Studiare la mente alterata per un nuovo umanesimo

cervello
(Foto via Pixabay)

Nell’approccio clinico alle malattie mentali, i disturbi psichiatrici sono stati per molto tempo considerati fondamentalmente diversi dai disturbi neurologici. Solo quando, esaminando il cervello di un paziente, i patologi trovavano danni evidenti, potevano classificare il disturbo come neurologico o biologico; se non si riuscivano a trovare chiari danni anatomici, il disturbo veniva classificato come funzionale o psichiatrico. I risultati delle autopsie cercavano di mettere in relazione le alterazioni visibili delle strutture del cervello e le diverse patologie comportamentali. Oggi, sia pur con molte incertezze, quello che sappiamo sulla mente sta cambiando. E ce ne dà testimonianza Eric R. Kandel, neuroscienziato di grandissimo valore, Premio Nobel nel 2000 per aver dimostrato come la memoria e l’apprendimento possano modificare le interazioni tra specifiche cellule nervose.

Una nuova biologia per la mente alterata

La nuova biologia della mente, infatti, offre ai neuroscienziati strumenti di portata inimmaginabile fino a pochi anni fa, e tecnologie sempre più raffinate permettono di gettare uno sguardo sui meccanismi funzionali di quella struttura estremamente complessa che è il nostro sistema nervoso. C’è ancora molto da capire e da scoprire, ma almeno tre sono gli approcci che permettono nuovi progressi nella ricerca e nella comprensione del funzionamento della mente.

mente libro

Erik R. Kandel

La mente alterata. Cosa dicono di noi le anomalie del cervello

Raffaello Cortina, 2018

pp. 338, € 27.00

Il primo è sostenuto da una crescente conoscenza sulla genetica dei disturbi psichiatrici, come la schizofrenia e il disturbo bipolare; un secondo riguarda la maggiore specificità dell’imaging cerebrale, che permette sia di rivelare funzionamenti anomali in particolari aree del cervello sia di vedere i cambiamenti che conseguono ai trattamenti con farmaci o a psicoterapia; il terzo è correlato all’uso di modelli animali che mettono in evidenza le complesse interazioni tra geni e ambiente nel determinare vari tipi di patologie.

Normalità e malattia, più vicine di quanto creduto

Kandel distingue diversi tipi di disturbi: quelli che coinvolgono le emozioni come la depressione, quelli che modificano la capacità di prendere decisioni come la schizofrenia, quelli che influenzano i processi di memoria come la demenza; e tenta di individuare sia le zone del cervello interessate sia le loro specifiche connessioni. Saper individuare e manipolare geni specifici ha permesso di studiare i fondamenti biologici delle molte patologie, ma ci si è accorti che anche gli stati d’animo normali sono controllati dal funzionamento – corretto – degli stessi geni. Normalità e malattia sono assai più vicine di come si riteneva in passato. Infatti, come afferma Kandel, molti disturbi psichiatrici sono spesso esagerazioni di comportamenti quotidiani, e sono dovuti alla produzione ridotta o eccessiva di neurotrasmettitori. Per questo sono state studiate terapie che si rivelano efficaci quando riescono a ripristinare i dosaggi di sostanze fisiologicamente prodotte dall’organismo in quantità anomala.

Bisogna ancora distinguere, nei circuiti neuronali, difetti funzionali probabilmente responsabili dei casi di depressione e difetti anatomici: per esempio, l’eliminazione (la potatura) di spine dendritiche sui neuroni piramidali della corteccia avviene normalmente nell’adolescenza, ma se la potatura è eccessiva, e i neuroni hanno poche spine dendritiche, può manifestarsi schizofrenia. Anche l’autismo dipende da difetti anatomici del sistema nervoso, e questa interpretazione toglie completamente valore alla teoria delle “madri frigorifero” sostenuta dallo psicanalista Bruno Bettelheim, teoria che ha provocato tanta sofferenza nelle famiglie di bambini autistici.

La psicoterapia come apprendimento

Con disegni e schemi, Kandel aiuta il lettore a collocare nel cervello le regioni e le strutture implicate nelle disfunzioni che vengono descritte, mettendo in evidenza soprattutto l’importanza dei collegamenti e delle interazioni morfologiche tra le diverse parti. Il cervello presenta, infatti, specializzazioni funzionali integrate e si comporta come un sistema dinamico, interattivo e cooperativo, in cui è difficile individuare zone singolarmente responsabili di comportamenti patologici. Testimonianze di pazienti che sono riusciti a controllare i sintomi della loro malattia e hanno aiutato i terapeuti a riconoscerne modalità e cause rendono conto della difficoltà di individuare soluzioni efficaci. Particolare rilievo è dato, a questo proposito, alle terapie cognitivo-comportamentali e alla psicoterapia, i cui risultati sono ancora in fase di sperimentazione. Kandel ricorda che l’interazione tra paziente e terapeuta può effettivamente modificare la biologia del cervello: i risultati di suoi precedenti lavori sperimentali avevano infatti dimostrato che l’apprendimento porta a cambiamenti anatomici nelle connessioni tra neuroni. La psicoterapia è un vero e proprio processo di apprendimento e può dunque produrre cambiamenti persistenti sia nel cervello sia nel comportamento.

Identità di genere e coscienza

Gli ultimi due capitoli sono dedicati ad argomenti tuttora oggetto di studio (e di polemiche): l’identità di genere e la coscienza. Nel cervello umano esiste un chiaro dimorfismo sessuale legato a differenze strutturali e molecolari che influenzano non solo i comportamenti ma anche le emozioni e lo stress. I circuiti neuronali per il controllo dell’aggressività maschile o quelli, relativi all’accoppiamento, presenti nel cervello femminile, sono plasmati da ormoni specifici e rispondono a segnali altrettanto specifici. Aspetti consci e aspetti inconsci si manifestano nelle differenti situazioni e sono sempre condizionati dalle situazioni ambientali ma, più frequentemente di quanto si pensi, i comportamenti maschile e femminile non corrispondono al sesso anatomico. Si generano così situazioni di ambiguità e conflitto tra sesso gonadico, sesso cromosomico, sesso anatomico e… sesso sociale, alle cui aspettative è spesso difficile rispondere.

Su questo complesso gioco di ambiente, strutture fisiologiche, comportamenti, e funzionamenti cerebrali si innesta il problema ancora irrisolto della coscienza. La capacità di prendere decisioni “giuste” è influenzata da una quantità di parametri in cui l’inconscio ha spesso un ruolo predominante.

Nonostante la complessità dei problemi, la nuova biologia della mente sta facendo rapidi passi avanti nella comprensione del funzionamento cerebrale e dei suoi disturbi; neurologia e psichiatria stanno cominciando a collaborare orientandosi verso scopi comuni con la speranza, conclude Kandel, che i risultati portino verso un nuovo umanesimo, capace di arricchire la nostra esperienza del mondo e la nostra comprensione gli uni degli altri.

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