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Tutti i vantaggi della diagnosi precoce

E’ stato da poco brevettato “NeuroGraph”, una sorta di “berretto” computerizzato, capace di diagnosticare precocemente il morbo di Alzheimer. Il congegno, tramite una serie...

Analogie fra Alzheimer e sindrome del boxer

Somiglianze a livello molecolare sembrano mettere in relazione la malattia di Alzheimer e la demenza pugilistica, meglio conosciuta come sindrome del boxer. Lo hanno...

Scagionate le cellule della microglia

Si comportano come ‘spazzini cerebrali’ contribuendo a smaltire i depositi tossici che si accumulano nel cervello. Si tratta delle cellule della microglia, fino a...

La proteina anti-placche

Sono i vasi sanguigni a tenere pulito il cervello: sono loro infatti a rimuovere le proteine beta amiloidi che formano le placche responsabili del...

Il cromosoma sospetto

Si nasconde nel corredo genetico la causa scatenante dell’Alzheimer, la demenza senile che solo in Italia conta 500 mila vittime sopra i 65 anni....

Perché si perde l’orientamento

L’incapacità di orientarsi nello spazio dei malati di Alzheimer non sarebbe un problema di perdita di memoria ma di menomazione visiva. Lo suggeriscono Charles...

Ecco la proteina che protegge i tumori

Si chiama Survivin ed è la proteina che impedisce alle cellule tumorali di suicidarsi, rendendole più resistenti ai meccanismi di difesa naturale dei tessuti...

Uno, cento, mille geni

Gli studi sul morbo di Alzheimer stanno facendo grandi progressi. Prova ne sono i risultati che la settimana scorsa sono stati presentati ad Amsterdam da un folto gruppo di esperti provenienti da tutto il mondo. Tra le scoperti più interessanti, l’identificazione di un nuovo fattore di rischio genetico per la malattia di Alzheimer. Ne scrive Kenneth Kosick, professore di neurologia della Harvard Medical School

Dove finisce la A-beta

Un nuovo tassello si aggiunge alla comprensione del meccanismo responsabile della malattia di Alzheimer. I ricercatori della Harvard Medical School hanno infatti evidenziato il ruolo del peptide A-beta, una molecola che si accumulerebbe sulle membrane cellulari ricche di colesterolo e potrebbe inviare alle cellule messaggi di “autodistruzione”. Sulle pagine di Galileo interviene Kennneth Kosik, uno degli autori dello studio appena pubblicato su Nature Medicine

Tau assassino

Un frammento proteico innesca la morte cellulare. Così inizia la malattia

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