Benvenuti a Cervellopoli, in viaggio nella città del cervello

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Siete pronti per un viaggio all’interno del cervello umano? Il periodo per partire è quello giusto – dal 13 al 19 marzo si celebra infatti la Settimana Mondiale del Cervello – e l’occasione potrebbe essere “Benvenuti a Cervellopoli” (Editoriale Scienza), l’ultimo libro di Matteo Farinella. Nato per i bambini (consigliato dai 9 anni in su), ma non solo, Cervellopoli unisce l’arte dei fumetti alla scienza per raccontare come funziona il cervello: tra neuroni e sinapsi, ippocampo e amigdala, i più piccoli potranno affrontare il viaggio in compagnia del protagonista Ramon, per conoscere i misteri di questo organo tanto affascinante quanto complesso. Ed è grazie a Ramon che i bambini scopriranno gli innumerevoli compiti che spettano al sistema nervoso, dalla percezione sensoriale alle emozioni. Abbiamo chiesto all’autore di raccontarci come nasce un libro come “Benvenuti a Cervellopoli”. 

Chi è Ramon, il protagonista che ci accompagna in questo viaggio?
“Ramon è una giovane cellula che per decidere che lavoro farà da grande va in gita a Cervellopoli – la città cervello – insieme al suo maestro Camillo (ai più attenti non sfugirà che Ramon e Camillo non sono nomi casuali, ma ispirati ai due premi nobel in medicina per gli studi sul sistema nervoso, Santiago Ramón y Cajal e Camillo Golgi, ndr). Questo stratagemma narrativo mi ha permesso di mostrare le varie aree del cervello all’opera attraverso esempi pratici e rendere così l’argomento più avvincente”.

Perché un viaggio attraverso i fumetti?
“I testi scientifici hanno da sempre fatto uso di illustrazioni, diagrammi e rappresentazioni varie. Le arti visive sono fondamentali, non solo nella divulgazione scientifica ma anche nella ricerca scientifica stessa. Tuttavia, mentre l’importanza delle illustrazioni più tradizionali è ben documentata, nuovi mezzi come fumetto e animazione non sono stati studiati a fondo. Nella mia ricerca sto cercando di capire quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi di parlare della scienza a fumetti. La speranza è che possano rendere concetti apparentemente complicati, più interessanti per tutte quelle persone che si sentono alienate dal dibattito scientifico. Ci sono così tanti concetti che potrebbero beneficiare di una trattazione a fumetti. Penso soprattutto a idee astratte come la sicurezza on line, la genetica e la microbiotica, per cui mezzi di divulgazione come la scrittura o il documentario possono non prestarsi completamente”.

Perché invece la scelta di dedicare un libro, e la tua carriera, alle neuroscienze?
“Durante la mia laurea in biologia, il sistema nervoso mi ha subito affascinato più di ogni altra cosa. Forse perché c’è ancora così tanto che non sappiamo su questo organo così importante e solo negli ultimi 20-30 abbiamo elaborato tecniche che ci permettono di studiarlo più a fondo. Poi, ad un livello più personale, forse questa materia mi ha attratto anche perché mi permette di spaziare dalla biologia alla filosofia, passando per l’informatica e la psicologia. È un campo per sua natura molto interdisciplinare e le distinzioni tra materie e professioni mi sono sempre risultate un po’ strette”.

Da molti anni svolgi ricerca all’estero. Ti piacerebbe rientrare in Italia?
“Ho sempre inseguito campi di ricerca molto nuovi e sperimentali che, per vari motivi, sono più sviluppati nelle grandi università estere, ma in teoria non c’è motivo per cui non si possa fare la stessa ricerca in Italia. Anzi, nel campo del fumetto l’Italia ha una forte tradizione, quindi credo che l’interesse non mancherebbe, sia tra il pubblico che in ambito accademico. Basterebbe trovare università o istituzioni disposte a finanziare progetti interdisciplinari che combinino campi diversi come scienza, fumetto e giornalismo. Finora non ho mai pensato seriamente a rientrare in Italia, ma visto la situazione politica negli Usa non escluderei la possibilità”.

Matteo Farinella ha un dottorato in neuroscienze all’University College di Londra. Ora vive a New York, dove studia alla Columbia University come le arti visive possano influenzare la divulgazione e la percezione della scienza da parte del pubblico.

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