Fase 2, tutti in mascherina? Gli esperti approvano quelle di stoffa: ecco le istruzioni fai da te

Mascherine

Fase 2, ci siamo. Magari non è l’allentamento che ci aspettavamo, ma dal 4 maggio è consentito qualche spostamento in più. Un rischio calcolato, dicono gli esperti, che conta molto sul senso di responsabilità di ciascuno di noi. Non verranno meno infatti le regole del distanziamento fisico (minimo 1 metro), che con più gente in circolazione sarà più impegnativo rispettare. E poi l’apertura di più esercizi commerciali e altri luoghi di possibile affollamento aumenterà l’uso delle mascherine. Obbligatorie o meno, tutti la dovremmo indossare nei luoghi affollati, per proteggere gli altri, in primis. Ma così dovremo averne a disposizione in numero ben maggiore di quanto, a fatica, si è riusciti ad avere ora. E poi riuscire a sopportarla anche sotto il solleone. Come faremo? Avremo mascherine per tutti? E ci sono alternative valide alle mascherine chirurgiche?

Il problema è mondiale e negli Usa i Center for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi invitano chiaramente la popolazione generale a non sprecare le mascherine chirurgiche e altri dispositivi utili in corsia e a utilizzare invece sciarpe, foulard o mascherine in tessuto di fattura casalinga nelle circostanze in cui è più difficile mantenere le distanze, per esempio nei supermercati.


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L’uso alternativo di mascherine di stoffa di fattura casalinga è stato recentemente avallato anche dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), per il quale, come riporta il nostro Ministero della salute, “si può prendere in considerazione l’uso di mascherine facciali non mediche realizzate con vari tessuti, specialmente se – a causa di problemi di fornitura – le mascherine mediche devono essere utilizzate prioritariamente come dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori sanitari” poiché “a supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate”.

Anche se non standardizzati, foulard e mascherine fai da te sono dunque una alternativa accettabile, comunque efficace (insieme ovviamente a distanziamento e igiene) nelle strategie di contenimento delle famigerate goccioline cariche di virus all’interno delle comunità. Ma quali caratteristiche devono avere? Come devono essere fatte e quali sono i materiali e i modelli migliori?


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Tela, stoffa e flanella: quale scegliere

I parametri da considerare, spiegano gli esperti intervistati in un video della American Chemical Society, sono due: il tipo di stoffa utilizzata, in particolare spessore e densità della sua trama, la “gabbia” che impedisce alle goccioline di passare all’esterno, e la comodità d’uso, in termini di leggerezza, aderenza alla pelle e possibilità di lavaggio a mano o in lavatrice.

Per quanto riguarda la capacità di filtrazione della stoffa, uno studio del 2013 aveva testato 9 diversi tipi di mascherine “fatte in casa”, ricavate rispettivamente da una una t-shirt di cotone al 100%, da una sciarpa, da un canovaccio da cucina, dalla federa di un cuscino (antimicrobica e non), da un sacchetto da aspirapolvere, da un tessuto misto cotone, da una stoffa di lino e da una di seta.

Il canovaccio da cucina si è rivelato il materiale più filtrante, in grado di trattenere l’83% circa dell’aerosol emesso dal naso e dalla bocca tossendo o anche semplicemente parlando (per confronto, dallo stesso studio risulta che le mascherine chirurgiche ne trattengono il 96% circa). Tuttavia, si tratta di una tela troppo pesante e impossibile da indossare per diverse ore: il materiale consigliato dagli esperti è quindi la T-shirt di cotone, capace di filtrare circa il 69% dell’aereosol, e ancor più se utilizzata a doppio strato. In questo modo le “maglie” della mascherina saranno ancora più strette e costituiranno una barriera più efficace. Ma, come suggerisce uno studio recente, si possono abbinare anche materiali diversi: una tela per l’esterno e una flanella, più soffice e assorbente, per l’interno, tenendo però presente che la mascherina deve poter essere lavata e asciugata di frequente e senza subire deformazioni, restringersi o allentarsi.

Come si fa una mascherina di stoffa fai da te: due modelli facili

La mascherina ideale, spiegano i Cdc, dovrebbe aderire bene ai lati del viso, senza stringere troppo, e consentire di respirare e parlare agevolmente. Deve essere dotata di stringhe per legarla dietro alla testa o di elastici da far passare dietro le orecchie (senza “segarle”). Sul sito dei Cdc ci sono diversi modelli, più o meno elaborati. Se non si hanno competenze sartoriali, ci si può divertire con un paio di modelli facili da realizzare con un uso minimale di ago e filo o senza. Come già detto, si possono riutilizzare foulard o bandana: servono un paio di forbici, due elastici e un po’ di manualità per cucire a mano pochi centimetri di stoffa:

Come realizzare una mascherina da una bandana (traduzioni di Galileo).

In alternativa, anche vecchie magliette posso essere utilizzate per realizzare, utilizzando solo le forbici, un modello con stringhe:

Come realizzare una mascherina da una t-shirt (traduzioni di Galileo).

Mascherine fai da te, si può fare

Le mascherine di stoffa fatte in casa, dunque, se realizzate con criterio possono essere una soluzione alternativa alle mascherine chirurgiche per chi non è esposto a un rischio professionale e/o non dispone di meglio dovendo, per esempio, accudire una persona malata. “Tuttavia, dovrebbero essere considerate solo come ultima opzione per prevenire la trasmissione di goccioline di saliva da individui infetti”, precisano gli esperti americani. Infatti, “riducono significativamente il numero di microrganismi espulsi dai volontari, ma la maschera chirurgica è 3 volte più efficace nel bloccare la trasmissione rispetto a quella fatta in casa”.

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