Quei bagliori extragalattici

In poco più di sei mesi, il satellite italiano per astronomia X Sax ha messo due volte in subbuglio il mondo degli astrofisici che danno la caccia ai Gamma Ray Burst (Grb). E forse permetterà loro di scoprire la vera natura di questa misteriosa emissione. Infatti i dati raccolti da Sax rafforzano l’ipotesi che i raggi gamma abbiano una origine extragalattica e restringono la cerchia delle possibili sorgenti.

Lo scorso 11 gennaio il satellite ha identificato in cielo un lampo gamma e lo ha localizzato nello spazio con buona precisione. Da allora le ricerche si sono succedute freneticamente e lasciano intravedere risultati interessanti. Risultati che daranno probabilmente più di un grattacapo agli astrofisici teorici sostenitori dell’ipotesi di sorgenti interne alla nostra galassia, fino a oggi quella prevalente tra gli specialisti.

Ma già in luglio le camere a campo largo (Wfc, Wide Field Cameras) a bordo di Sax avevano visto, in contemporanea con gli scintillatori sensibili alla radiazione gamma, un flusso di raggi X associato a un gamma ray burst di media intensità. La grande precisione nella determinazione delle coordinate aveva permesso di puntare gli strumenti principali del satellite su una zona di cielo ampia poco più della metà della luna piena. Al centro, anche se solo a un mese di distanza dall’evento, è stato individuato un debole oggetto sorgente di raggi X. La sorgente, come ha confermato anche il confronto con dati ottenuti dai telescopi a terra, sembra essere un nucleo galattico attivo, cioè la zona centrale di una galassia interessata da fenomeni di altissima energia, forse provocati dalla presenza di un enorme “buco nero”.

La probabilità che un oggetto del genere si trovi al centro del campo visivo per un caso, e che quindi non sia associato alla emissione di raggi gamma, non è molto alta. La domanda, ovvia ma priva di facili risposte, è allora se ci di trovi di fronte a una coincidenza o a una scoperta significativa. Un particolare ulteriore, di natura squisitamente politica, è che l’imputato risultava decisamente scomodo, o almeno piuttosto impopolare per una gran parte degli investigatori del settore. Il nucleo galattico attivo è stato così prosciolto per insufficienza di prove.

In gennaio, le indagini conoscono una nuova svolta. Gli strumenti di Sax registrano un nuovo evento, stavolta di forte intensità, in direzione della costellazione del Serpente. La comunità scientifica viene allertata con una circolare urgente dell’International Astronomical Union (Iau), in cui la provenienza del fiotto di raggi gamma viene circoscritta ad un cerchio grande come due terzi della luna piena. Osservazioni dell’area di cielo individuata vengono sollecitate in tutte le lunghezze d’onda della radiazione elettromagnetica. Contemporaneamente, in sole sedici ore, l’assetto di Sax viene modificato e gli strumenti principali sono puntati sulla zona di spazio indiziata per circa un giorno.

Sulla nuova scena del delitto vengono identificate due deboli sorgenti, denominate a e b. La a è più vicina al centro e più promettente. Una nuova circolare viene emessa dal team di Sax, con la posizione precisa (al primo d’arco) e il numero di fotoni X osservati. Un altro satellite X, Rosat, comunica a questo punto di aver già scandagliato in anni precedenti la zona di cielo nel Serpente e di aver già osservato le due sorgenti.

La situazione, intricatissima, conosce nuovi colpi di scena. Due osservazioni sono decisive. Una è quella congiunta del satellite Cgro e della sonda Ulysses (una missione dedicata alla fisica solare) che esclude uno dei due indiziati: la sorgente b. Ancora più stringente è la seconda osservazione : in corrispondenza dell’oggetto a il Very Large Array (un radiotelescopio costituito da numerose antenne distribuite su una larga parte della superficie terrestre) individua una sorgente di onde radio. Che sia la controparte radio dell’oggetto osservato da Sax nella banda X appare estremamente probabile, ma è difficile avere la certezza che sia anche associata all’emissione gamma. Inoltre osservazioni nel visibile, effettuate con il telescopio dell’Osservatorio Astronomico di Roma mostrano, in prossimità della radiosorgente, un oggetto allungato, di probabile natura extragalattica.

Ammesso che il gamma ray burst sia associato all’oggetto a e non ad una qualche altra sorgente non più visibile nella banda X, molte delle sue caratteristiche fanno pensare a un nucleo galattico attivo. Tuttavia la cautela si impone, perché al momento l’evidenza è solo statistica e le osservazioni nel visibile presentano delle discrepanze di luminosità tra l’oggetto indiziato e i nuclei galattici attivi conosciuti.

Qualcuno azzarda che si potrebbe trattare di un oggetto solo superficialmente simile a un nucleo galattico, ma di natura completamente diversa, magari neanche extragalattica. Il giallo, insomma non è ancora risolto, e le indagini continuano con uno studio costante della zona di cielo incriminata, mostrando con esemplare efficacia come tecnologia e progresso scientifico abbiano trasformato la vecchia astronomia fatta con i tradizionali telescopi ottici in moderna astrofisica multibanda.

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