Nicola Nosengo

Scrittore e giornalista. Dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena ed aver frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, si dedica al giornalismo scientifico, scrivendo articoli sulla tecnologia, sulle neuroscienze e sulla medicina. Pubblica nel 2003 il suo primo lavoro L’estinzione dei tecnosauri, in cui parla di tutte le tecnologie che non sono sopravvissute allo scorrere del tempo. Attualmente tiene una rubrica mensile sulla rivista Wired dedicata allo stesso tema.
Tra il 2003 e il 2007 collabora con diverse redazioni come L’espresso, La Stampa, Le Scienze, oltre che aver partecipato alla realizzazione dell’Enciclopedia Treccani dei Ragazzi.
Nel 2009 ha pubblicato, con Daniela Cipolloni, il suo secondo libro, Compagno Darwin, sulle interpretazioni politiche della teoria dell’evoluzione.

Un raccolto di farmaci

Coltivare vaccini e farmaci biotecnologici. Per produrli con meno costi, e più sicurezza, rispetto a quanto accade ora. L’idea si fa sempre più strada nel mondo del biotech. Ma l’industria è ancora fredda, e parte del pubblico ostile. Se ne è parlato a Verona in un convegno internazionale

Tutti gli alberi d’Italia

Presentato il primo inventario nazionale delle foreste italiane, che permette di stimare il carbonio immagazzinato. Un importante contributo al taglio delle emissioni. Ma anche un problema scientifico spinoso, come dimostra uno studio su Nature

A quanto sta il carbonio?

Tempo di bilanci per il mercato europeo delle emissioni, di cui sta per chiudersi la fase pilota. Finora il sistema ha funzionato, ma in alcuni settori più che in altri. E la Ue dovrà essere più severa con i permessi, come emerge da una raccolta di articoli dedicati a questo tema e pubblicati sul numero inaugurale di una nuova rivista, Review of Environmental Economics and Policy

Quando finisce la depressione?

Solo una minoranza dei pazienti guarisce davvero, gli altri hanno ricadute. Perché gli attuali criteri diagnostici portano a interrompere i trattamenti troppo presto, e impediscono di trarre il massimo dalle terapie esistenti. A sostenerlo sono due studi pubblicati nelle ultime settimane, firmati con diversi colleghi da Giovanni Fava, professore al dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna

La scienza è di moda. Parola di Seed

Sei anni passati a far incontrare ricerca di frontiera, arte e politica. Adam Bly, fondatore della rivista statunitense in questi giorni in Italia, racconta la sua esperienza a Galileo: “La scienza sta trasformando l’economia, la politica e l’arte come non era mai successo prima. Oggi interessa ogni singolo cittadino sul pianeta”

Occhio a quei numeri

Una ricerca canadese dimostra che gli studi di popolazione si basano spesso su calcoli scorretti, che portano a conclusioni affrettate su fattori di rischio o efficacia dei farmaci. Tanto da somigliare agli oroscopi. Sarebbe quindi importante che tra i referee che valutano questi lavori prima della pubblicazione ci fosse sempre un esperto di statistica. E ciò avviene per le grandi riviste. Ma non sempre per quelle minori

Trial clinico fai da te

Il dicloroacetato ha mostrato interessanti proprietà antitumorali sui topi, ma nessuna azienda è interessata a svilupparlo. Il composto è noto da anni e non è brevettabile. Manca quindi l’incentivo economico alle multinazionali del farmaco per avviare un trial clinico. Così i pazienti si autorganizzano, ma i ricercatori vorrebbero frenarli per condurre una regolare sperimentazione. Chi ha ragione?

Dialogare ma non troppo

Si è chiuso Nanodialogue, progetto Ue per coinvolgere i cittadini nella discussione su scienza e innovazione. Altre iniziative lo seguiranno. Ma con quali obiettivi?

Rna-i dai mille volti

Il 10 dicembre, a Stoccolma, Fire e Mello ricevono il Nobel per una scoperta che in realtà è stata collettiva. Intanto, uno studio su Pnas confonde le acque

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