Non solo polmoni, mucose e occhi rossi: tutti gli effetti del coronavirus sul corpo

effetti coronavirus
(Foto: Olga Kononenko on Unsplash)

Dai polmoni al cervello, fino ad arrivare agli occhi e alle dita. Sono una moltitudine i danni provocati dalla Covid-19 al nostro organismo. Sebbene, infatti, sappiamo ormai bene che il nuovo coronavirus colpisce prevalentemente i polmoni, gli esperti stanno ora realizzando che il suo potente attacco può estendersi a molti altri organi del nostro corpo, tra cui cuore, vasi sanguigni, reni, intestino e cervello. “Questa malattia può attaccare quasi tutto il corpo con conseguenze devastanti”, ha spiegato Harlan Krumholz, cardiologo dell’Università di Yale, in uno speciale report appena pubblicato sulla rivista Science. “La sua ferocia è davvero incredibile”.

Comprendere la portata degli effetti della malattia può aiutare gli operatori sanitari in prima linea nella lotta al nuovo coronavirus a curare chi si ammala gravemente, e chi si ammala talvolta misteriosamente (ad esempio, solo di recente è stata osservata una correlazione tra il virus e una anomala coagulazione del sangue). Ma nonostante gli innumerevoli articoli scientifici che vengono pubblicati su riviste e server pre-print ogni settimana, un quadro di come il nuovo coronavirus attacca le cellule del corpo rimane ancora poco chiaro. Senza studi controllati e più ampi, la comunità scientifica quindi si basa su informazioni da piccole ricerche e case report, spesso pubblicati velocemente e non ancora sottoposti a revisione. “Dobbiamo mantenere una mente molto aperta mentre questa malattia avanza”, spiega Nancy Reau, del Rush University Medical Center. “Stiamo ancora imparando”.

Sappiamo finora che quando una persona infetta emette goccioline di saliva cariche di virus e qualcun altro ne viene colpito o le inala, il nuovo coronavirus entra nel naso e nella gola e, grazie all’ormai noto recettore Ace2, arrivato nelle cellule comincia a riprodursi. I sintomi di una persona infetta possono essere del tutto assenti, lievi oppure possono essere febbre, tosse secca, mal di gola, perdita dell’olfatto e del gusto e dolori diffusi alla testa e al corpo.

Se il sistema immunitario non riesce a respingere il nuovo coronavirus durante questa fase iniziale, il virus può arrivare ad attaccare i polmoni. E mentre alcuni pazienti guariscono, a volte, senza neanche il supporto di ossigeno, altri peggiorano, spesso abbastanza rapidamente, sviluppando una condizione chiamata sindrome da distress respiratorio acuto (Ards). Alcuni esperti sospettano che la gravità della malattia dipenda da una reazione eccessiva del sistema immunitario nota come “tempesta di citochine”, molecole appunto che guidano la risposta immunitaria. In una tempesta di citochine, tuttavia, i livelli di queste molecole aumentano ben oltre ciò che è necessario, a tal punto che le cellule immunitarie cominciano ad attaccare anche i tessuti e gli organi sani. “La vera morbilità e mortalità di questa malattia è probabilmente guidata da questa risposta infiammatoria sproporzionata al virus”, spiega Jamie Garfield, pneumologo del Temple University Hospital. Ma altri esperti, invece, sono piuttosto scettici. “Non ho mai visto dati convincenti che associno la Covid-19 a questi stati iperinfiammatori”, commenta Joseph Levitt, della Stanford University School of Medicine.

Nel frattempo, altri scienziati si stanno concentrando su un sistema di organi completamente diverso dai polmoni: il cuore e i vasi sanguigni. Ricordiamo, per esempio, il caso di Brescia in cui una donna di 53 anni riportava tutti i sintomi più classici di un attacco cardiaco. E mentre i medici non hanno osservato alcun blocco che potesse averlo provocato, la donna è stata sottoposta a tampone e risultata positiva al nuovo coronavirus. Per ora, il modo in cui il virus attacca il cuore e i vasi sanguigni è ancora un mistero, anche se decine di studi documentano un simile danno: per esempio un articolo su Jama Cardiology ha osservato danni cardiaci e aritmie in quasi il 20% di 416 pazienti ricoverati per Covid-19 in un ospedale di Wuhan.

L’infezione, inoltre, sembrerebbe estendersi anche al sangue stesso: tra 184 pazienti in una terapia intensiva olandese, per esempio, il 38% riportava una coagulazione del sangue anomala e quasi un terzo presentava coaguli (che possono portare a una condizione nota come embolia polmonare). Molti pazienti, aggiunge Behnood Bikdeli della Columbia University Medical Center, mostrano alti livelli di D-dimero, un sottoprodotto dei coaguli di sangue. “Più osserviamo, più è probabile che i coaguli di sangue siano un fattore importante nella gravità e nella mortalità della malattia da Covid-19”, afferma Bikdeli. L’infezione può causare inoltre una costrizione dei vasi sanguigni che si sviluppa in una ischemia delle arterie, una riduzione del flusso sanguigno nelle dita delle mani e dei piedi che può portare a gonfiore, dolore e morte dei tessuti.

Un altro organo che sembra essere particolarmente colpito dal nuovo coronavirus è il rene. La necessità di dialisi per molti pazienti affetti da Covid-19 può essere dovuta al fatto che i reni, ricchi di recettori Ace2, siano un altro bersaglio del coronavirus. Secondo un articolo pre-print, infatti, il 27% di 85 pazienti ricoverati in un ospedale di Wuhan presentava insufficienza renale, mentre un altro studio ha osservato che il 59% di quasi 200 pazienti aveva sangue nelle urine, dato che suggerisce un danno renale. “Il polmone è la principale zona di attacco. Ma una frazione del virus può probabilmente colpire anche il rene”, afferma Hongbo Jia, dell’Accademia cinese delle scienze.

Un’altra serie di danni osservata nei pazienti con Covid-19 riguarda il cervello e il sistema nervoso e si manifesta con encefalite, convulsioni e una “tempesta simpatica”, una risposta immunitaria paragonabile alla tempesta di citochine. Alcune persone con Covid-19 perdono brevemente conoscenza, altre hanno convulsioni e molte altre riferiscono di aver perso l’olfatto. “I recettori Ace2 sono presenti nella corteccia neurale e nel tronco encefalico”, afferma Robert Stevens, della Johns Hopkins Medicine. “Ma non è noto in quali circostanze il virus penetri nel cervello e interagisca con questi recettori”. Il 3 aprile, tuttavia, un case study pubblicato sull’International Journal of Infectious Diseases, ha scoperto tracce del nuovo coronavirus nel liquido cerebrospinale di un paziente con meningite ed encefalite, suggerendo quindi la capacità del virus di penetrare nel sistema nervoso centrale. Ma, sottolineano gli esperti, altri fattori potrebbero entrare in gioco, come il fatto che la tempesta di citochine può causare gonfiore al cervello e l’ipercoagulazione del sangue può portare a ictus.

Il coronavirus può raggiungere anche l’intestino. All’inizio di marzo, per esempio, una donna di 71 anni ha presentato sintomi come diarrea, vomito e dolore addominale. Inizialmente i medici ipotizzavano che avesse un comune mal di stomaco, ma dopo la comparsa della tosse, hanno sottoposto la donna a un tampone, risultato positivo. Successivamente, anche un campione di feci è risultato positivo per l’rna virale, suggerendo quindi la possibilità di un’infezione gastrointestinale associata al nuovo coronavirus. Un primo caso, pubblicato su The American Journal of Gastroenterology, che si aggiunge a un crescente numero di prove che suggeriscono come il nuovo coronavirus, come il cugino responsabile della Sars, possa infettare anche il tratto digerente, dove i recettori Ace2 sono abbondanti. “Probabilmente il virus si replica nel tratto gastrointestinale”, racconta Mary Estes, virologa al Baylor College of Medicine. La presenza di virus nel tratto gastrointestinale, quindi, aumenta la possibilità che possa essere trasmesso anche attraverso le feci (anche se non è ancora chiaro se contengano virus vivi e infettivi).

Ma la lista degli organi e tessuti colpiti dal nuovo coronavirus non è ancora finita. Per esempio, fino a un terzo dei pazienti ricoverati sviluppa congiuntivite (occhi rossi e lacrimosi) sebbene non sia ancora chiaro in che modo il virus attacchi gli occhi. Altri studi riportano invece danni al fegato: oltre la metà dei pazienti ricoverati in due ospedali cinesi presentava livelli elevati di enzimi che indicano lesioni al fegato o ai dotti biliari. Anche se la comunità scientifica ipotizza che questi danni epatici non siano direttamente causati dal nuovo coronavirus, ma più probabilmente da farmaci o da una risposta eccessiva del sistema immunitario.

Via: Wired.it

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Credits immagine di copertina: Olga Kononenko on Unsplash