Elezioni, chi votare per difendere clima e ambiente? I programmi a confronto

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Domenica 26 maggio, le elezioni europee: gli italiani sceglieranno da chi farsi rappresentare nel Parlamento europeo, e dunque cosa dovrà esserci nell’agenda europea dei prossimi cinque anni, quali debbano essere le priorità e le soluzioni da adottare per affrontare i temi e le sfide che oggi abbiamo di fronte. Primo fra tutti i cambiamenti climatici, per i quali oggi, ancora una volta di venerdì, migliaia di giovani dei FridaysForFuture in tutta Europa sono scesi in piazza chiedendo azioni concrete e immediate. A loro, è chiaro che la crisi climatica è un problema cruciale per il futuro. Un problema che chiama in causa il sistema economico, quello energetico e produttivo, impattando sulla salute degli europei, oltre che sull’ambiente che abitano. Un problema che è la priorità di otto italiani su dieci, secondo un sondaggio, ma quasi assente in questa campagna elettorale.

Per rendersene conto, basta guardare le wordcloud con le 100 parole ricorrenti nei vari programmi politici che pubblichiamo in questa pagina. A colpo d’occhio, emergono alcune significative differenze tra i partiti riguardo al peso delle diverse tematiche. Nel programma dei Cinque stelle emerge il tema dell’innovazione digitale e della lotta alla corruzione, in quello del Partito Democratico sono invece più citati i diritti, la cooperazione e la sostenibilità. Nel programma de La Sinistra prevale l’attenzione al lavoro, ma si parla anche di femminismo e ambiente. Nella wordcloud di PiùEuropa si insiste sulla crescita economica e la ricerca mentre nel documento programmatico di Forza Italia campeggiano le imprese e lo sviluppo. In pratica, se si esclude la formazione EuropaVerde, la più attenta all’ambiente, a colpo d’occhio le parole più “green” non sembrano avere gran peso. Per verificare questa impressione abbiamo quindi chiesto a diversi candidati come pensano di poter affrontare nel Parlamento europeo la crisi ambientale globale. Tra i temi ricorrenti, la gestione degli investimenti pubblici, la tassazione sulle emissioni e il mercato dei crediti di carbonio (Ets), la mobilità.

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EuropaVerde, Civati: “Salvare l’Europa per salvare il pianeta”

Cento parole ricorrenti nel programma di EuropaVerde

Ad aver costruito un programma sui temi ambientali è EuropaVerde, lista nata dai Verdi italiani. E infatti si vede dalle parole della wordcloud. Lo sottolinea Pippo Civati di Possibile, candidato (autosospeso) con la lista: “Abbiamo un compito storico: dobbiamo salvare l’Europa perché salvi il pianeta”. Per il politico lombardo serve quello che chiama un piano Langer, dal nome politico e ambientalista fondatore dei Verdi: “Un piano dove le leggi di bilancio siano sostituite da leggi sul clima, che ristrutturino tutto quanto a partire dall’emergenza climatica“. Al centro del programma, secondo Civati, ci sono il disinvestimento dalle fonti fossili, la carbon tax e gli investimenti nella ricerca.

“Solo così possiamo intervenire sul sistema produttivo, ma generando lavoro. Per esempio, un primo intervento banale e sistematico è quello di migliorare l’efficienza energetica di tutti gli edifici degli enti pubblici e dei privati sopra un certo capitale. Ma non possiamo limitarci a incentivi dal fiato corto sulle rinnovabili o a sollecitare le coscienze individuali”. Civati dice che l’Italia è in Europa il paese più esposto ai cambiamenti climatici e che dunque servono azioni immediate: “Se la portata delle scelte politica sarà piccola, non ci salveremo più. L’ambizione dell’Europa deve essere grandiosa”.

Il Movimento 5 Stelle, stop ai fondi europei per il fossile

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Cento parole ricorrenti nel programma del Movimento Cinque Stelle

Anche il Movimento 5 Stelle si mostra attento alla questione climatica. Per quanto rigurda la scorsa legislatura, Climate Action Network lo considera il partito italiano più attivo per le politiche verdi in Parlamento europeo. Nei 24 punti del programma le elezioni europee si parla di sostegno alle imprese che non inquinano, di economia circolare, di stop a fonti fossili, trivelle e inceneritori e di mobilità sostenibile, in particolare di trasporto merci su ferro. “Il settore del trasporto merci è centrale perché negli ultimi anni ha contribuito ad aumentare le emissioni”, racconta Eleonora Evi, eurodeputata che si ricandida per il Movimento in Nord-ovest. Ma per la candidata il nodo centrale è l’abbandono delle fonti fossili: “All’europarlamento abbiamo presentato un emendamento – che deve essere ancora approvato definitivamente – che mette fine ai finanziamenti alle fonti fossili fatti coi fondi strutturali europei. E poi dobbiamo superare il sistema dei crediti del carbone“, aggiunge Evi. Secondo i Cinque stelle, infatti, il sistema si è rivelato solo parzialmente utile e in futuro andrà abbandonato in vista di una carbon tax.

“Un altro grande settore di inquinamento è l’agricoltura e l’allevamento intensivo. Dobbiamo premiare con fondi europei agricoltura a basso impatto ambientale. Più in generale, uscire dal dogma della produttività”. L’eurodeputata sottolinea il ruolo centrale dell’Europa nel combattere il cambiamento climatico: “Viviamo in una delle parti del mondo più attente alla crisi climatica ma non basta: le scelte spesso sono annacquate per interessi di varia natura. Penso alla direttiva europea sull’aria che non mette nessun vincolo sul metano, estremamente inquinante”.

La Sinistra: vogliamo un Green New Deal

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Cento parole ricorrenti nel programma di LaSinistra

La lista La Sinistra chiede che la transizione ecologica sia anche una transizione economica. Punta infatti il dito contro il mercato e invoca un Green New Deal, un grande piano europeo di investimenti per la trasformazione ecologica, piano al centro del loro programma per queste elezioni. “Dobbiamo riconvertire la produzione”, spiega Silvia Prodi, consigliere regionale in Emilia Romagna e candidata in Nord-Est. “E la tutela ambientale deve essere oggi l’unico principio ispiratore, il nostro vincolo. Per farlo serve subito un grande piano di investimenti pubblici, finanziato dalla Banca Europea degli Investimenti, Bei. Ma sostenuto anche da una patrimoniale sulle grandi ricchezze e da una tassazione sulle transazioni finanziare, come con la Tobin tax”. LaSinistra si dichiara contro il sistema di compravendita delle emissioni di carbonio: “Non ha senso convincerti a non fumare una sigaretta se io nel frattempo ne fumo due. Dobbiamo valutare i costi ambientali assoluti e non relativi” dice Silvia Prodi. Per questo LaSinistra propone una tassazione ispirata al principio chi inquina paga e chi ha di più, paga di più.

Silvia Prodi, da ingegnere che si è a lungo occupata di sicurezza negli impianti nucleari, propone un altro sistema energetico: “Vogliamo una gestione dell’energia pubblica, pulita e diffusa. Niente grandi multiutility o nucleare, dove il cittadino è in balia delle decisioni di pochi. Da questo punto di vista, in Italia, il Tap ci porta in una direzione energetica sbagliata ed è uno scempio ambientale ”. Anche sulla tutela dell’ambiente e sul consumo di suolo, la posizione della lista non è diversa: “Pensiamo al caso glifosfato della Monsanto. O alla Tav, un insuccesso totale che ha solo generato instabilità sociale. Dobbiamo lottare contro questi disastri ambientali e contrastare quei grandi profitti che hanno tutto l’interesse a opporsi alle politiche pubbliche sul clima e sull’ambiente”.

PiùEuropa: elezioni decisive per contrastare i negazionisti del clima

Cento parole ricorrenti nel programma di PiùEuropa

Anche il programma di PiùEuropa tocca con decisione la crisi climatica e ambientale, insistendo, al contrario di La Sinistra, sul connubio con la crescita economica. “Sfatiamo un mito”, dice Costanza Hermanin, candidata per il partito nella circoscrizione Centro, “che le politiche sul clima si possono fare solo con una specie di decrescita felice. La nostra linea non mette in contrapposizione crescita economica e decarbonizzazione”. Per la candidata le ragioni dello sviluppo e quelle della lotta al cambiamento climatico hanno priorità uguale. “Noi proponiamo che qualsiasi misura legislativa del Parlamento europeo abbia una sorta di marchio di tutela ambientale”. Tra le proposte di PiùEuropa, c’è quella di aumentare gli investimenti, destinati alla transizione ecologica, della Banca Europea degli Investimenti dal 25% al 75%. “Per esempio, vanno usati per gli edifici poco efficienti, da cui derivano il 60% delle emissioni: possono essere un volano per il lavoro come per l’edilizia. Un’economia più circolare può generare ricchezza e lavoro”.

Anche Hermanin è favorevole a superare il sistema di scambio delle quote di emissione: “Dobbiamo passare dalle quote Ets a una vera fiscalità europea sul carbonio, una carbon tax proporzionale alle emissioni e al volume di affari”. Ma per tenere assieme sviluppo e lotta climatica PiùEuropa sottolinea la necessità di investimenti in ricerca che garantiscano il progresso tecnologico. “Ma serve anche”, aggiunge Hermanin, “combattere l’ignoranza e la disinformazione sul tema, cruciale com’è soprattutto per l’Italia, più esposta ai cambiamenti climatici e per la sua pianura padana, tra le aree più inquinate d’Europa. Votare per noi significa tenere lontani i negazionisti scientifici che ci farebbero invertire la rotta”.

Partito Democratico, politiche ambientali attente alla giustizia sociale

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Cento parole ricorrenti nel programma del Partito Democratico

Il Partito Democratico invoca un’Europa più verde già nel titolo del suo programma. Ma cosa vogliono esattamente? Maria Cecilia Guerra, economista e già viceministro del lavoro, è candidata in Nord-est per la lista Pd-Pse-SiamoEuropei dichiara: “Abbiamo bisogno di un modello di sviluppo nuovo e sostenibile. Ma non possiamo mettere salute e ambiente contro lavoro: è una questione di giustizia sociale”. La soluzione dunque, afferma, non può essere quella di una tassazione sulle auto come fatto da Macron in Francia: “Non funziona perché grava sui soggetti che hanno maggiori difficoltà. Giustizia sociale e ambiente si coniugano solo con incentivi proporzionati alle condizioni economiche e per farlo servono grandi investimenti pubblici”. Politiche di intervento pubblico che devono finanziare anche ricerca e sviluppo, che le singole imprese non possono sviluppare da sole. “L’Europa ha già fatto passi significativi, ma non si può derogare agli obiettivi di Parigi, come spinge per esempio la Germania, che ha riattivato l’uso del carbone”, spiega Guerra. “L’Europa può anche esportare i suoi standard ambientali oltre confine, mettendo delle condizioni di tutela dell’ambiente negli scambi commerciali con altri paesi”.

Crescita, competitività e ambiente per Forza Italia

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Cento parole ricorrenti nel programma di Forza Italia

A proposito di clima, anche Silvio Berlusconi si è espresso in modo molto netto, comparendo a qualche giorno dal voto in un video in cui ha detto: “Dobbiamo consegnare a chi verrà dopo di noi un pianeta vivibile. Come europei dobbiamo contribuire a combattere il degrado ambientale, i mutamenti del clima”. Al punto 12 del programma di Forza Italia si dice infatti che i cambiamenti climatici devono stare al centro dell’agenda europea ma senza inutili estremismi. Ce lo spiega l’on. Sandra Savino, candidata alle elezioni europee: “Sviluppo economico e politiche del clima devono andare assieme. Lo possiamo fare costruendo un mercato europeo armonico dove ci sia equità tra stati membri, verso l’interno e verso i mercati mondiali: solo così gli standard ambientali diventano vantaggiosi per tutti”. Il programma sottolinea inoltre quanto sia importante il bando sulla plastica monouso e auspica la ricerca di materiali alternativi alla plastica tout-court: convenienti oltre che rispettosi degli oceani.

Fratelli d’Italia: “patrioti per l’ambiente”

Più a destra, invece, il partito di Giorgia Meloni scrive sul proprio programma: “Non si può essere patrioti senza essere dei difensori dell’ambiente”. Sfortunatamente, per impegni elettorali il candidato che avevamo interpellato non è riuscito a rispondere alle nostre domande e per un problema tecnico di formato non siamo riusciti ad analizzare il testo del programma di Fratelli d’Italia e a farne una wordcloud. Ad ogni modo, Fdi si impegna sul tema dei cambiamenti climatici e chiede che l’Europa diventi avanguardia nella tutela dell’ambiente e del paesaggio, attraverso una serie di punti programmatici: sostegno alla riconversione ecologica delle imprese, sostegno alle fonti rinnovabili, contrasto all’allevamento intensivo e sostegno all’agricoltura rurale, tutela dei mari e messa al bando dei prodotti non biodegradabili, infine dazi contro gli stati che non rispettano standard ambientali.

La Lega, senza programma, si affida alle parole di Salvini

L’ambiente non è mai stato un cavallo di battaglia della Lega. Nei confronti della crisi climatica la sua posizione non è chiara e in queste elezioni non ha presentato un programma scritto da poter consultare: perciò non c’è una worldcloud da mostrarvi. Per capire cosa hanno in mente i leghisti riguardo a questi temi, fallito il tentativo di contattare i candidati, unica fonte sono le parole del leader leghista Matteo Salvini. L’altro giorno a Modena Salvini ha ironizzato sul riscaldamento globale che sarebbe smentito dal meteo invernale di questo maggio (ma la scienza ci spiega che un maggio così freddo non smentisce il riscaldamento globale). Battute a parte, parlano i fatti: nel 2016 Salvini da eurodeputato ha votato contro l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, che prevede di contenere le emissioni e ridurre l’uso degli idrocarburi.

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1 commento

  1. Esistono altri partiti che candidano persone al parlamento europeo. Uno di essi addirittura ha lo stesso programma in ben nove Stati europeo… non pensavo che anche galileonet si prestasse a tale violazione di legge: censurare alcuni cittadini elettori passivi (facendo in danno a noi elettori attivi: il deficit di conoscenza è come una futura strage di diritti).

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