Salvare la Terra, la più grande sfida della storia dell’umanità

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La scomparsa della vita sulla Terra è una catastrofe attuale, sostiene l’astrofisico Aurélien Barrau, e questo devastante processo tende ad accelerare in modo estremamente rapido. Inquinamento atmosferico, riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacci, siccità, deforestazione sono eventi correlati tra loro che mettono in pericolo l’esistenza in vita di moltissime specie animali e vegetali. Gli umani, che rappresentano lo 0,01% delle creature viventi, hanno provocato l’83% delle perdite animali dall’inizio della civiltà. La distruzione della biodiversità è un “crimine di massa”, uno “sterminio orchestrato ”, un genocidio, sostiene Barrau, che deve cessare anche perché l’estinzione di piante e animali comincia a essere profondamente nociva per le popolazioni di oggi e per le generazioni future.

Lo sconvolgimento del clima non è il solo motivo di allarme, ma certamente le sue conseguenze potranno essere gravissime per la nostra specie, dalla distruzione di ambienti che diventeranno inabitabili all’innalzamento di livello degli oceani dovuto anche allo scioglimento delle banchise e delle calotte polari. All’aumento della popolazione umana corrisponde un aumento nella produzione dei rifiuti: il “continente di plastica” nel Pacifico è grande tre volte la Francia e provoca la morte di un milione di uccelli e di 100.000 mammiferi marini.

Primo: consumare meno

I dati sulla condizione attuale del pianeta sono abbastanza spaventosi, ma i rimedi – facili a descrivere – non sono altrettanto facili da attuare. Il primo asse di azione, secondo Barrau, è il più imperativo e il più utile: ridurre i consumi. Certe forme di decrescita del consumo si accompagneranno necessariamente alla decrescita economica e forse anche a minori comodità, ma bisognerebbe imparare a considerare il valore della vita – non solo umana – superiore a quello del denaro, in modo che la decrescita possa essere realizzata sia per iniziativa individuale sia, più efficacemente, per decisioni politiche che modifichino collettivamente i modi di vivere. I cambiamenti di abitudini potrebbero essere sgraditi ma le leggi hanno da sempre il compito di limitare quelle libertà individuali che nuocerebbero al bene comune. Oggi sarebbe dunque necessario ridurre quei consumi che si oppongono alla protezione del nostro pianeta e lo “stato di emergenza ambientale” dovrebbe avere la priorità sulle comodità dei singoli.

libro

Aurélien Barrau

ORA. La più grande sfida della storia dell’umanità

add editore, 2020

pp. 139,€ 12,00

A livello politico, si potrebbe potenziare la transizione verso fonti energetiche non fossili, e cominciare subito perché sono necessari parecchi decenni per rinnovare le strutture di produzione di elettricità, accompagnando nel contempo il necessario riorientamento professionale, conseguente a tali cambiamenti. A livello individuale o di piccoli gruppi sociali si potrebbero ridurre l’uso dell’automobile, il traffico aereo e marittimo, il turismo, il riscaldamento, gli acquisti, gli sprechi, l’uso di pesticidi, l’uso della plastica… Barrau è soprattutto scandalizzato dall’uccisione di tanti viventi, animali e vegetali, grandi, piccoli e microscopici, che avviene direttamente o indirettamente in tutte le zone del pianeta.

Amare la vita in tutte le sue forme

Non è facile intervenire su un problema così vasto, e i singoli possono fare ben poco. La rivoluzione ecologica dovrebbe fondarsi sulla biofilia, cioè sull’amore per la vita in quanto tale, nella sua raffinata complessità, nelle sue dipendenze, nei suoi intrecci, nella sua espansione in spazi con caratteristiche ben definite. L’Amore è una esigenza umana, profondamente rivoluzionaria perché non è rivolto al sé ma agli altri; si ama la Natura per ciò che è, non per ciò che ci dà, e la morte in massa dei viventi è una catastrofe indipendente dal nostro benessere. La “follia materialista mortifera”, aggiunge l’autore, dovrebbe essere sostituita da una logica cooperativa e non competitiva con gli altri viventi, da una etica di complicità e non di concorrenza; e non è troppo tardi per evitare altri danni ed altre distruzioni.

Niente alibi, a cominciare da noi stessi

Tuttavia anche i “piccoli gesti quotidiani” che portano al rispetto della vita nelle sue diverse forme e alla conservazione dei diversi habitat hanno la loro importanza, e gli elenchi che li descrivono rappresentano una parte importante del volume di Barrau. Alcune attenzioni sono ormai diventate abitudini usuali, altre possono costare una certa fatica; purtroppo l’invito ad abbandonare il proprio benessere routinario non è molto popolare e la previsione di catastrofi future non è particolarmente efficace.

Per cambiare le proprie comode abitudini bisogna riuscire a cambiare le proprie concezioni sul mondo, su se stessi e sugli altri, mettendo in discussione i propri privilegi. Ma non è detto che per essere felici sia necessario guidare auto di lusso, invadere e violentare la natura nei luoghi vergini costruendo villaggi turistici e nutrirsi smodatamente di carne animale in spregio di chi soffre. Forse è più interessante accorgersi del mondo estremamente ricco che stiamo distruggendo, e il pianeta da esplorare – a costi estremamente ridotti – non dovrebbe essere Marte ma la Terra, di cui sappiamo poco e niente, e sappiamo certamente pochissimo delle innumerevoli specie viventi con cui la condividiamo.

Salvare la Terra, ora

Affrontare il problema ecologico alla base è impossibile, perché nessuno ha individuato con certezza una causa unica: ci sono responsabilità del capitalismo, della demografia galoppante, dell’economia, della politica, dell’etica, della sociologia, della scienza… intrecciate culturalmente nei nostri modi di vivere. Una prospettiva possibile è di sviluppare pensiero condividendo con altri il senso della vita e operando per il mondo in cui ci piacerebbe immaginare i nostri discendenti, evitando l’alibi che saranno loro a farsi carico dei problemi che noi non siamo stati in grado di affrontare.

Barrau conclude il volume con un epilogo quasi filosofico e indicando alcune linee di attivismo possibile, venticinque voci tra cui compaiono dimensioni artistiche, tecniche, poetiche, assiologiche, tutte necessarie componenti per una efficace rivoluzione ecologica dei modi di pensare il mondo.

In appendice è riportato l’appello francese scritto nel 2018 e firmato da 500 intellettuali in occasione delle dimissioni di Nicolas Hulot, ministro della Transizione ecologica e solidale.

Foto di John Englart/Flickr