Il virus della mononucleosi può causare altre 7 malattie

virus della mononucleosi

Il virus della mononucleosi, alias virus Epstein-Barr (EBV) sarebbe in grado di aumentare il rischio di contrarre altre sette gravi malattie: il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi multipla, l‘artrite reumatoide, l’artrite idiopatica giovanile, le malattie infiammatorie croniche intestinali, la celiachia e il diabete di tipo 1.

Il virus della mononucleosi causa altre malattie

Ad affermarlo è uno studio studio, pubblicato su Nature Genetics, in cui i ricercatori del Center for Autoimmune Genomics and Etiology (CAGE) di Cincinnati hanno mostrato che una proteina prodotta dal virus Epstein-Barr, chiamata EBNA2, si lega a specifiche sezioni del genoma umano che sono associate con queste sette malattie, aumentando potenzialmente il rischio di svilupparle.

“Utilizzando tecniche per studiare il genoma che non erano disponibili 10 anni fa, abbiamo potuto osservare come dei componenti creati dal virus interagiscono con il DNA umano in sezioni in cui il rischio genetico di contrarre una malattia è maggiore”, ha spiegato l’autore dello studio John Harley, aggiungendo come la ricerca mostri, per la prima volta, come fattori ambientali quali infezioni virali o batteriche possono interagire con il genoma umano, causando malattie che non si sarebbero altrimenti sviluppate.

Un’infezione diffusa

Per comprendere la dimensione di questi risultati bisogna ricordare che il virus Epstein-Barr è estremamente diffuso. La maggior parte della popolazione (circa il 90%) viene infettata  prima dei 20 anni di età (nei paesi meno sviluppati il contagio avviene spesso prima del secondo anno di vita). Nella maggioranza dei casi, inoltre, l’infezione, che avviene principalmente tramite il contatto con la saliva, non presenta sintomi a parte un breve raffreddore, anche se il virus rimane all’interno del nostro organismo per tutta la vita. Il virus EBV, soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, può causare la mononucleosi, caratterizzata da febbre, mal di gola e affaticamento.

Linfociti B fuori uso

Solitamente, quando il nostro organismo viene infettato da virus o batteri, il sistema immunitario inizia a produrre anticorpi. Tuttavia, questo non avviene quando siamo infetti dal virus Epstein-Barr, che attacca direttamente i linfociti B e li riprogramma per assumerne il controllo. Un processo, questo, che coinvolge delle piccole proteine che prendono il nome di fattori di trascrizione.

Queste proteine vengono solitamente utilizzate dalle cellule durante il loro sviluppo e per reagire all’ambiente in cui si trovano e si muovono costantemente lungo il DNA, accendendo e spegnendo diversi geni per assicurarsi che le cellule funzionino come dovrebbero. Ovviamente, quando i fattori di trascrizione vengono cambiati, le cellule non sono più in grado di fare il loro lavoro e questo indebolimento del sistema immunitario può portare allo sviluppo di malattie. Secondo i ricercatori, è proprio quello che fa EBNA2, la proteina prodotta dall’EBV.

“In questo caso, quando il virus infetta le cellule produce i suoi fattori di trascrizione, che si muovono nelle sezioni del DNA in grado di causare il lupus e le altre malattie,” spiega Leah Kottyan, che ha preso parte alla ricerca, “Questo, crediamo, è quello che fa aumentare il rischio di sviluppare queste malattie”.

Impatto variabile

Come sottolineano i ricercatori, è difficile stimare in quanti casi queste sette malattie possono essere associate a una infezione di EBV avvenuta precedentemente, e sono necessarie più analisi e test prima di poterne stimare il numero. “L’impatto del virus è probabilmente variabile per queste malattie,” ha aggiunto Harley, “Per il lupus e la sclerosi multipla, ad esempio, il virus potrebbe essere responsabile per un alto numero di casi. Ma non possiamo ancora stimare in che proporzione il virus potrebbe essere rilevante nelle altre malattie”.

Tuttavia, sottolineano gli scienziati, questa scoperta potrebbe accelerare la ricerca di cure efficaci per le patologie associate. Infatti, la presenza di un fattore comune a tutte queste malattie, anche se compare in momenti e zone diverse del genoma, potrebbe aiutare a sviluppare terapie in grado di prenderle di mira più efficacemente.

Riferimenti: Nature Genetics

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