Tutti i segreti di un bosco italiano

È un vero piacere girovagare per boschi sotto la guida sensibile di Daniele Zovi, che ha costruito la sua competenza lavorando per anni nel Corpo Forestale dello Stato. Accompagnato da foto suggestive, lo sguardo del lettore si sposta dalle radici al tronco, dalla corteccia alla chioma, imparando a notarne le caratteristiche, senza alcuna traccia dell’ecologismo buonista e protettivo che spesso accompagna l’osservazione della natura.

Daniele Zovi, Alberi sapienti, antiche foreste. Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco (UTET, 2018). pp. 295, Euro 20.00

Nel suo libro “Alberi sapienti, antiche foreste. Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco”, Zovi induce una sorta di serenità, simile a quella che si prova nelle vere passeggiate nei boschi, difficile da descrivere ma sostenuta dalle informazioni e dalle riflessioni dell’autore sulla cura – o sulla mancanza di cura – con cui vengono conservati i boschi in Italia e all’estero. Ed è diverso esplorare un bosco omogeneo, utilizzato come semplice piantagione di alberi e massimizzato alla produzione di legname, oppure un bosco “vero”, caratterizzato dalla convivenza di specie diverse, dalle essenze profumate delle resine, dei funghi e della terra, dai rumori degli animali.

Descrivendo l’invisibile intreccio delle radici, forse le parti più sensibile della pianta, Zovi permette di immaginare il mondo sotterraneo in cui la parte dell’albero che non si vede è essenziale alla sopravvivenza della parte che svetta alta dal terreno. Gli intrecci di radici fanno cose strane: nel bosco ceduo della Longalaita, ben conosciuto dall’autore, forse le ramificazioni sotterranee degli abeti tagliati sono collegate a quelle degli alberi vivi, alti e robusti, che “cedono un po’ della linfa al fratello più sfortunato”. Quali segnali vengono raccolti dall’ambiente vicino o lontano, in modo che gli alberi possano indirizzare lo sviluppo e l’intreccio delle loro radici in direzioni privilegiate, alla ricerca delle sostanze necessarie alla vita? Così, scopriamo la fitta rete intricata dei filamenti costituiti dalle ife fungine che contribuiscono a collegare tra loro le radici delle piante superiori, cedendo loro quegli elementi minerali (azoto, fosforo, zinco… ) di cui hanno bisogno.

Osservando le caratteristiche dei tronchi legnosi possiamo accompagnare Zovi alla ricerca dei tanti usi dei legni pregiati. Troviamo così le quattro foreste italiane in cui si trova il legno di risonanza, di quel particolare abete rosso con cui Stradivari costruiva i suoi violini. Nella foresta di Panaveggio, il violoncellista Mario Brunello ha voluto appoggiare il puntale del suo strumento a un abete di risonanza e ha cominciato a suonare, facendo vibrare il violoncello, il tronco e la foresta vicina. Legni dai diversi aromi sono utilizzati nelle cantine di Modena per fare le piccole botti in cui viene di anno in anno travasato e fatto maturare l’aceto balsamico, diventando talmente prezioso da essere regalato alle spose come dono di nozze. E ancora uno sguardo sui pali di legno di Venezia, in cui le fondamenta di tutti i palazzi, delle chiese dei campanili e delle calli si appoggiano su una base fatta di tronchi. Così Venezia ha saputo controllare per secoli i boschi di pianura e di montagna per ottenere il legno necessario alla costruzione della città e delle sue navi.

Un capitolo interessante riguarda i sensi delle piante, un tema che – forse – sta andando troppo di moda. Noi siamo eccessivamente condizionati dal modello di sensibilità umana ai diversi stimoli che colpiscono i nostri organi di senso e ci sembra difficile pensare che una pianta possa vedere senza occhi o sentire gli odori senza naso. Eppure, con sensori diversi dai nostri, le piante si accorgono del passare delle stagioni controllando la durata della luce del giorno e il progressivo aumentare o diminuire della temperatura, come si accorgono della presenza di altre piante (o delle case) che impediscono loro di ricevere i raggi del sole, in modo da riuscire ad orientare la loro crescita in direzioni appropriate. Liberando nell’ambiente particolari sostanze odorose o tossiche le piante possono comunicare tra loro, segnalando così la presenza di parassiti o altri eventuali pericoli.

Con le piante abbiamo condiviso, in tempi antichissimi, un progenitore comune e, a livello cellulare e biochimico, condividiamo la struttura fondamentale del vivente, dagli acidi nucleici come DNA e RNA ai meccanismi essenziali per la sintesi delle proteine. L’evoluzione ha portato su strade diverse vegetali e animali, dando alle piante la possibilità di utilizzare l’energia solare per i processi di fotosintesi. La dipendenza della vita animale dalla vita vegetale si basa su questa sostanziale differenza, a cui probabilmente possono collegarsi anche le direzioni in cui si sono sviluppati i complessi comportamenti e le modalità di funzionamento delle piante e degli animali di oggi. È però interessante capire quanto le componenti animali e vegetali costituiscano un intreccio vitale nella comunità bosco, composta dalla varietà di organismi diversi, dai microrganismi alle alghe microscopiche fino agli animali e alle piante superiori.

Queste comunità-bosco, in Italia e all’estero, vengono descritte da Zovi negli ultimi capitoli del libro: solo o accompagnato da amici e da guide locali, l’autore porta il lettore in luoghi particolari di cui descrive con competenza le caratteristiche della vegetazione, della fauna locale, del tipo di terreno su cui la comunità si è impiantata. Incontriamo l’abete rosso della foresta di Boubin, alto 57 metri e spesso 160 centimetri, o la lecceta del Supramonte di Orgosolo, che porta ancora le traccie di incendi antichissimi. Queste esplorazioni, accompagnate da aneddoti, da informazioni e commenti sulla storia dei diversi boschi e sulle loro caratteristiche ci permettono di vedere, attraverso le parole, aspetti di ambienti preziosi e suggestivi che farebbe piacere vedere con i nostri occhi.

La Bibliografia che conclude il volume presenta sia libri “di lettura” come quelli di Buzzati (Il segreto del bosco vecchio) o di Rigoni Stern (Storie dell’Altipiano) sia libri “tecnici” come le “Lezioni di Silvicoltura” o la “Storia del pensiero forestale” che permettono una conoscenza ecologica consapevole e scientificamente fondata del sistema – bosco.

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