Un “fiume di stelle” vicino alla nostra galassia

Come un fiume che scorre intorno alla nostra galassia. Così gli astronomi descrivono le almeno 4000 stelle frutto dell'osservazione del satellite Gaia. Lo studio internazionale fa parte di un gruppo di ben 25 ricerche pubblicate in un numero speciale di Astronomy&Astrophysics

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Un fiume di stelle passato finora inosservato. Questo fiume astronomico, raccontano i ricercatori dell’Università di Vienna che lo hanno scoperto, comprende circa 4000 stelle, e ci scorre vicino per modo di dire: in questo momento si trova a solo poco più di 300 anni luce dal Sistema Solare.  La ricerca, pubblicata su Astronomy & Astrophysics, fa parte di un gruppo di studi, condotti da astronomi di tutto il mondo, che hanno pubblicato ben 25 paper su questa rivista nel numero speciale di febbraio 2019. A prender parte agli studi anche alcuni ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Università di Bologna (qui un articolo a prima firma italiana).

Un fiume di stelle, circa 4000

4000 stelle di circa un miliardo di anni, che viaggiano unite e compatte nel cielo meridionale. Queste sono alcune delle caratteristiche principali del fiume di stelle scoperto dagli scienziati. La sua posizione è nel Polo Sud galattico, ovvero nel Polo Sud della sfera celeste, una sfera immaginaria, centrata sulla Terra, che include però tutta la galassia. A rilevare queste stelle è stato il satellite della missione Gaia, che studia la Via Lattea e che fornisce immagini senza precedenti della nostra galassia.

In generale, nella Via Lattea, vi sono numerosi gruppi di stelle, ammassi dalle caratteristiche, come la massa, differenti.  Questi raggruppamenti non solo sono soggetti alla forza di gravità ma subiscono anche particolari effetti, sempre dovuti alla gravità, ovvero le forze tidali. Queste ultime fanno sì che su uno stesso oggetto la forza gravitazionale cambi in maniera importante a seconda del punto considerato (ovvero maggiormente agli estremi).

A causa di queste forze, i gruppi più piccoli di stelle, che contengono un numero inferiore di questi oggetti celesti, vengono prontamente disgregati. Tale sfaldamento avviene perché non hanno una massa sufficiente per poter rimanere uniti e far fronte a queste forze gravitazionali. E questa è la ragione per cui nella nostra galassia non vi sono gruppi di stelle molto antichi, dato che nel tempo questi ammassi vengono separati.

Come trovare un ago in un pagliaio

Quello scoperto oggi dal satellite Gaia, invece, è rimasto unito ed ha ben un miliardo di anni. Ma trovarlo è una vera sorpresa e un’eccezione, come spiegano gli esperti. “Identificare gruppi vicini nel disco galattico è come trovare un ago in un pagliaio, secondo il noto proverbio”, sottolinea João Alves, secondo autore del paper. “Individuare oggetti celesti così vicini è molto utile, perché significa che non sono né troppo deboli né troppo confusi per ulteriori esplorazioni dettagliate”.

Un fiume di stelle antico

Dall’analisi, i ricercatori hanno avvistato circa 200 sorgenti luminose. L’ipotesi però è che questo fiume possa contenere almeno 4000 stelle, estese per centinaia di anni luce. Questo almeno secondo i modelli teorici, visti i limiti della sensibilità dello strumento che non ha permesso di osservare tutte le stelle presenti nell’ammasso.

Le stelle, rappresentate nell’immagine come puntini rossi (e la Via Lattea che curva intorno), intersecano diverse costellazioni note, fra cui la Costellazione dei Pesci.

fiume di stelle

Crediti immagine: Astronomy & Astrophysics; Background image: Gaia DR2 skyma. Nell’immagine il cielo notturno centrato nel Polo Sud galattico. In questa speciale ricostruzione la Via Lattea curva intorno al fiume di stelle (i puntini rossi), che incrociano molte delle costellazioni note.

Dall’indagine, inoltre, gli autori hanno concluso che l’ammasso abbia circa un miliardo di anni. Questa età fa dedurre che le stelle abbiano compiuto quattro orbite intorno alla Via Lattea. La scoperta potrebbe aiutare gli studi sulla massa della nostra galassia e per testarne il campo gravitazionale. Fra l’altro, vista la loro vicinanza, queste stelle potrebbero essere anche bersagli ideali per missioni alla ricerca di nuovi pianeti esterni al Sistema Solare (esopianeti). Ora gli autori dovranno scandagliare il fiume. E chissà cosa uscirà dal suo corso.

Riferimenti: Astronomy & Astrophysics

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