Un vaccino per COVID-19: giovani ricercatori italiani in pole position

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(Credits: Louis Reed on Unsplash)

Mentre l’Italia e il mondo intero restano a casa per frenare il contagio da Covid-19, la ricerca per il vaccino è più viva che mai. Sono più di 40 i candidati vaccini in fase di sperimentazione. Uno in particolare viene dall’Italia, che in Europa è pronta addirittura a fare da apripista. Takis, azienda biotech situata nel parco scientifico di Castel Romano, vicino Roma, sta generando infatti un vaccino a base di DNA. A partire dalla scorsa settimana sono iniziati i test sui modelli preclinici, dopo l’autorizzazione del Ministero della Salute. Primi nel continente europeo ad accedere a questa fase della sperimentazione, i ricercatori di Takis sanno che la strada è ancora lunga. I vaccini potrebbero essere pronti tra circa un anno, a patto di riuscire a raccogliere i fondi necessari per portare il farmaco attraverso il lungo iter di sperimentazione sugli animali e poi sull’essere umano.

A gennaio l’inizio dei lavori

Era il 22 gennaio. Il coronavirus aveva contagiato oltre 400 persone in Cina e causato 17 decessi. Cominciava a diffondersi in tutto il sud-est asiatico e il rischio di importazione in Europa passava da “basso” a “moderato”. Forse circolava già anche nel nostro paese, ma lo avremmo scoperto solo un mese più tardi. Allora era difficile immaginare quello che sarebbe accaduto in Italia e nel mondo poche settimane dopo. Ma gli occhi delle autorità sanitarie erano già puntati sulla Cina e i ricercatori di Wuhan avevano pubblicato la sequenza genetica del nuovo Coronavirus, allora noto come 2019-nCov. Sarebbe stato poi ribattezzato Sars-Cov-2 per la sua somiglianza con l’altro coronavirus, Sars-Cov, responsabile dell’epidemia di Sars del 2002. Era il 22 gennaio quando nei laboratori di Takis si accennò, per la prima volta, alla possibilità di realizzare il vaccino: 5 giorni dopo l’azienda sarebbe scesa ufficialmente in campo.

Dall’immunoterapia al vaccino Covid-19

Facciamo un passo indietro. Takis è una piccola società biotech vicino Roma, fondata nel 2009 da un gruppo ristretto di scienziati fuoriusciti dalla Merck & Co. L’azienda in dieci anni è cresciuta rapidamente e oggi ha 25 dipendenti, quasi tutti biologi con dottorato di ricerca e un’età media di 33 anni. Il suo campo di ricerca è quello dell’immunoterapia e dei vaccini contro il cancro e le malattie rare. Non il tipo di azienda, forse, che uno si aspetterebbe di trovare in prima linea contro una pandemia causata da un virus sconosciuto. Ma l’esperienza maturata negli anni di ricerca sui vaccini antitumorali ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione di scendere in campo contro Covid-19

Un vaccino genetico a base di DNA

Il vaccino di Takis è a base di DNA. “Abbiamo disegnato il vaccino in pochi giorni – spiega Luigi Aurisicchio, CEO di Takis – Avevamo bisogno non del virus isolato, ma soltanto della sua sequenza genetica, che è stata pubblicata a inizio gennaio”. Nel genoma di Sars-Cov-2, i ricercatori hanno identificato la sequenza che codifica per la proteina Spike, quella che i coronavirus usano per entrare nelle cellule umane. È anche il bersaglio della maggior parte dei vaccini contro Covid-19, oppure, ad esempio, di quelli contro la Sars. Le proteine Spike di Sars-Cov e Sars-Cov-2 hanno in comune circa l’80% della loro sequenza genetica e interagiscono con il medesimo recettore, ACE-2, espresso sulla superficie di polmoni, reni, cuore e intestino. “Lo scopo è quello di istruire il sistema immunitario a produrre anticorpi che blocchino il legame con ACE-2 e dunque l’ingresso del virus nelle cellule umane”, spiega Aurisicchio.

La costruzione di un vaccino genetico è più facile e rapida rispetto agli altri tipi di vaccino, che contengono il virus intero inattivato o le sue proteine. Nelle ultime settimane, i ricercatori di Takis hanno “clonato” il gene della proteina Spike all’interno di un “vettore”. In altre parole, hanno inserito il frammento genetico del virus in una molecola di DNA circolare, chiamata plasmide. Una sorta di veicolo molecolare che fa sì che il gene di interesse venga espresso e la proteina sintetizzata nel tessuto bersaglio, in questo caso il muscolo. Con questa strategia, hanno realizzato 5 candidati vaccini, che corrispondono ad altrettante regioni della proteina Spike.

L’inizio degli studi preclinici

Gli studi sui topi sono iniziati la scorsa settimana. Gli animali sono stati vaccinati con una tecnica chiamata “electro-gene transfer”. All’iniezione nel muscolo, in pratica, segue l’elettroporazione: una serie di impulsi elettrici trasferiti da speciali elettrodi crea temporaneamente dei pori sulla membrana cellulare e le consente di incorporare più DNA e di reclutare le cellule del sistema immunitario. La stessa tecnica era stata proposta, ad esempio, per un vaccino contro la Mers (Middle East Respiratory Syndrome), che appartiene alla stessa famiglia del coronavirus Sars-cov2.

È questa la fase preclinica della sperimentazione: solo in caso di successo, e in assenza di tossicità sui modelli animali, l’azienda passerà ai test sull’essere umano. Lo scopo di questi esperimenti preliminari è verificare che i topi vaccinati producano anticorpi contro la proteina Spike. Ma anche che gli anticorpi siano capaci di “neutralizzare” il virus, ossia di impedire l’infezione di linee cellulari in vitro. Risultati che potrebbero arrivare già a fine aprile.

Occorrono fondi

Se i dati preliminari saranno soddisfacenti, seguirà la produzione su larga scala del vaccino secondo le norme GMP (Good Manufacturer Practices), che assicurano elevati standard di qualità. In autunno potrebbero iniziare i trial clinici sugli esseri umani. Per Takis, questa sarà la parte più complicata. Mancano infatti le risorse per portare il vaccino all’uso umano. Un iter lungo e costoso, che richiede almeno 2 milioni di euro. Ossia, quanto l’azienda fattura in un anno.

La corsa al vaccino, allora, è anche e soprattutto corsa ai finanziamenti e alle collaborazioni. Takis ha già partecipato ad alcuni bandi che mettono a disposizione fondi per la ricerca su Covid-19 e ha preso contatti con aziende, anche all’estero, per la parte della produzione su larga scala. Ha anche lanciato una campagna di crowdfunding sul sito gofund.me e sui propri canali social, che ha già raccolto più di 30.000 euro e l’adesione di alcuni testimonial di eccezione, come Simone Cristicchi, Maria Grazia Cucinotta e il batterista Steve DiStanislao.

La strada, insomma, è ancora in salita. Anche il periodo non è dei migliori: per l’intero paese, e per le piccole e medie imprese, costrette a ridimensionare le proprie attività. Così, la quotidianità dei ricercatori di Takis è cambiata. I primi giorni cameraman e giornalisti hanno preso in assedio i laboratori; poi l’emergenza sanitaria e il lock-down. L’azienda rimane aperta, ma i dipendenti sono organizzati in due squadre che non si incrociano mai e si danno il cambio ogni settimana, in modo che gli esperimenti per il vaccino proseguano senza rallentamenti o interruzioni. Le altre attività sono quasi del tutto sospese.

Vaccino, unica strategia

Per una piccola azienda, la messa a punto di un vaccino contro Covid-19 è quasi un miraggio. Soprattutto se la piccola azienda in questione si trova in Italia, che non è certo nota per i suoi investimenti nella ricerca scientifica. Eppure, Takis sta dimostrando di crederci ed è stata la prima in Europa a testare il suo prodotto sugli animali da laboratorio. “Questa è un’emergenza mondiale alla quale i ricercatori di Takis possono e devono contribuire”, afferma Aurisicchio.

Il vaccino potrebbe essere ad oggi l’unica strategia veramente efficace contro Covid-19. L’unica che ci permetterebbe di tornare alla normalità. Sebbene il trend dei contagi sembrerebbe in calo in Italia, nel resto d’Europa e negli Stati Uniti la pandemia sta accelerando e secondo gli esperti durerà almeno fino all’estate. Fino a che non esisterà un vaccino, rischiamo casi di rientro e la comparsa di focolai ciclici, che potrebbero richiedere misure di contenimento straordinarie anche quando il peggio sarà passato.

Credits immagine di copertina: Louis Reed on Unsplash

Erika Salvatori, l’autrice dell’articolo, è una ricercatrice di Takis coinvolta nel progetto del vaccino contro Sars-Cov-2.