Proxima b, potrebbe esserci acqua sull’esopianeta

Crediti: NRAO/AUI/NSF; D. Berry. Rappresentazione artistica di una nana rossa come Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole.
Crediti: NRAO/AUI/NSF; D. Berry. Rappresentazione artistica di una nana rossa come Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole.


La scoperta di Proxima Centauri b, nell’agosto del 2016, ha aperto un nuovo (ed entusiasmante, per gli appassionati) capitolo nella storia dei pianeti extrasolari. Proxima b – un esopianeta che orbita intorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema Solare – misura 1,27 masse terrestri, è roccioso e, trovandosi nella zona abitabile attorno alla sua stella, potrebbe essere un candidato per poter ospitare una qualche forma di vita.

Tuttavia, studi iniziali hanno avuto risultati perlopiù negativi: Proxima Centauri è infatti una stella di tipo M, cioè una nana rossa estremamente calda e luminosa, che emette frequentemente flares, raggi X e radiazione ultravioletta, in grado di disintegrare l’atmosfera di un pianeta e di far evaporare l’acqua dalla sua superficie. La presenza o meno di questo fenomeno distruttivo, però, dipende molto da come Proxima b si è formato ed evoluto: secondo un gruppo di scienziati della NASA, potrebbero esistere alcuni scenari, presentati in una ricerca pubblicata su Astrobiology, in cui questo pianeta ha mantenuto una quantità sufficiente d’acqua e un’atmosfera che supporta la vita.

Ad esempio, Proxima b si sarebbe potuto formare lontano dalla sua stella e si sarebbe solo spostato verso l’interno del Sistema Solare molto lentamente; questo vorrebbe dire che non sarebbe stato esposto a condizioni estreme per molto tempo. Una seconda ipotesi, invece, sostiene che se Proxima b si fosse formato con 10 volte la quantità di acqua della Terra, anche se le radiazioni di Proxima Centauri avessero rimosso il 90% della sua acqua, ne sarebbe rimasta abbastanza da poter formare un oceano. Una terza teoria, poi, spiega che se il pianeta fosse stato avvolto da uno spesso strato di idrogeno, questo avrebbe potuto essere strappato via poco alla volta, lasciando un’atmosfera abitabile.

Per stimare quanto queste teorie siano realistiche, Anthony Del Genio e il suo team hanno condotto una serie di simulazioni utilizzando un programma chiamato ROCKE-3D (Revolving Orbital and Climate Keys of Earth and Extraterrestrial Environments with Dynamics). Con questo software, gli scienziati hanno potuto testare una serie di atmosfere con diverse composizioni per Proxima b, come ad esempio un’atmosfera composta principalmente di azoto, come quella della Terra, o di CO2, come Marte. Altre variabili, come ad esempio lo spessore e la densità dell’atmosfera, e la salinità, la profondità e l’estensione degli oceani sono anche stati presi in considerazione, oltre al tipo di orbita e risonanza attorno a Proxima Centauri.

Dai risultati, i ricercatori hanno osservato che esistevano di fatto dei casi in cui era possibile che vi fosse dell’acqua allo stato liquido sulla superficie di Proxima b. Lo studio sottolinea come questi risultati siano estremamente importanti in quanto possono essere applicati ad altri pianeti rocciosi che orbitano attorno a stelle di tipo M, che sono estremamente frequenti nella Via Lattea.

Riferimenti: Astrobiology 

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