Inuit, adattati al freddo grazie ad antenati ora estinti

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(Credit: Méribel Tourisme/Flickr CC)
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(Credit: Méribel Tourisme/Flickr CC)

Nelle regioni artiche, gli Inuit, un piccolo popolo composto principalmente da eschimesi, si sono adattati a sopravvivere a un clima estremamente rigido e a una dieta composta soprattutto di pesce e frutti di mare. Un gruppo di scienzati, condotto da Fernando Racimo ha deciso di indagare le origini di questo adattamento, mostrando, in uno studio pubblicato su Molecular Biology and Evolution, che potrebbe essere ricondotto a una popolazione di ominidi estinti, probabilmente imparentati con gli uomini di Denisova (un gruppo di ominidi con origine distinta dai Neanderthal e dall’Homo sapiens).

Già nel 2015, uno studio pubblicato su Science aveva evidenziato, in seguito alla prima analisi del genoma degli Inuit della Groenlandia, la presenza di una regione genetica fondamentale per la vita a basse temperature contenente due geni, TBX15 e WARS2, che permettono al corpo di generare calore bruciando uno specifico tipo di grasso corporeo.

Racimo e i suoi colleghi hanno ampliato la ricerca, utilizzando i dati provenienti da oltre 200 Inuit della Groenlandia e confrontandoli con quelli provenienti dal progetto 1000 Genomes (il più grande catalogo pubblico di dati sulle variazioni e il genotipo umano), oltre che con il DNA di antichi ominidi quali Neanderthal e uomini di Denisova. Dai risultati è emerso che la regione genetica contenente TBX15 e WARS2 sarebbe stata introdotta negli esseri umani moderni da una popolazioni di ominidi imparentata con i Denisova.

“La sequenza di DNA degli Inuit in questa regione è compatibile con il genoma dei Denisova, ed è molto diversa dalle altre sequenze presenti nelle popolazioni moderne”, ha commentato Racimo, “Tuttavia non possiamo escludere la possibilità che questi geni siano stati introdotti da un altro gruppo di ominidi, il cui genoma non è stato ancora studiato.”

Il team ha scoperto che la variante genetica è presente a frequenze medio-basse attraverso l’Eurasia, a frequenze estremamente alte negli Inuit e nelle popolazioni di nativi americani e praticamente assente in Africa. Secondo gli autori, questi geni sarebbero tornati estremamente utili agli esseri umani durante la loro migrazione in Siberia e nelle Americhe.

I ricercatori si sono anche occupati del ruolo fisiologico della variante, che potrebbe avere conseguenze sul’indice di massa corporea e sul metabolismo dei grassi, e hanno scoperto un collegamento tra la regione genetica e l’espressione dei geni TBX15 e WARS2 in vari tessuti, come ad esempio nei fibroblasti (cellule tipiche del tessuto connettivo) o nel tessuto adiposo. “Tutto questo suggerisce che la variante introdotta potrebbe aver alterato la regolazione di questi geni,” ha commentato Racimo, aggiungendo tuttavia che il meccanismo tramite cui questo è successo rimane, per ora, un mistero.

Lo studio si aggiunge alla notevole lista di esempi di come l’essersi incrociati con diversi gruppi di ominidi avrebbe sviluppato tratti e caratteristiche unici negli esseri umani, permettendo loro di adattarsi a diversi tipi di condizioni sul pianeta.

Riferimenti: Molecular Biology and Evolution

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