corallina Australiana, che “sbiancano” fino a morire perché la morte delle loro alghe simbionti, le zooxantelle, li priva del nutrimento che queste alghe foto sintetiche riescono a produrre. Così i coralli morti vengono rapidamente distrutti dai pesci mangiatori di corallo, sgretolandosi in poche settimane. Basta un aumento di temperatura di pochi gradi per provocare il fenomeno. Ma gli organismi viventi sono sensibili anche ai cambiamenti di altre variabili correlate: alla composizione chimica e alla salinità dell’acqua, all’aumento della torbidità dovuta a nuovi sedimenti; e i cambiamenti della densità dell’acqua generano nuove correnti sottomarine che modificano condizioni ambientali solitamente stabili.

La complessità della vita nel mare è ancora da scoprire: da poco si conoscono anche forme animali che abitano a grandi profondità, al buio più fitto e a temperature elevatissime, lungo i camini che si aprono sui bordi delle fessure oceaniche, alla giunzione tra le grandi placche della crosta terrestre che scorrono sul magma sottostante. Una biodiversità ancora sconosciuta che permette di pensare alle modalità con cui i viventi sfruttano impensate risorse materiali ed energetiche per la loro sopravvivenza.

Le esperienze raccontate da Carniel sono vive e interessanti, fanno capire la difficoltà di misurare i parametri essenziali per la comprensione delle dinamiche marine e oceaniche, e gettano uno sguardo sui complessi fenomeni che si svolgono sotto il livello del mare. Così l’autore, sempre godendo durante le immersioni della bellezza e della varietà della vita sottomarina, descrive la ricerca in Adriatico delle correnti fredde che scorrono a grandi profondità, difficili da individuare, e le tecnologie studiate dal CNR per misurarne con apparecchiature sofisticate la velocità e la direzione.

Per portare l’attenzione dei lettori sulle interconnessioni tra fenomeni che avvengono nell’aria, sulla terra e nell’acqua, Carniel descrive le conseguenze dell’aumento di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, il conseguente riscaldamento delle acque, lo scioglimento dei ghiacci, il cambiamento correlato della salinità e della densità dei mari, le modificazioni delle correnti termoregolatrici… E ancora, spiega come il cambiamento nella acidità delle acque dovuto alla formazione di acido carbonico potrebbe corrodere i gusci e le conchiglie formate da carbonato di calcio: dato che la solubilità del carbonato di calcio aumenta con la diminuzione della temperatura, i primi a soffrirne sarebbero gli ecosistemi delle zone fredde.

Le modificazioni ambientali di breve termine, avvenute in tempi storici per la sconsiderata azione degli uomini, riguardano le attività di pesca incontrollata che hanno depauperato la fauna ittica, i grandi depositi di sostanze plastiche accumulate negli oceani, ma anche il fatto che sono state riversate in mare centinaia di migliaia di tonnellate di ordigni bellici convenzionali o di testate chimiche, che in seguito alla inevitabile corrosione, possono liberare sottoprodotti tossici o potenzialmente cancerogeni.

Bisogna quindi imparare a leggere le spie che si sono accese su problemi di cui non riusciamo a valutare la gravità, immaginandone le conseguenze con gli strumenti che la tecnologia mette oggi a disposizione, senza scoraggiamenti ma cercando di capire sempre meglio come funzionano le cose e, invita gentilmente Carniel, cercando di occuparci del nostro pianeta prima di andare a fare danni sui pianeti lontani.

 

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